Dentro le mura spoglie della chiesa di San Burchardi, a Halberstadt, in Germania, un accordo può durare più a lungo di un’intera esistenza umana. Nessun organista siede alla tastiera. Nessuna mano tocca i tasti. Eppure il suono non si interrompe mai, giorno e notte, da quasi un quarto di secolo, e continuerà a farlo per altri 614 anni.
La partitura più lenta mai scritta
Tutto nasce da un’indicazione musicale apparentemente innocua: As Slow As Possible, “il più lentamente possibile”. È la didascalia che il compositore statunitense John Cage lasciò per ASLSP, brano composto a metà degli anni Ottanta e in seguito adattato per organo con il titolo ORGAN²/ASLSP. Nella sua versione originale per pianoforte, l’esecuzione dura in genere tra i venti e i settanta minuti. Ma quell’indicazione, priva di un limite temporale definito, ha finito per diventare una domanda aperta: quanto è davvero “il più lentamente possibile”?
Halberstadt sceglie 639 anni, non a caso
A rispondere ci ha pensato un gruppo di musicisti, filosofi e costruttori d’organi riunitosi a Halberstadt sul finire degli anni Novanta. La cittadina della Sassonia-Anhalt non è stata scelta per caso: qui, nel 1361, venne costruito quello che è considerato il primo organo moderno a dodici toni della storia della musica occidentale. Da quella data al nuovo millennio passano esattamente 639 anni, e proprio questo numero è stato scelto come durata dell’esecuzione. Il concerto è iniziato il 5 settembre 2001, giorno in cui John Cage, scomparso nel 1992, avrebbe compiuto 89 anni. Terminerà, stando al progetto, nel 2640.
Un organo costruito pezzo dopo pezzo
Lo strumento che risuona nella ex chiesa conventuale non era completo all’inizio del progetto: viene assemblato progressivamente, canna dopo canna, man mano che l’esecuzione procede. I mantici che alimentano l’aria sono azionati elettricamente, con un generatore di riserva pronto a intervenire in caso di blackout, mentre alcuni tasti restano premuti grazie a semplici sacchi di sabbia. Ogni cambio di accordo comporta l’aggiunta o la rimozione fisica di una o più canne metalliche, un’operazione che nel corso degli anni si è trasformata in un piccolo rito collettivo, capace di richiamare pubblico e stampa internazionale da ogni parte del mondo.
I cambi d’accordo che scandiscono i decenni
Dopo un lungo periodo iniziale in cui si udiva soltanto il soffio dei mantici, la prima nota vera e propria suonò nel 2003. Da allora i cambiamenti sono stati rari e attesissimi: nel 2020 un accordo tenuto per 2.527 giorni consecutivi venne finalmente modificato davanti a giornalisti e curiosi, e altri passaggi sono seguiti nel 2022 e nel 2024, quando all’accordo in corso si è aggiunta una nuova nota, rendendolo via via più denso e complesso. L’ultimo cambiamento è avvenuto nell’agosto 2026.
Una durata pensata per superare chi ascolta
Ciò che rende ORGAN²/ASLSP un’esperienza unica non è la musica in sé, spesso quasi impercettibile nella sua lentissima trasformazione, ma la consapevolezza che accompagna chi varca la soglia della chiesa. Nessuno degli spettatori di oggi sarà vivo quando l’ultima nota si spegnerà. Il progetto sopravvivrà ai suoi ideatori, ai musicisti che lo custodiscono e persino ai loro nipoti, affidandosi a generazioni future di volontari e artigiani che dovranno garantirne la continuità per oltre sei secoli. È un esercizio filosofico reso concreto attraverso il suono: la musica come misura non del tempo dell’ascolto, ma del tempo che ci precede e ci sopravvive.
Un piccolo comune tedesco diventato meta di pellegrinaggio musicale
Halberstadt, poco più di quarantamila abitanti, è nota in Germania soprattutto per un salume locale protetto dall’Unione Europea, la Halberstädter Würstchen. Da vent’anni a questa parte, però, viaggiatori, musicologi e semplici curiosi arrivano in questa cittadina di provincia proprio per ascoltare, anche solo per pochi minuti, un frammento di un’opera che nessuno potrà mai ascoltare per intero. È forse questo il paradosso più affascinante del progetto: un concerto pensato per non finire mai nella vita di chi lo ascolta, ma capace comunque di lasciare un segno profondo in chi vi assiste, anche una sola volta.

Giornalista appassionata di enogastronomia, lifestyle e tempo libero, racconto storie autentiche che uniscono sapori, culture e tendenze. Con un occhio attento alle eccellenze culinarie e alle novità del mondo del food, esploro territori e tradizioni per offrire ai lettori esperienze autentiche, consigli di viaggio e approfondimenti sul lifestyle contemporaneo. Amo valorizzare la convivialità e il piacere di scoprire, raccontando vini, piatti e luoghi che fanno della qualità e dell’innovazione il loro punto di forza. Nel tempo libero, mi dedico a esplorare nuove destinazioni e sperimentare nuovi trend, condividendo storie e ispirazioni che arricchiscono la vita quotidiana in modo semplice e coinvolgente. Con un linguaggio fresco e coinvolgente, cerco di trasformare ogni articolo in un viaggio sensoriale che stimola curiosità e voglia di vivere.





























