C’è un planisfero appeso alle pareti di molte case nel mondo che non mostra alcuna frontiera, nessuna capitale, nessuna autostrada. Al loro posto, un leone africano svetta sopra il Kilimangiaro, un orso grizzly pesca un salmone nelle acque gelide dell’Alaska, e creature abissali quasi mitologiche abitano le profondità degli oceani. Si chiama “Wild World” ed è l’opera monumentale dell’artista e cartografo neozelandese Anton Thomas: una mappa del mondo illustrata interamente a mano, con 1.642 specie animali selvatiche, realizzata con matite colorate e penna nel corso di tre anni di lavoro certosino. Acclamata dal New York Times, è considerata uno dei progetti cartografici più ambiziosi della nostra epoca.

mappa illustrata animali selvatici Wild World Anton Thomas, Wild World, la mappa a mano con 1.642 animali che ridisegna il pianeta senza confini

Tre anni, una matita e un sogno che risale all’infanzia

Thomas ha confessato di aver immaginato “Wild World” fin da bambino, cresciuto in Nuova Zelanda circondato da paesaggi di straordinaria bellezza, guardando documentari naturalistici con quella meraviglia che solo l’infanzia sa conservare intatta. Ma l’idea rimase a lungo nel cassetto. Fu la pandemia a sbloccare tutto: chiuso nel suo studio di Melbourne durante il lockdown del 2020, Thomas decise che era arrivato il momento. “Pensai: questa è la mia occasione. Realizzerò quella mappa del mondo che ho sempre sognato”, raccontò in seguito.

Il primo animale a prendere forma sul foglio fu un orso grizzly, tracciato a matita colorata. Da quel momento iniziò un viaggio artistico e scientifico che lo avrebbe tenuto impegnato per tre anni — il triplo del tempo che aveva inizialmente preventivato. Quasi un terzo di quel tempo non fu speso a disegnare, ma a ricercare: verificare habitat, distribuzioni geografiche, correnti oceaniche, rilievi montuosi. Ogni dettaglio doveva essere corretto. Ogni animale doveva essere esattamente dove la natura lo aveva collocato.

Le tre regole che hanno ridisegnato il mondo

Thomas si impose tre criteri precisi, che divennero la vera filosofia dell’opera: tutti gli animali raffigurati in “Wild World” dovevano essere selvatici, autoctoni e viventi. Nessun animale domestico, nessuna specie introdotta dall’uomo, nessuna creatura estinta. Una scelta che potrebbe sembrare restrittiva, ma che in realtà rivela tutta la profondità del progetto: Thomas non voleva costruire un’utopia o evocare un Paradiso perduto. Voleva mostrare il pianeta così come esiste oggi, con tutta la sua straordinaria vitalità.

Al New York Times, Thomas spiegò il concetto di “geografia emotiva”: su questa mappa, le proporzioni non seguono la scala convenzionale, ma il peso emotivo delle creature. “Ci sono animali grandi come catene montuose nella mia mappa”, disse. “Ma sapete cosa? Il leone africano dovrebbe svettare sul Kilimangiaro, se stiamo disegnando una mappa emotiva.” È un’affermazione che cambia radicalmente il modo di leggere una carta geografica: non più strumento neutro di misurazione, ma linguaggio visivo del meraviglioso.

mappa illustrata animali selvatici Wild World Anton Thomas, Wild World, la mappa a mano con 1.642 animali che ridisegna il pianeta senza confini

Un’opera nata da un frigorifero riciclato a Montreal

La storia di come Thomas sia diventato cartografo a tempo pieno è essa stessa degna di un racconto. Nel 2012, durante un viaggio in Nord America con un visto vacanza-lavoro, Thomas e i suoi coinquilini a Montreal recuperarono un vecchio frigorifero arrugginito dal ciglio della strada, lo verniciarono di bianco e lui lo trasformò in una tela improvvisata. Da quella superficie insolita nacque la sua prima grande mappa, che gli aprì le porte a una carriera inaspettata. Trascorse i cinque anni successivi a disegnare “North America: Portrait of a Continent”, una mappa che copre dall’Artico all’America Centrale con oltre 600 skyline urbani — un lavoro altrettanto monumentale, realizzato in parallelo al suo impiego ordinario. Solo dopo quel rodaggio lungo anni si sentì pronto per l’impresa globale.

Biodiversità e speranza: il messaggio nascosto tra le specie

“Wild World” arriva in un momento storico segnato da allarmi sempre più urgenti sulla perdita di biodiversità. Secondo le stime dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), oltre 44.000 specie sono attualmente classificate come minacciate di estinzione — quasi il 28% di quelle valutate. In questo contesto, la scelta di Thomas di raffigurare solo specie ancora vive e presenti acquista un significato che va oltre l’estetica.

“Potrebbe sembrare una visione idealistica della Terra, ma non mostra nulla che non esista davvero. Voglio che questa mappa ispiri speranza e curiosità, per mostrare quanto il nostro mondo sia ancora selvaggio e quanto ci sia ancora da proteggere”, ha dichiarato l’artista. Non è retorica: è una presa di posizione precisa. Di fronte alla narrazione dominante del declino ecologico — necessaria ma spesso paralizzante — Thomas sceglie il controcanto della meraviglia. Mostrare ciò che c’è, non solo ciò che si sta perdendo.

Dalla parete di casa a strumento educativo globale

La mappa non si limita a essere un capolavoro visivo: funziona anche come strumento educativo. Le caratteristiche fisiche sono etichettate con precisione — catene montuose, fiumi, correnti oceaniche — trasformando l’opera in una lezione di geografia e biologia celata all’interno di un progetto artistico. Insegnanti, divulgatori e musei hanno già riconosciuto questo doppio valore: “Wild World” può essere appesa in un salotto come opera d’arte e usata in un’aula come sussidio didattico.

Il New York Times l’ha definita “un’ossessiva opera d’amore senza paragoni” — una descrizione che coglie sia la fatica che la dedizione straordinaria di chi ha scelto di trascorrere tre anni della propria vita a restituire, una matita alla volta, la Terra alla natura.