Lunedì 15 giugno è una di quelle giornate che i tifosi di mezzo mondo aspettavano da mesi. Quattro partite, tre stadi diversi, due gruppi in scena: il Gruppo H con Spagna-Capo Verde e Arabia Saudita-Uruguay, il Gruppo G con Belgio-Egitto e Iran-Nuova Zelanda. Si parte nel pomeriggio italiano con la squadra più attesa del torneo, la Spagna di Lamine Yamal, e si chiude all’alba con i persiani di Mehdi Taremi che inseguono il sogno dei sedicesimi. Una giornata intera, da vivere con la stessa intensità dall’aperitivo alla notte fonda.
Spagna-Capo Verde: la Furia Roja debutta ad Atlanta contro la Cenerentola africana
C’è qualcosa di commovente nel vedere Capo Verde scendere in campo al Mercedes-Benz Stadium di Atlanta, lo stesso impianto dove poche settimane fa si è decisa la finale della Champions League. La struttura, inaugurata nel 2017 per sostituire la vecchia Georgia Dome, è uno dei luoghi più moderni dell’intero torneo, con le sue tribune ripide che creano un’atmosfera da brivido, capace di amplificare ogni coro fino a farlo rimbalzare sul tetto chiuso. È qui che la squadra delle isole atlantiche, con una popolazione di poco superiore al mezzo milione di abitanti, scrive la prima pagina della propria storia mondiale.
Con la vittoria per 3-0 sull’Eswatini nell’ottobre 2025, Capo Verde è diventata la seconda nazione più piccola per popolazione a qualificarsi a un Mondiale, dopo l’Islanda nel 2018. Un traguardo che il calcio isolano inseguiva da decenni, coronato con lacrime e bandiere nell’unico stadio nazionale, davanti a 15mila persone che non dimenticheranno quella notte. Per arrivarci, gli Squali Azzurri del tecnico Bubista hanno vinto sette delle dieci gare del girone africano, subendo una sola sconfitta e superando avversari del calibro del Camerun. Non una passeggiata, dunque: una qualificazione costruita sul lavoro e su una solidità difensiva da squadra consumata.
Contro di loro c’è la Spagna, e vale la pena fermarsi un istante sul peso di questo incrocio. La Furia Roja arriva al torneo da campione d’Europa in carica, dopo Euro 2024, e con un bilancio di cinque vittorie e un pareggio nelle sei gare di qualificazione, con 21 gol segnati e appena due subiti. La rosa di Luis de la Fuente è prima nel ranking FIFA e include nomi come Lamine Yamal, Rodri, Pedri, Gavi, Nico Williams, Dani Olmo e Unai Simón: una generazione capace di controllare il gioco come pochi collettivi al mondo. Il Mondiale del 2010 resta l’unico titolo iridato, ma questo gruppo ha tutta l’aria di voler riscrivere la storia.
Le quote danno la Spagna favorita al 79% per vincere il Gruppo H, con -376 come prezzo sulla vittoria del girone: il valore più basso tra tutti i possibili vincitori di gruppo dell’intero torneo. Per Capo Verde, la sfida è tenere botta, abbassare il baricentro e affidarsi alle ripartenze veloci. Il capitano Ryan Mendes, con 22 gol e 94 presenze in nazionale, è l’uomo simbolo di una nazione che oggi sogna ad occhi aperti.
Fischio d’inizio: lunedì 15 giugno, ore 18:00 italiane (12:00 locali, ET).
Dove vederla: DAZN (streaming).
Belgio-Egitto: De Bruyne e Salah, l’ultima danza dei giganti a Seattle
Il Lumen Field di Seattle — la casa dei Seahawks della NFL, con la sua tribuna soprannominata “il rumore dei tifosi più assordante d’America” — è il palcoscenico ideale per questa sfida tra due generazioni in cerca di riscatto. Belgio ed Egitto aprono il Gruppo G in un incontro che vede i Diavoli Rossi come favoriti a -150, con l’Egitto a +400 e il pareggio a +280.
Il Belgio porta con sé il peso splendido di una “generazione dorata” che non ha mai vinto nulla di definitivo. Il miglior risultato in un Mondiale resta il terzo posto in Russia nel 2018. Ora, con Kevin De Bruyne — quasi certamente alla sua ultima Coppa del Mondo da protagonista — e il giovane dinamismo di Jérémy Doku sulle fasce, l’obiettivo è andare oltre. Nelle qualificazioni europee i belgi hanno segnato 29 gol in 8 partite, con una continuità offensiva che li rende la squadra più completa del girone.
L’Egitto porta una storia calcistica lunghissima e un solo nome che basta a riempire uno stadio: Mohamed Salah. Il fuoriclasse ex Liverpool, ancora tra i migliori al mondo a 33 anni, guida una squadra che in tutta la fase di qualificazione africana non ha mai subito gol, un record difensivo straordinario che racconta di un’organizzazione tattica solida e difficile da scardinare. Per i Faraoni, approdare agli ottavi sarebbe già un risultato storico: nelle tre precedenti partecipazioni, nel 1934, nel 1990 e nel 2018, l’Egitto non è mai riuscito a superare la fase a gironi.
La partita tra questi due si annuncia come lo scontro diretto che potrebbe decidere il secondo posto del girone, con il Belgio atteso al comando. Le stime probabilistiche danno il Belgio vincente nel 59% dei casi, il pareggio al 24% e l’Egitto al 17%. Ma in una prima gara di Mondiale, le sorprese sono sempre in agguato, e Salah è il tipo di giocatore capace di cambiare il corso di una partita con una singola giocata.
Fischio d’inizio: lunedì 15 giugno, ore 21:00 italiane (15:00 locali, ET).
Dove vederla: Rai 1 (in chiaro) e DAZN (streaming).
Arabia Saudita-Uruguay: i due titoli mondiali della Celeste contro i Green Falcons di Miami
Al Hard Rock Stadium di Miami — il tempio del Super Bowl e dell’atmosfera latina per eccellenza, con le sue 65mila voci che nelle serate importanti risuonano fin sulla baia di Biscayne — si affronta uno dei duelli più affascinanti per contrasto del Gruppo H. Da una parte l’Uruguay, bicampione del mondo nel 1930 e nel 1950, che porta cucite sulla maglia celeste quattro stelle (comprese quelle olimpiche), e la filosofia austera e brillante di Marcelo Bielsa. Dall’altra l’Arabia Saudita, che nel 2022 in Qatar scosse il mondo intero battendo l’Argentina di Messi nel giorno dell’apertura.
Proprio quell’impresa è il faro che illumina le speranze saudite: il veterano Salem Al-Dawsari, all’epoca decisivo, rimane il fulcro tecnico della squadra, affiancato dal giovane centrocampista Musab Al-Juwayr e dal terzino destro Saud Abdulhamid del Lens, unico elemento della rosa che gioca fuori dall’Arabia. Una squadra quasi interamente costruita sulla Saudi Pro League: compatta, disciplinata, capace di sorprendere.
L’Uruguay di Bielsa è un altro pianeta sul piano della qualità individuale. La squadra non può più contare su Luis Suárez e Edinson Cavani, i giganti che hanno dominato l’attacco celeste per oltre un decennio, ma dispone di Federico Valverde del Real Madrid, Manuel Ugarte del Manchester United e Rodrigo Bentancur del Tottenham a guidare il centrocampo. In difesa, il muro è formato da Ronald Araújo e José María Giménez. Nel ciclo di qualificazione, il pressing di Bielsa ha prodotto un dato eloquente: 147 recuperi palla nella metà campo avversaria, 26 in più di qualsiasi altra squadra del Sudamerica.
Nei precedenti tra le due squadre, l’Uruguay ha vinto l’unico confronto mondiale — il 1-0 a Russia 2018 — ma la storia recente è più equilibrata di quanto si pensi. I bookmaker quotano l’Uruguay a -200, il pareggio a +333 e l’Arabia Saudita a +525, ma chi ha vissuto Qatar 2022 sa che i sauditi possono fare male quando meno te lo aspetti.
Fischio d’inizio: lunedì 15 giugno, ore 00:00 della notte tra lunedì e martedì (ora italiana) (18:00 locali, ET).
Dove vederla: DAZN (streaming).
Iran-Nuova Zelanda: il sogno del passaggio del turno per la prima volta nella storia
Quando a Inglewood, California, si accendono i riflettori del SoFi Stadium — l’impianto da 70mila posti che si affaccia sul profilo luminoso di Los Angeles con il suo iconico tetto trasparente — tocca all’Iran e alla Nuova Zelanda aprire una storia che potrebbe cambiare la geografia calcistica dell’Asia e dell’Oceania.
L’Iran ha partecipato a sette edizioni del Mondiale (1978, 1998, 2006, 2014, 2018, 2022 e 2026), questa è la quarta consecutiva, ma Team Melli non ha mai superato la fase a gironi. L’ossessione di un intero popolo, l’obiettivo che ogni commissario tecnico si è posto e nessuno ha ancora raggiunto. In Russia 2018 ci sono andati vicino: battuto il Marocco 1-0 in apertura, poi la sconfitta di misura con la Spagna e il pareggio 1-1 con il Portogallo, terzi nel girone con tre punti.
Il capitano e trascinatore è Mehdi Taremi dell’Olympiacos: 33 anni, terzo miglior marcatore della storia iraniana con 56 gol in nazionale. È stato proprio Taremi a firmare una doppietta decisiva nel marzo 2025 nel 2-2 contro l’Uzbekistan che ha regalato alla nazionale persiana il pass per gli USA. Il suo repertorio tecnico — il colpo di testa, il tiro di potenza, il gioco spalle alla porta — lo rende una minaccia concreta per qualsiasi difesa del torneo.
Dall’altra parte la Nuova Zelanda degli All Whites, al terzo Mondiale della propria storia dopo quelli del 1982 e del 2010, quando raccolse tre pareggi in tre partite restando imbattuta senza però qualificarsi. Il ct Darren Bazeley ha costruito una squadra dall’approccio moderno, con un gioco di possesso fluido e una buona capacità di allargare il campo sugli esterni. Ma il bilancio recente è preoccupante: quattro sconfitte nelle ultime cinque uscite, tra cui un pesante 4-0 contro Haiti e una sconfitta contro l’Inghilterra.
Le probabilità di vittoria per l’Iran si attestano intorno al 61%, con il pareggio al 28% e la Nuova Zelanda al 23%. Per gli iraniani, vincere qui significherebbe fare un passo enorme verso la storia. Per i neozelandesi, sarebbe il colpo più grande della loro storia calcistica.
Fischio d’inizio: martedì 16 giugno, ore 03:00 di notte (ora italiana) (21:00 del 15 giugno locali, ET).
Dove vederla: DAZN (streaming).


























