Il 4 settembre si è celebrata la Giornata Mondiale del Benessere Sessuale, ricorrenza nata per ricordare che la salute sessuale è uno stato di benessere fisico, emotivo, mentale e sociale, non l’assenza di sintomi. È una cornice che vale per ogni fase della vita – inclusa quella in cui, per convenzione culturale, si tende a smettere di applicarla.

La menopausa modifica la sessualità femminile in modo documentato e misurabile. Quello che i dati raccontano meno spesso è cosa succede all’altra persona nella coppia, quando quel cambiamento non viene nominato e finisce per essere interpretato – quasi sempre nel modo sbagliato.

Chi lavora come sessuologo incontra spesso non una donna sola, ma una coppia che sta gestendo lo stesso evento con due narrazioni completamente diverse, costruite in assenza di comunicazione.

La scala del fenomeno

Uno studio osservazionale multicentrico italiano pubblicato su Menopause nel 2019 ha misurato la funzione sessuale femminile attraverso il Female Sexual Function Index, individuando una prevalenza di disfunzione sessuale (punteggio sotto la soglia di rischio di 26,55) del 70,6% nel campione complessivo, con un picco dell’82,8% nella fascia tra i 52 e i 55 anni – cioè proprio negli anni in cui la transizione menopausale è più attiva.

Lo stesso studio individua nella secchezza vaginale il sintomo più trasversalmente correlato: incide negativamente su desiderio, eccitazione e orgasmo insieme, non su un aspetto isolato della risposta sessuale.

Sono numeri che, letti da soli, riguardano il corpo di una persona. Letti in un contesto di coppia, riguardano una relazione intera.

Come nasce il fraintendimento

Il meccanismo che porta dal sintomo fisico al conflitto relazionale segue una sequenza abbastanza riconoscibile.

L’indagine condotta negli studi di medicina generale italiani, pubblicata su Urologia Journal nel 2019, registra tra le donne che riferiscono disturbi sessuali una dispareunia — dolore durante il rapporto – nel 24% dei casi e un calo della libido nel 29%. Il dolore, quando ricorrente, produce anticipazione: il corpo impara ad associare l’intimità a un’esperienza spiacevole prima ancora che il rapporto abbia inizio, e questo riduce ulteriormente desiderio ed eccitazione, in un circolo che si autoalimenta.

Chi vive questa sequenza dall’interno raramente la descrive nei termini clinici appena usati. La descrive dicendo “non ne ho più voglia” – una formulazione che sembra parlare della relazione, mentre in realtà sta descrivendo un sintomo fisico non affrontato. Ed è qui che nasce il fraintendimento più costoso.

L’altra metà della coppia

Chi riceve quella frase, senza il contesto che la spiega, tende a leggerla come un giudizio sulla relazione: non mi desidera più, sono diventato meno attraente, qualcosa si è rotto tra noi. È un’interpretazione comprensibile in assenza di informazioni, ed è quasi sempre la lettura sbagliata.

La distanza che si crea a questo punto non nasce dal calo del desiderio in sé, ma dal significato che ciascuno dei due, per conto proprio, ha attribuito a un evento che non è mai stato discusso apertamente. Ognuno costruisce una spiegazione compatibile con le proprie insicurezze, e le due spiegazioni raramente coincidono.

Il risultato più comune non è il conflitto esplicito, ma un progressivo evitamento reciproco: si smette di provarci per non affrontare un rifiuto, o per non forzare un disagio che si intuisce ma non si comprende. Con il tempo, l’assenza di rapporti smette di essere una conseguenza del sintomo originale e diventa essa stessa un problema autonomo, che si somma al primo invece di sostituirlo — una dinamica che chi ha affrontato periodi prolungati senza rapporti nella coppia riconosce spesso a posteriori, quando ormai il malinteso si è sedimentato.

Il corpo ha una spiegazione, e ha anche una soluzione

Uno studio su una coorte clinica italiana di donne in post-menopausa, pubblicato nel 2021 sul Journal of Obstetrics and Gynaecology, conferma clinicamente l’atrofia vulvovaginale nel 90% delle donne che riferiscono sintomi vaginali, e indica come opzioni di gestione lubrificanti, idratanti vaginali e, dove non controindicata, la terapia ormonale locale. Uno studio del 2019 pubblicato su Gynecological Endocrinology, condotto nell’ambito del progetto EVES, conferma un’associazione significativa tra questi sintomi e il peggioramento della soddisfazione sessuale e della qualità di vita complessiva.

Questo significa una cosa semplice ma spesso ignorata: gran parte di ciò che una coppia interpreta come segnale di allontanamento affettivo ha, in realtà, un correlato fisiologico identificabile e trattabile. Non è necessario indovinare cosa significhi il cambiamento. È sufficiente portarlo dal ginecologo, e portarlo anche nella conversazione di coppia.

Perché la conversazione va aperta da entrambe le parti

Nella pratica clinica, il punto di svolta arriva quasi sempre quando entrambi i partner riescono a nominare la propria versione dei fatti nella stessa stanza. La donna che spiega cosa succede al proprio corpo — non come giustificazione, ma come informazione. Il partner che condivide come ha interpretato il silenzio, spesso scoprendo che la propria lettura era del tutto scollegata dalla realtà.

Questo scambio richiede che nessuno dei due arrivi già convinto di conoscere il significato di ciò che è successo. Ed è proprio questa la parte più difficile, perché le interpretazioni sbagliate, una volta radicate, danno l’illusione di essere ovvie.

Cosa cambia quando se ne parla per tempo

Le coppie che affrontano questo passaggio prima che il silenzio si consolidi arrivano quasi sempre a un adattamento più rapido rispetto a chi rimanda la conversazione per anni. Non perché il sintomo scompaia più in fretta, ma perché la relazione non accumula, sopra al sintomo originale, uno strato aggiuntivo di distanza costruito su un equivoco.

La menopausa modifica il corpo. Non modifica automaticamente il legame — a meno che il silenzio non gli venga dato il tempo di farlo.

Il senso della ricorrenza

La Giornata Mondiale del Benessere Sessuale ricorda che la sessualità resta parte della vita a ogni età, ma il messaggio più utile per chi attraversa questa fase è più specifico: il calo del desiderio in menopausa ha quasi sempre una causa identificabile, e la distanza di coppia che spesso lo accompagna nasce non dal sintomo, ma dal non averne parlato in tempo.

Fonti

  1. Female sexuality and vaginal health across the menopausal age – Menopause, 2019
  2. Vulvovaginal atrophy of menopause and its impact on sexual function in an Italian clinical cohort of post-menopausal women – Journal of Obstetrics and Gynaecology, 2021
  3. Impact of vulvovaginal atrophy of menopause: prevalence and symptoms in Italian women according to the EVES study – Gynecological Endocrinology, 2019
  4. Epidemiology of sexual disorders in general medical practice: An Italian survey – Urologia Journal, 2019. https://doi.org/10.1177/0391560319842955
  5. Associations between sexual health and well-being: a systematic review – Bulletin of the World Health Organization, 2024. https://doi.org/10.2471/BLT.24.291565