Quarantamila dollari, o quasi, per spazzare pavimenti, accudire animali e raccogliere ortaggi. È la cifra che le famiglie americane sono disposte a pagare per mandare i figli alla Mountain School, un istituto di Vershire, in Vermont, dove per un semestre i ragazzi lasciano banchi e smartphone e si ritrovano a gestire una fattoria vera. La retta per il 2026-2027 è di 39.750 dollari a semestre, secondo il sito della scuola. La storia è tornata a far parlare di sé in queste settimane, dopo un servizio del Wall Street Journal ripreso dalla stampa americana.
I protagonisti sono studenti del terzo anno delle superiori, circa una cinquantina per semestre, che arrivano da scuole di tutto il Paese. Vivono su una collina di 418 acri, più o meno 169 ettari tra boschi, campi e edifici scolastici. Al mattino si studia, al pomeriggio si lavora in fattoria e nei boschi. Si pulisce, si cucina, si bada agli animali, si raccoglie quello che la terra offre. Secondo la scuola, la comunità si regge su un patto semplice: il lavoro si condivide, come lo studio.
Dalla fattoria dei Conard al primo semestre-scuola d’America
Il posto ha una storia più lunga di quanto lasci pensare la cronaca di questi giorni. Nel 1962 Mac e Doris Conard comprarono una fattoria a Vershire e la trasformarono in una scuola, sull’esempio dell’apprendimento legato alla terra della Putney School. Per vent’anni fu un normale collegio con quattro anni di corso. Poi, nel 1984, sotto la guida della Milton Academy, la prestigiosa scuola privata del Massachusetts, cambiò formula e diventò il primo programma semestrale riconosciuto negli Stati Uniti. Da allora altre scuole ne hanno seguito l’esempio, spesso con rette altrettanto alte.
Telefoni consegnati e wi-fi spento
Alla guida dell’istituto c’è dal 2022 Alex Myers, scrittore oltre che educatore. Nel suo messaggio di benvenuto riassume la filosofia in una frase: ai ragazzi si chiede di consegnare il telefono, di spegnere il wi-fi e di restare in contatto con chi hanno accanto. Per adolescenti cresciuti con lo schermo in tasca è un salto brusco. Myers ha raccontato al Wall Street Journal che alcuni studenti arrivano senza le competenze domestiche più elementari. Per chi a casa non ha mai dovuto occuparsene, la scopa e il lavello diventano una materia di studio come un’altra.
Perché le famiglie pagano e che cosa c’entrano i college
Resta una domanda che il servizio americano non evita: quanto pesa l’ammissione alle università selettive nella scelta di spendere una cifra simile? La scuola stessa cita tra gli ex alunni ammessi a Harvard, Brown, Dartmouth e UC Berkeley. Myers ha spiegato che il programma comunica agli uffici ammissioni la disponibilità a rischiare per capire meglio sé stessi. Già nel 2017 il giornale studentesco della Brown University osservava che la scuola era ben rappresentata tra i suoi iscritti, e ricordava che a pesare era anche il fattore economico. Oggi circa il 30 per cento degli studenti riceve un aiuto finanziario, un dato che rende il quadro meno uniforme di come lo si immagina.
Il paradosso del lavoro manuale venduto a caro prezzo
C’è qualcosa di curioso in questa scelta. Fatica fisica, faccende domestiche e lavoro all’aperto sono diventati un bene di lusso, comprato da chi per mestiere non dovrà mai farli. Si può leggere come ironia, o come un tentativo sincero di dare ai figli una misura delle cose che la ricchezza tende a sfocare. Probabilmente è entrambe le cose. Quello che nessuna retta può garantire è che cosa resterà ai ragazzi quando torneranno a casa, riprenderanno il telefono e qualcuno, in cucina, avrà già lavato i piatti al posto loro.

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