Nel cuore del Portogallo centrale, dove i tronchi secolari si intrecciano in un silenzio quasi sacro, è successo qualcosa che pochi avrebbero immaginato fino a pochi anni fa: un bosco è diventato, ufficialmente, una cura. La Foresta Nazionale di Bussaco, incastonata nel comune di Mealhada, ha ricevuto il 17 luglio la certificazione di Foresta Terapeutica dall’Healing Forest International Certification Office, entrando a far parte di un club ristrettissimo che conta appena quattro membri al mondo, insieme a un sito in Austria e a due in Germania. È la prima volta che un riconoscimento simile approda sulla Penisola Iberica, e il fatto da solo basterebbe a raccontare quanto la medicina stia imparando a guardare oltre gli ospedali, fino alle radici degli alberi.

Centoventicinque ettari da respirare, non solo da attraversare

Chi cammina tra i sentieri di Bussaco non trova un semplice parco. Il presidente della Fondazione Mata do Bussaco, Gonçalo Breda Marques, ha parlato di uno status che porta con sé “una grande responsabilità”, citato dall’agenzia lusitana Lusa. E la responsabilità nasce da numeri che raccontano un ecosistema quasi unico: 105 ettari custoditi da una cinta muraria lunga cinque chilometri, oltre 250 specie arboree e arbustive, una delle collezioni dendrologiche più ricche d’Europa. Il territorio si apre in quattro paesaggi distinti, dall’Arboreto alla Valle delle Felci, dalla Foresta Relitta al Pinhal do Marquês, ciascuno con una propria voce, un proprio odore, una propria luce filtrata dalle chiome.

Non basta un bel bosco: i criteri dietro il certificato

Diventare foresta terapeutica non è una questione di suggestione paesaggistica. L’ente certificatore richiede strutture naturali capaci di attenuare il rumore, protezione dal vento, percorsi calibrati su diversi livelli di difficoltà e aree specificamente dedicate a esercizi di rilassamento e trattamenti guidati. Solo dopo un’ispezione tecnica sul campo e una valutazione approfondita il certificato viene rilasciato, e comunque con una scadenza: per Bussaco resterà valido fino al 2031. Un dettaglio che trasforma il riconoscimento in un impegno continuo, non in un trofeo da esibire.

Dalla scienza asiatica alle corsie degli ospedali europei

La ricerca scientifica che sostiene questi luoghi arriva soprattutto da Paesi asiatici, dove il legame tra natura e salute è studiato da decenni. I benefici documentati parlano di miglioramento delle capacità cognitive, riduzione di stress, ansia e sintomi depressivi, calo della pressione arteriosa, rafforzamento del sistema immunitario e sonno più profondo. Non si tratta di promesse vaghe: dietro ogni indicazione ci sono protocolli clinici seguiti da terapeuti forestali accreditati, spesso applicati a pazienti con patologie cardiovascolari, respiratorie, ortopediche o neurologiche.

La differenza sottile tra bagno di foresta e terapia di foresta

È facile confondere questa pratica con lo shinrin-yoku, il celebre “bagno di foresta” nato in Giappone nel 1982 come parte di una campagna nazionale di salute pubblica. Ma la sovrapposizione è solo apparente. Il bagno di foresta è un’esperienza di benessere condotta da facilitatori, paragonabile a una passeggiata consapevole o a una dieta equilibrata: fa bene, ma non cura una diagnosi specifica. La terapia di foresta, invece, è un intervento clinico strutturato, guidato da professionisti accreditati da enti come il Forest Therapy Hub, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la salute mentale, fisica e sociale della persona, ricostruendo anche il legame con la natura e con gli altri.

Un modello che guarda al turismo sanitario del futuro

La certificazione non riguarda solo i pazienti e i terapeuti che già frequentano Bussaco: apre anche una prospettiva economica concreta. Il Portogallo punta a rafforzare il proprio posizionamento nel turismo sanitario, un settore in crescita in tutta Europa, dove viaggiatori e pazienti scelgono le destinazioni non solo per il piacere, ma per il beneficio misurabile che un ambiente naturale certificato può offrire alla loro salute. Bussaco, con la sua storia secolare legata a un antico monastero carmelitano e ai giardini voluti nei secoli da monaci e sovrani, diventa così un laboratorio a cielo aperto dove passato, natura e medicina si intrecciano in un equilibrio ancora raro.