Diciotto anni di silenzio. Poi, all’improvviso, undici tracce apparse su una bacheca online come fantasmi che bussano a una porta che qualcuno aveva scelto di tenere chiusa per sempre. Eros, il leggendario album perduto dei Deftones, è trapelato in rete nel 2025, riaprendo una delle storie più dolorose del rock alternativo americano degli anni Duemila. Un disco che non avrebbe mai dovuto esistere pubblicamente, nato dall’entusiasmo creativo di una band all’apice della propria maturità artistica e sepolto dalla tragedia prima ancora di vedere la luce.

La storia di un disco nato sotto una cattiva stella

Era il 2007 quando i Deftones — la band di Sacramento che aveva saputo fondere metal, shoegaze e post-hardcore in un suono inimitabile — si rinchiusero in studio per lavorare a quello che sarebbe dovuto essere il loro sesto album. Il titolo fu annunciato nel gennaio del 2008: Eros, come il dio greco dell’amore e del desiderio. Un nome evocativo, in linea con l’estetica onirica e sensuale che da sempre contraddistingue la produzione del gruppo guidato dal cantante Chino Moreno.

Le sessioni procedevano. La band sembrava in ottima forma creativa, reduce dal successo di Saturday Night Wrist (2006), un album che aveva confermato la loro capacità di reinventarsi senza tradire la propria identità sonora. Ma il destino aveva altri piani.

Nella prima settimana di novembre del 2008, sulla Highway 87 nei pressi di Santa Clara, in California, Chi Cheng — il bassista della band, uno dei suoi pilastri fondativi — fu coinvolto in un gravissimo incidente stradale. Non indossava la cintura di sicurezza. L’impatto lo scaraventò fuori dall’abitacolo. Le sue condizioni furono immediatamente disperate: trauma cranico severo, intervento chirurgico al cervello, poi un coma profondo che si protrasse per mesi.

Chi Cheng: il bassista che ha dato un nome al silenzio

Nato a Sacramento nel 1970, Chi Cheng era molto più di un musicista. Era il figlio di immigrati taiwanese, una persona che aveva trovato nel basso elettrico un linguaggio capace di attraversare culture e generazioni. Con i Deftones aveva partecipato alla registrazione di tutti i loro album di studio, da Adrenaline (1995) fino a Saturday Night Wrist. Il suo stile — potente, melodico, capace di dialogare con le linee vocali di Moreno in modo quasi telepatico — era parte integrante del suono della band.

Dopo l’incidente, Cheng si risvegliò dal coma ma rimase in uno stato di minima coscienza. Mostrava piccoli segni di risposta — muoveva le gambe, seguiva con gli occhi gli oggetti in movimento — ma non recuperò mai la parola né la capacità di suonare. La sua famiglia e i suoi compagni di band restarono al suo fianco per anni, organizzando concerti benefici e campagne di raccolta fondi per sostenere le spese mediche. Chi Cheng morì il 13 aprile del 2013, a soli 42 anni, dopo quasi cinque anni trascorsi in quello stato di sospensione tra la vita e la morte.

La decisione di accantonare Eros: un atto d’amore

Nel luglio del 2009, quando ancora Cheng era vivo ma le speranze di un suo recupero si erano fatte sempre più flebili, i Deftones presero una decisione sofferta: Eros non sarebbe stato pubblicato. Non era solo una questione artistica. Era una questione di rispetto umano, nei confronti di un uomo che aveva contribuito a creare quelle registrazioni e che ora giaceva in un letto d’ospedale, incapace di dire la sua.

La band iniziò a lavorare con Sergio Vega, il nuovo bassista, su un progetto completamente nuovo. Ne nacque Diamond Eyes, pubblicato nel 2010, un album che molti considerano tra i migliori della loro carriera — un disco scritto nell’ombra della tragedia, come se la musica fosse l’unico modo per elaborare un dolore altrimenti indicibile.

Negli anni successivi, Chino Moreno ha parlato raramente di Eros, e quasi sempre con una certa riluttanza. In un’intervista al Guardian aveva confessato che quell’album «probabilmente non avrebbe mai visto la luce», perché completarlo avrebbe significato riaprire ferite che la band aveva scelto di lasciare rimarginare in silenzio. In un’altra occasione, parlando con The Independent, aveva ammesso di non essere del tutto soddisfatto delle registrazioni dal punto di vista qualitativo, descrivendole come complete solo all’80% per la parte musicale e al 50% per i testi.

Il leak del 2025 e il dibattito nella fanbase

L’improvvisa comparsa online di undici tracce — con i titoli provvisori scelti dalla band all’epoca: Destiny, Brenda, Melanie, Smile, Margot, Candy, Sable, Electra, Trempest, Diamond e Briana — ha diviso immediatamente la comunità dei fan. Insieme ai brani di Eros sono apparse anche alcune demo registrate per Ohms, il nono album della band uscito nel 2020.

La cover trapelata mostra una medusa, immagine al tempo stesso bellissima e pericolosa: un animale che affascina e paralizza, che vive in uno stato di grazia sospesa tra la superficie e gli abissi. Una metafora, forse involontaria, della natura stessa di questo album.

Da un lato c’è chi ha ascoltato i brani con la stessa avidità con cui si sfiora qualcosa di proibito, sostenendo che la musica meriti di esistere e di essere condivisa, indipendentemente dalle circostanze. Il parallelo con i Soundgarden — che stanno lavorando al completamento delle ultime demo registrate da Chris Cornell prima della sua morte nel 2017 — è stato tirato in ballo da molti come modello di come si possa onorare un artista scomparso attraverso la sua musica incompiuta.

Dall’altro lato c’è chi ricorda che la scelta dei Deftones non era arbitraria: era un atto di amore verso Chi Cheng e verso la sua memoria, una decisione presa consapevolmente da persone che conoscevano il peso specifico di quelle note, il contesto in cui erano state registrate, le voci che non avrebbero mai più potuto essere ascoltate suonare insieme. Pubblicare senza consenso significa ignorare tutto questo.

Musica, etica e il diritto al silenzio

Il caso di Eros solleva una domanda che va ben oltre i confini del rock alternativo: a chi appartiene la musica incompiuta? All’artista che l’ha creata, anche quando non è più in grado di esprimere la propria volontà? Agli eredi? Alla fanbase che l’ha attesa per anni? O forse a nessuno, destinata a rimanere sospesa in quel limbo tra l’esistenza e il non-essere?

Non esiste una risposta univoca. Ma nel caso specifico dei Deftones, la band aveva già risposto: quella musica apparteneva alla memoria di Chi Cheng, e la scelta di non pubblicarla era parte integrante di quell’omaggio. Il leak ha violato non solo un copyright, ma un patto tacito tra la band e il proprio passato.

Eros esiste. Esiste da diciotto anni in un disco rigido, in una memoria condivisa, nel dolore di chi era in studio quando le sessioni si interruppero bruscamente. Adesso esiste anche online, e niente può cancellarlo. Resta da chiedersi se, alla fine, questo cambi qualcosa per chi era lì. Per chi sa cosa quelle canzoni hanno davvero costato.