Oggi, venerdì 21 agosto, allo stadio Erasmo Iacovone di Taranto, si accendono le luci sulla ventesima edizione dei Giochi del Mediterraneo: quasi quattromila atleti provenienti da 26 nazioni, riuniti per due settimane di sport, cerimonie e storie da raccontare. Alla cerimonia d’apertura, presieduta dal capo dello Stato Sergio Mattarella, prenderanno parte anche sei capi di Stato stranieri, tra cui i rappresentanti di Albania, Libano e Algeria, a conferma del peso diplomatico oltre che sportivo dell’evento.
Dall’idea di un dirigente egiziano al debutto di Alessandria nel 1951
Tutto nasce da un’intuizione del dopoguerra. Nel 1948, durante la 42ª sessione del Comitato Olimpico Internazionale a St. Moritz, il vicepresidente del CIO, l’egiziano Mohammed Taher Pacha, propone di raggruppare in un’unica manifestazione multisportiva le nazioni affacciate sul Mediterraneo, prendendo spunto da competizioni già esistenti come la Coppa mediterranea di calcio e i campionati mediterranei di atletica leggera. L’idea convince il CIO, che la accoglie come una sorta di prova generale in tono minore rispetto ai Giochi Olimpici, e viene ufficialmente riconosciuta nel 1952, durante la sessione di Helsinki. La prima edizione si svolge però già l’anno prima, dal 5 al 22 ottobre 1951, ad Alessandria d’Egitto, sotto il patronato di re Faruk: vi partecipano 734 atleti, tutti uomini, in rappresentanza di dieci Paesi tra cui Italia, Francia, Grecia, Spagna e Turchia. Le donne dovranno attendere il 1967, edizione di Tunisi, per calcare per la prima volta la scena dei Giochi.
Il Comitato di Atene e settant’anni di evoluzione
Per i primi tre appuntamenti, disputati in Egitto, Spagna e Libano, l’organizzazione resta affidata di volta in volta al comitato del Paese ospitante. Solo nel 1961, ad Atene, nasce un organismo permanente, il Comitato Internazionale dei Giochi del Mediterraneo (Comité International des Jeux Méditerranéens, oggi noto anche come ICMG), con il contributo, tra gli altri, del dirigente olimpico italiano Giulio Onesti. È questo comitato, tuttora con sede nella capitale greca, a garantire da allora la continuità della manifestazione e a vigilare sulla promozione dei suoi valori sportivi. Nel corso dei decenni la cadenza quadriennale è stata mantenuta quasi senza eccezioni: l’unica variazione risale al 1993, quando i Giochi vennero spostati di un anno per non sovrapporsi più alla vigilia delle Olimpiadi, ma all’anno immediatamente successivo. Taranto è la quarta città italiana a ospitarli, dopo Napoli 1963, Bari 1997 e Pescara 2009, e la seconda in Puglia dopo ventinove anni di attesa.
Come le Olimpiadi, ma su scala mediterranea: cosa cambia davvero
Il parallelo con i Giochi Olimpici non è casuale, ed è la stessa manifestazione a rivendicarlo fin dal nome informale di “piccole Olimpiadi”: stessa cadenza quadriennale, stessa cerimonia d’apertura con sfilata delle nazioni, stesso spirito di competizione multidisciplinare. Anche la bandiera lo testimonia, con tre cerchi al posto dei cinque olimpici, a rappresentare i tre continenti, Europa, Africa e Asia, che il Mediterraneo unisce e allo stesso tempo separa. La differenza sostanziale sta però nel perimetro geografico e nel peso istituzionale: mentre i Giochi Olimpici sono aperti a tutti i Comitati olimpici nazionali del mondo e restano l’evento sportivo più seguito del pianeta, i Giochi del Mediterraneo restano riservati alle nazioni del bacino, con qualche eccezione concessa a Paesi privi di sbocco diretto sul mare, e si muovono nell’orbita del CIO senza però farne parte come disciplina ufficiale. Sono, di fatto, un evento satellite del movimento olimpico, riconosciuto e patrocinato ma organizzato in autonomia dal Comitato di Atene, con un richiamo mediatico e una competitività tecnica che negli ultimi anni si sono progressivamente ridimensionati rispetto al grande appuntamento a cinque cerchi.
Trentatré discipline e due debutti storici
Il programma di Taranto 2026 comprende 33 sport, dal nuoto all’atletica leggera, dal calcio alla scherma, fino a discipline meno note al grande pubblico come il nuoto pinnato. Fanno il loro esordio assoluto nei Giochi il pattinaggio a rotelle e il padel, segno di una manifestazione che prova a rinnovarsi per restare al passo con le tendenze sportive più recenti. L’Italia guiderà il medagliere per numero di partecipanti, schierando la delegazione più numerosa con 497 atleti, seguita da Turchia, Francia, Grecia, Algeria e Spagna.
Un investimento da 300 milioni per un’eredità che deve durare
Dietro lo spettacolo si nasconde un piano infrastrutturale imponente: circa 300 milioni di euro investiti su 45 impianti sportivi distribuiti in 21 comuni pugliesi. Tra le opere principali spicca il restyling dello stesso stadio Iacovone, oltre al nuovo Parco dei Giochi dedicato a skateboard e padel e al PalaRicciardi per la scherma. La vera scommessa, però, comincerà dopo la chiusura dei Giochi: trasformare queste strutture in un’eredità concreta, capace di generare valore sportivo ed economico per il territorio anche negli anni a venire, evitando lo scenario, già visto altrove, di impianti costruiti per un evento e poi abbandonati.
Il mito della Magna Grecia sul palco della cerimonia
La regia della serata inaugurale porta la firma di G2 Eventi, che ha ideato uno spettacolo intitolato “Il mito diventa futuro”, pensato per intrecciare il patrimonio storico della Magna Grecia con la proiezione della città verso l’avvenire. Al centro della narrazione, la figura simbolica dell’Atleta di Taranto, richiamata come emblema di pace e cooperazione tra i Paesi in gara. Non è un caso che il motto scelto per l’edizione sia “Embrace the Future – Abbracciamo il futuro”, mentre la mascotte ufficiale, il delfino Ionios, nato da un progetto realizzato con gli studenti di un istituto comprensivo locale, richiama sia le linee del Monumento al Marinaio sia le origini elleniche della città jonica.
Una vetrina che la Puglia non può permettersi di ignorare
Se sul piano internazionale i Giochi del Mediterraneo faticano ormai a competere con eventi più mediatici, per Taranto rappresentano comunque l’occasione sportiva più rilevante degli ultimi trent’anni. Le gare proseguiranno fino al 3 settembre, quando la cerimonia di chiusura, animata dai Rockin’1000 e dall’Orchestra della Magna Grecia, trasformerà lo stadio Iacovone in una festa collettiva. Ma è nei mesi e negli anni successivi che si capirà davvero se questa edizione avrà lasciato un segno duraturo, o se resterà soltanto il ricordo di due settimane di luci accese su una città che, per una volta, è stata al centro del Mediterraneo.
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