Ottobre 1615. Un galeone accosta al porto di Civitavecchia e dalla passerella scende un uomo che l’Europa non ha mai visto: Hasekura Tsunenaga, samurai al servizio del potente daimyō di Sendai, Date Masamune. Veste abiti che nessuno sa nominare, parla una lingua che nessuno comprende, eppure porta con sé una lettera scritta in latino, decorata d’oro, destinata al pontefice della cristianità. È il primo ufficiale giapponese a mettere piede in Italia. Quattrocento anni dopo, i suoi passi sono diventati un cammino.
La missione impossibile che cambiò la storia diplomatica tra Oriente e Occidente
Per capire il valore del percorso che oggi porta il suo nome, bisogna tornare all’origine di tutto: a un’impresa che aveva dell’incredibile già nel momento in cui fu concepita. Il 28 ottobre 1613, dalla baia di Tsukinoura nel nord del Giappone, salpò il San Juan Bautista, un galeone da 500 tonnellate costruito in appena 45 giorni con l’impiego di tremila carpentieri e ottocento operai navali. A bordo, circa 180 persone tra samurai, mercanti, marinai e diplomatici spagnoli. Destinazione: il Nuovo Mondo, poi l’Europa.
La missione aveva una doppia anima: stabilire un’alleanza commerciale e diplomatica tra il feudatario Date Masamune e il re di Spagna, e ottenere dal papa l’invio di missionari francescani nel feudo di Sendai. Hasekura era stato scelto per guidarla non per caso: veterano delle campagne di Corea, nobile di sangue, era anche un uomo che aveva bisogno di riscattarsi — suo padre era stato condannato a morte per corruzione, e la missione era la sua possibilità di salvare l’onore del casato.
Il viaggio fu epico nel senso letterale del termine. Dopo la traversata dell’Atlantico e il soggiorno in Messico, la delegazione si spostò a Madrid, dove il 30 gennaio 1615 Hasekura fu ricevuto da re Filippo III. Il 17 febbraio, nella Cappella Reale, ricevette il battesimo con il nome cristiano di Felipe Francisco Hasekura. Poi, a causa di una tempesta nel Mediterraneo, le navi restarono alla fonda nella baia francese di Saint-Tropez, dove la loro presenza suscitò grande stupore tra la nobiltà locale: fu il primo contatto documentato tra Francia e Giappone.
Finalmente, nell’ottobre 1615, l’approdo a Civitavecchia. Accompagnato dal padre francescano spagnolo Sotelo e da altri quindici delegati, Tsunenaga venne accolto calorosamente dalle autorità e dai cittadini, prima di ripartire dopo due settimane di soggiorno alla volta di Roma.
L’udienza con Papa Paolo V e il sogno infranto di un dialogo tra mondi
Roma, 3 novembre 1615. La delegazione nipponica fu ricevuta dal papa in Vaticano per portare il messaggio di Date Masamune, il quale chiedeva a Paolo V, in una preziosa lettera decorata d’oro consegnata da Hasekura in persona, di aprire un trattato commerciale tra Giappone e Messico e l’invio di missionari cristiani nel suo regno. Il Senato di Roma conferì a Hasekura il titolo onorifico di Cittadino Romano, in un documento che egli successivamente portò in Giappone e che oggi è ancora visibile e conservato a Sendai.
Ma il destino della missione era già segnato. Mentre Hasekura attraversava oceani e continenti, il clima politico in Giappone si stava capovolgendo: lo shogun Tokugawa Hidetada, temendo che il cristianesimo minasse la lealtà del popolo verso il governo, aveva avviato una dura persecuzione dei cristiani. Quando nel 1620 la Missione Keichō fece definitivamente ritorno a Sendai, la situazione era profondamente mutata. Hasekura Tsunenaga morì nel 1622, probabilmente di malattia, caduto in disgrazia. Qualche anno dopo, suo figlio Tsuneyori fu giustiziato per aver ospitato clandestinamente cristiani nella propria casa.
Un epilogo tragico per un uomo che aveva tentato di costruire un ponte tra due civiltà: troppo avanti per il suo tempo, intrappolato tra le ambizioni del suo signore e la paranoia di uno shogunato chiuso nel proprio isolazionismo.
Il Cammino di Hasekura: un itinerario tra storia etrusca, natura e spiritualità
Da questa storia straordinaria nasce un progetto contemporaneo di rara profondità. Il Cammino di Hasekura e dei Martiri Giapponesi è inserito nel Catalogo dei Cammini Religiosi Italiani del Ministero del Turismo e attraversa con i suoi 120 chilometri i comuni di Civitavecchia, Santa Marinella, Cerveteri, Ladispoli, Fiumicino e Roma. Ideato dall’Associazione culturale Variante Cimina della Via Francigena, è articolato in sette tappe percorribili in sei giorni, lungo sentieri che affiancano il lungomare tirrenico, le campagne romane e le rive del Tevere.
Si parte dalla statua di Hasekura Tsunenaga a Civitavecchia, accanto alla Chiesa dei Martiri Giapponesi, simbolo del legame antico tra le due sponde del mondo. La prima tappa, di 20 chilometri, conduce al Castello di Santa Severa, dove il samurai sostò per una notte: un maniero che affaccia sul mare e che tra il XVI e il XVII secolo era luogo di soggiorno prediletto dei papi, oggi sede del Museo del Mare e della Navigazione Antica.
La seconda tappa porta a Cerveteri, 14 chilometri immersi in paesaggi che cambiano continuamente registro: la macchia mediterranea, i profili delle torri costiere, i campi aperti della campagna laziale. Cerveteri custodisce la Necropoli della Banditaccia, Patrimonio UNESCO, 20 ettari di tombe etrusche che raccontano una civiltà scomparsa con una potenza visiva che nessun museo al mondo può replicare. Camminare da Santa Severa verso questo sito significa attraversare strati di storia sovrapposti: etruschi, romani, papi, samurai.
Da Ladispoli al Quirinale: un percorso che cambia paesaggio a ogni tappa
Il cammino prosegue verso Ladispoli (terza tappa, 16 chilometri), rinomata per il mare ma anche per l’oasi faunistica di Palo, la palude di Torre Flavia e le necropoli etrusche di Vaccina e Monteroni, testimonianze di una costa che da sempre è stata confine e incontro tra culture diverse.
La quarta tappa raggiunge Fregene, nel cuore della Riserva Naturale del Litorale Romano, mentre la quinta — la più lunga con i suoi 22 chilometri — conduce fino a Parco Leonardo, nel comune di Fiumicino. È qui che la dimensione naturale del cammino inizia a cedere il passo alla città, in un progressivo avvicinamento alla Capitale che ha qualcosa di liturgico, quasi un rito di ingresso.
La sesta tappa attraversa l’EUR, il quartiere razionalista voluto da Mussolini negli anni Trenta, architettura che dialoga con eternità in modo assai diverso da un castello medievale o da una necropoli etrusca — eppure ugualmente capace di evocare il tempo che passa. L’ultima, infine, conduce al Quirinale, il palazzo del potere che oggi ospita il Presidente della Repubblica Italiana, ma che nel 1615 era uno dei luoghi simbolo della Roma pontificia che Hasekura stesso attraversò.
Un cammino per il Giubileo e oltre: il dialogo tra Italia e Giappone si fa a piedi
Il Cammino di Hasekura si candida ad essere uno dei principali accessi a piedi alla Capitale in occasione del Giubileo della Chiesa Cattolica del 2025, e ha già ricevuto il sostegno della Regione Lazio, di numerosi Comuni e persino della rappresentanza dell’Ambasciata Giapponese presso la Santa Sede. Non è solo un itinerario turistico: è una dichiarazione di intenzione diplomatica, un modo per dire che il dialogo tra Oriente e Occidente iniziato quattro secoli fa da un samurai con una lettera d’oro è ancora aperto, ancora necessario, ancora urgente.
Documenti dell’Archivio Segreto Vaticano hanno riscoperto un pezzo importante di storia che lega il Giappone e l’Italia in un evento diplomatico unico nel suo genere, riaffermando la rilevanza di questa vicenda per la comprensione degli scambi culturali tra Oriente e Occidente. La storia di Hasekura Tsunenaga — dimenticata per secoli, poi lentamente riemersa dagli archivi — è oggi una delle più straordinarie metafore dell’incontro possibile tra civiltà lontane.
Percorrere il Cammino di Hasekura significa dunque molto più che fare trekking lungo la costa laziale. Significa portare nel proprio corpo la memoria di un uomo che ha attraversato tre oceani, incontrato tre sovrani, cambiato il proprio nome e perso tutto, pur di costruire un dialogo che il mondo non era ancora pronto ad accogliere. Un passo dopo l’altro, da Civitavecchia al Quirinale, la storia torna a essere viva.

Curioso per natura, vivo la vita come se non ci fosse un domani.
Appassionato di enogastronomia e viaggi, racconto storie di sapori, tradizioni e culture attraverso itinerari culinari e destinazioni autentiche. Esploro territori, scopro vini, piatti e prodotti locali, condividendo esperienze sensoriali e consigli pratici per viaggiatori enogastronomici. Amo immergermi nelle tradizioni di ogni luogo, catturando l’essenza di culture diverse e facendo emergere il legame tra territorio e gastronomia. Con uno stile vivace e coinvolgente, trasformo ogni racconto in un’esperienza da gustare e vivere, ispirando chi desidera scoprire il mondo attraverso i suoi sapori autentici. Per me, viaggio e cucina sono strumenti di conoscenza e confronto, capaci di unire le persone e arricchire l’anima.




























