Sessantadue gradini scavati nella roccia calcarea separano il cielo della Locride dal ventre di una montagna. In fondo a quella discesa, dentro una cavità naturale che si apre nel fianco del Monte Stella, sopra Pazzano, c’è un santuario che per secoli è stato più simile a una promessa sussurrata dagli eremiti bizantini che a un edificio di culto vero e proprio. Oggi, ogni Ferragosto, quella promessa si trasforma in un pellegrinaggio che risale dal Mar Ionio fino a 682 metri di altitudine, tra boschi di castagni e un panorama che si spalanca sulla Costa dei Gelsomini.
Un eremo bizantino nascosto tra le rocce del Reggino
Il Santuario di Monte Stella, noto anche come Eremo di Santa Maria della Stella, sorge nel comune di Pazzano, in provincia di Reggio Calabria, completamente incavato nella montagna. Non si tratta di una semplice cappella rupestre: la grotta che lo ospita è tra le più grandi dell’intera Vallata dello Stilaro, e per quasi due secoli ha accolto monaci basiliani venuti dall’Oriente greco-ortodosso, in fuga o in cerca di ascesi in un angolo remoto della Calabria bizantina.
La prima traccia scritta di questo luogo risale al Codice Greco 598 conservato a Parigi, un manoscritto contenente le opere di Sant’Efrem diacono, copiato secondo gli studiosi nel 1049. Le incursioni saracene misero a dura prova la comunità monastica: l’egumeno Cristodulo, guida spirituale dell’eremo, fu costretto a fuggire fino a Patmos per mettere in salvo i codici più preziosi, che il suo successore Paolo riportò poi a Stilo, ricostituendo il nucleo di quella che divenne la biblioteca del santuario.
Dalla chiesa bizantina al culto mariano che attraversa i secoli
Con l’arrivo dei Normanni, nel 1096, l’eremo si trasforma in monastero minore. Ma è nel Cinquecento che avviene la svolta decisiva: il luogo di culto passa definitivamente al rito latino e, per la prima volta, viene collocata al centro della grotta la statua della Madonna della Stella, scolpita secondo la tradizione dallo scultore siciliano Rinaldo Bonanno. Da eremo bizantino a santuario cattolico: un passaggio che racconta, meglio di molti libri di storia, come la Calabria sia stata per secoli terra di cerniera tra Oriente e Occidente.
All’interno della cavità, insieme alla statua, si conservano dipinti dedicati all’Immacolata Concezione, alla Santissima Trinità e all’Adorazione dei pastori. Ma il pezzo più prezioso resta un frammento di affresco bizantino datato tra il X e l’XI secolo, che raffigura Santa Maria Egiziaca nell’atto di ricevere l’eucarestia dal monaco Zosimo: un’iconografia rarissima nell’Italia meridionale, che secondo gli studi sullo stile pittorico rimanda a modelli cappadoci.
Non manca la leggenda popolare, tramandata di generazione in generazione tra i vicoli di Pazzano: si narra che la montagna fosse anticamente un vulcano abitato dal demonio, in seguito scacciato dalla Madonna. Da qui il nome della piccola cavità annessa alla grotta principale, conosciuta ancora oggi come Grotta del Diavolo.
Il cammino dei monaci e l’ostello in cima al monte
Chi vuole raggiungere il santuario a piedi può percorrere il sentiero U Schicciu, che parte dalla Fontana Vecchia nel centro storico di Pazzano e in circa mezz’ora di cammino ripido conduce fino alla grotta, ricalcando in parte l’antico percorso battuto dai monaci basiliani. Chi preferisce fermarsi più a lungo può pernottare all’ostello La Vetta, ricavato in cima al monte accanto a un’area pic-nic immersa nella macchia mediterranea.
Stilo, il borgo di Tommaso Campanella tra Duomo e Castello Normanno
Il viaggio nella Vallata dello Stilaro non può fermarsi al santuario. Pochi chilometri più a valle si trova Stilo, uno dei Borghi più Belli d’Italia, che diede i natali al filosofo e frate domenicano Tommaso Campanella, autore de La città del sole, l’opera utopica che si ispirò proprio ai paesaggi e alle atmosfere di questi luoghi. Un monumento in bronzo dedicato al filosofo sorge in Piazza Carnovale, accanto alla Chiesa di San Francesco, non lontano dalla casa natale e dalla cella conventuale dove Campanella trascorse i primi anni di formazione.
Il simbolo indiscusso di Stilo è però la Cattolica, piccola chiesa bizantina che risale tra il IX e il X secolo, costruita secondo la pianta a croce greca inscritta in un quadrato, sormontata da cinque cupole cilindriche rivestite in laterizio. All’interno, quattro colonne di reimpiego, provenienti secondo gli studiosi da resti architettonici della vicina Kaulon, dividono lo spazio in nove ambienti quasi identici. Dal 2006 la Cattolica è nella lista dei siti calabresi candidati a patrimonio UNESCO.
Sulle alture del Monte Consolino, che domina l’abitato, si ergono i resti del Castello Normanno, fatto erigere secondo la tradizione da Ruggero II nell’XI secolo. Distrutto nel Cinquecento durante gli scontri tra le truppe francesi e quelle di Carlo V, oggi ne restano visibili solo le mura perimetrali, alcune torri e i varchi d’accesso, testimonianza silenziosa di un potere che per secoli ha vegliato sulla vallata.
Quando andare e cosa non perdere in agosto
Il periodo migliore per esplorare questi luoghi resta il mese di agosto, quando il pellegrinaggio alla Madonna di Monte Stella richiama fedeli da tutta la Calabria e, secondo alcune fonti storiche, anche dalla Sicilia. Nella prima domenica del mese, Stilo si anima con il Palio di Ribusa, rievocazione medievale che riporta in vita l’antica fiera del bestiame diffusa in tutta la vallata nel Seicento.
Tra grotte scavate dal tempo, colonne di spoglio incise con iscrizioni greche e arabe, e un filosofo che sognò una città ideale guardando proprio queste montagne, la Valle dello Stilaro racconta una Calabria che pochi conoscono: quella in cui Oriente e Occidente, fede greca e fede latina, si sono intrecciati per un millennio senza mai davvero separarsi.
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