Quando il sole inizia la sua discesa verso l’orizzonte e le piazze italiane si tingono di quella luce dorata che precede la sera, prende vita uno dei rituali più caratteristici della nostra cultura: l’aperitivo. Ma dietro questo momento di socialità e piacere si nasconde una realtà che merita attenzione: il contenuto alcolico delle nostre bevande preferite e il loro impatto sulla salute.
L’arte dell’aperitivo italiano affonda le radici nella tradizione, eppure oggi più che mai è necessario navigare con consapevolezza tra i bicchieri colorati che popolano i nostri banconi. Nei documenti di consenso e nelle Linee Guida per una sana alimentazione, non si usano più termini come “consumo moderato” o “consumo consapevole”, perché la scienza ci ha insegnato che non è possibile identificare livelli di consumo di alcol che non comportino alcun rischio per la salute.
L’universo delle unità alcoliche tra tradizione e modernità
Nel mondo degli aperitivi, ogni drink racconta una storia fatta di ingredienti, tradizioni e gradazioni alcoliche che variano considerevolmente. Una unità alcolica corrisponde a 12 grammi di alcol puro ed equivale a un bicchiere di vino (125 ml a 12°), una lattina di birra (330 ml a 4,5°), un aperitivo (80 ml a 38°), un bicchierino di superalcolico (40 ml a 40°).
Ma cosa significa questo quando ci troviamo davanti a un Negroni o a un Spritz? Il celebre Negroni, nato dalle mani del conte Camillo Negroni a Firenze tra il 1919 e il 1920, nasconda dentro il suo colore rosso rubino una gradazione che può raggiungere i 28% vol, arrivando fino a 27 gradi non diluito. Un bicchiere standard di Negroni, quindi, può facilmente superare le due unità alcoliche, rappresentando già il limite giornaliero consigliato per un uomo.
Lo Spritz e la leggerezza apparente dei cocktail moderni
Dall’altra parte dello spettro troviamo lo Spritz, quel cocktail che ha conquistato non solo il Veneto ma l’intero stivale e oltre. Lo Spritz presenta un grado alcolico di 11,6°, rendendolo apparentemente più leggero rispetto ad altri aperitivi. Tuttavia, le dimensioni generose del bicchiere e la facilità con cui si beve possono trarre in inganno.
Il cocktail mantiene come comune denominatore Prosecco e acqua gassata o seltz, con una quantità che si attesta almeno al 40% e al 30%, mentre il restante 30% viene completato da altre bevande alcoliche come l’Aperol e il Campari. Questa composizione, apparentemente innocua, può accumularsi rapidamente nel nostro organismo, specialmente durante quelle serate estive quando un Spritz tira l’altro.
La danza pericolosa tra piacere e responsabilità
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha tracciato linee guida precise che dovrebbero guidare le nostre scelte. L’OMS non pone limiti particolari perché le prove dimostrano che la situazione ideale per la salute è non consumare affatto alcol. Tuttavia, riconoscendo la realtà culturale e sociale del bere, molti paesi hanno stabilito soglie di “consumo a basso rischio”.
Le raccomandazioni attuali suggeriscono non più di una unità alcolica al giorno per le donne e due per gli uomini, valori che diventano completamente inaccettabili per categorie vulnerabili come minori, anziani e donne in gravidanza. Ma quanto è facile superare questi limiti durante un aperitivo? Un Negroni da solo può rappresentare oltre due unità alcoliche, mentre anche due Spritz possono facilmente oltrepassare la soglia giornaliera consigliata.
Navigare consapevolmente nel mondo degli aperitivi
La consapevolezza non significa rinunciare al piacere, ma trasformarlo in un’esperienza più ricca e responsabile. Conoscere il contenuto alcolico dei nostri drink preferiti ci permette di fare scelte informate, di alternare cocktail alcolici con versioni analcoliche o a basso contenuto alcolico, di idratarci adeguatamente e di non sottovalutare l’effetto cumulativo di bevande apparentemente leggere.
Il mondo della mixology moderna ha risposto a questa crescente consapevolezza sviluppando cocktail low-alcol e no-alcol che mantengono la complessità gustativa degli originali riducendo drasticamente il contenuto alcolico. Un Negroni può diventare Low Alcol aggiungendo diluizione, anche se questo richiede un equilibrio attento per non compromettere il gusto.
L’aperitivo italiano continua a essere un momento di aggregazione sociale irrinunciabile, ma può trasformarsi in un’occasione per praticare il bere consapevole. Scegliere cocktail con gradazioni minori, alternare bevande alcoliche e analcoliche, prestare attenzione alle dimensioni delle porzioni e soprattutto ascoltare il proprio corpo sono strategie che permettono di godere appieno di questo rituale senza compromettere la salute.
In fondo, il vero lusso dell’aperitivo non risiede nella quantità di alcol consumata, ma nella qualità del tempo condiviso, nella bellezza del momento e nella capacità di trasformare ogni sorso in un’esperienza memorabile e responsabile.

Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.

































