Nel cuore del Parco Naturale Gruppo di Tessa, sopra la città termale di Merano, esistono dieci laghi alpini che formano insieme il più esteso altopiano lacustre d’alta quota dell’Alto Adige. Qui, tra i 2.117 e i 2.589 metri sul livello del mare, il silenzio ha una texture precisa: è fatto di vento che sfiora le canne palustri, del tonfo sordo di una marmotta che si tuffa tra i massi, del riflesso cangiante di una superficie d’acqua che cambia colore con ogni spostamento di nuvola. I Laghi di Sopranes — Spronser Seen in tedesco — non sono una destinazione. Sono un’esperienza di ridefinizione dello spazio e del tempo.
Il più esteso altopiano lacustre alpino d’alta quota: i numeri di un primato
I Laghi di Sopranes coprono una superficie complessiva di 30 ettari e sono unanimemente riconosciuti come il gruppo lacustre d’alta quota più esteso dell’Alto Adige. Sono dieci specchi d’acqua, ciascuno con la propria forma e il proprio carattere: il Lago Lungo (Langsee), il maggiore, si distende a 2.377 metri di quota per circa un chilometro di lunghezza e quasi trecento metri di larghezza, raggiungendo una profondità di 35 metri. Il Lago Verde (Grünsee), di forma quasi perfettamente circolare, è uno dei soggetti fotografici più amati dell’intero Alto Adige. Poi ci sono il Lago di Casere, il Lago di Vizze, il Lago Nero, il Lago Lavagna, il Lago del Catino, il Laghetto delle Zanzare e i due Laghi di Latte — piccolo e grande — nascosti dietro un dosso, raggiungibili per ultimi come se il paesaggio volesse tenersi qualcosa in serbo fino alla fine.
Ciascuno di questi bacini vive in un equilibrio cromatico che muta con le stagioni e con la luce. Anche d’estate non è raro trovarne le rive orlate di neve residua, ostinato ricordo di un inverno che non vuole cedere del tutto.
Un paesaggio scolpito dal ghiaccio: la storia geologica dei laghi
Per capire i Laghi di Sopranes bisogna tornare indietro di alcune decine di migliaia di anni, all’ultima grande glaciazione. Le ripetute fasi di avanzata e ritiro dei ghiacciai hanno scavato nel substrato roccioso conche profonde e irregolari — circhi glaciali e depressioni di sovraescavazione — che le acque di fusione, la pioggia e la neve hanno poi lentamente riempito. Il risultato è questo arcipelago di specchi d’acqua sospesi tra le creste del Gruppo di Tessa, appartenente alle Alpi Venoste, al confine tra l’Alto Adige e l’Austria.
La loro esistenza non è eterna. Come ricordano i geologi, un lago alpino è un organismo vivo e transitorio: la sua longevità dipende dalla profondità, dalla forma e dalla quantità di sedimenti che le acque affluenti vi depositano nel tempo. In passato i laghi di Sopranes erano ancora più numerosi; quelli più piccoli si sono progressivamente interrati, trasformandosi in torbiere d’alta quota. Quelle che oggi calpestiamo sono dunque le tracce di un paesaggio in perenne metamorfosi.
Dieci laghi, dieci personalità: un itinerario tra colori e silenzi
Percorrere il giro dei Laghi di Sopranes significa attraversare un paesaggio che cambia registro ad ogni svolta del sentiero. Il Lago Verde sorprende con il suo verde smeraldo quasi innaturale, come se qualcuno avesse disciolto nell’acqua la luce stessa dei larici autunnali. Il Lago Lungo si rivela invece nella sua austerità: lungo, scuro, quasi severo, circondato da pareti che precipitano nell’acqua con una verticalità che toglie il respiro. I Laghi di Latte — il piccolo e il grande — restano nascosti fino all’ultimo, posizionati leggermente più in alto rispetto al percorso principale, come se custodissero un segreto.
Il percorso ad anello che li collega tutti è classificato come mediamente difficile o difficile, con un dislivello di circa 1.000 metri. Il tratto più impegnativo è il passaggio al Passo del Valico (Hochgangscharte), a 2.455 metri: una forcella esposta, aiutata da corde metalliche fisse, dove la pendenza delle placche rocciose richiede attenzione e passo sicuro. La ricompensa, dall’alto, è un panorama che spazia fino alle Dolomiti — il Catinaccio, il Latemar — visibili in lontananza in un gioco di prospettive che unisce le Alpi Venoste all’orizzonte dolomitico.
Le tracce dell’uomo antico: coppelle e presenze preistoriche
I Laghi di Sopranes non sono solo natura inviolata. Sono anche una pagina aperta di storia umana. Nei pressi del Lago Lungo sono stati ritrovati resti di capanne in pietra risalenti all’età del bronzo, testimonianza di frequentazioni antichissime di questi altipiani. Ma ancora più suggestive sono le coppelle incise nella roccia alla forcella Pfitscher Schartl, a 2.135 metri di quota: piccole cavità circolari scavate nel piano roccioso, la cui datazione precisa è ancora incerta, ma che quasi certamente risalgono all’età del bronzo.
A cosa servissero esattamente resta un enigma. Forse erano luoghi di culto legati agli astri, forse segnali di territorio, forse qualcosa di cui non riusciamo ancora a immaginare la funzione. Sono lì, discrete e imperscrutabili, e molti escursionisti ci passano accanto senza accorgersene. Chi sa dove guardare, invece, si ferma e avverte qualcosa di indefinibile: la vertigine del tempo.
Lungo i sentieri si incontrano anche le rovine di un vecchio rifugio, abbandonato da oltre un secolo, che il paesaggio ha lentamente riassorbito. Un memento di come anche le opere umane, in queste quote, finiscano per tornare alla roccia.
Il salmerino alpino e la fauna del Gruppo di Tessa
Nelle acque trasparenti di alcuni laghi di Sopranes vive il salmerino alpino (Salvelinus alpinus), un pesce appartenente alla famiglia dei Salmonidi che predilige le acque fredde e limpide dei laghi d’alta quota. La sua presenza è protetta da un divieto di pesca, e la specie è considerata un indicatore della qualità ambientale delle acque. Secondo alcune fonti locali, la sua introduzione nei laghi risalirebbe all’epoca medievale, quando i laghi erano conosciuti come “laghi dei pesci”, probabilmente per opera di monaci benedettini.
Il Parco Naturale Gruppo di Tessa — il più grande parco naturale dell’Alto Adige — ospita una fauna ricca e diversificata. Lungo i sentieri che portano ai laghi non è insolito imbattersi in marmotte, camosci e cervi. Nel cielo, l’occhio esperto può riconoscere il volo maestoso dell’aquila reale, il planare del corvo imperiale o la sagoma discreta del gallo forcello. Le torbiere d’alta quota che punteggiano l’altopiano, poi, ospitano piante specializzate in ambienti umidi e poveri di nutrienti: un ecosistema raro e fragile, protetto dall’area naturale.
L’acqua che disseta Merano: il ruolo idrologico dei laghi
C’è una dimensione dei Laghi di Sopranes che sfugge al turista di passaggio ma che appartiene alla vita quotidiana di migliaia di persone. Questi bacini d’alta quota riforniscono di acqua potabile gran parte della città di Merano e dei territori circostanti. L’acqua che scende dai laghi attraverso la Val di Sopranes è acqua pura, filtrata dalla roccia, alimentata dalla neve e dalle piogge di quota. È uno dei tanti modi in cui la montagna si fa territorio vissuto, non solo contemplato.
Come raggiungere i laghi: quattro varianti per quattro esperienze
Il Gruppo di Tessa è raggiungibile da diversi punti di accesso, ciascuno con la propria identità. La via più suggestiva parte da Velloi, sopra Lagundo, dove una cestovia panoramica d’epoca — con le sue cabine aperte in grigliato metallico, senza sedute, sospese nel vuoto — porta fino a Malga Leiter a 1.550 metri. È un impianto fuori dall’ordinario, autentico pezzo di storia alpina, che vale da solo il viaggio. Da qui si prosegue lungo il sentiero n. 24 fino alla Casa del Valico (1.839 m), punto di sosta e pernottamento, e poi si affronta la salita al Passo del Valico con i suoi passaggi attrezzati.
Una seconda variante parte dai Masi della Muta sopra Tirolo, raggiungibili con la funivia, e risale la Val di Sopranes seguendo il sentiero n. 22. Una terza parte da Plan, salendo a Malga Faltschnal e al Passo di Valcanale, da cui si gode una vista panoramica sull’intero gruppo lacustre prima ancora di scendere tra i laghi. Tutte le varianti comportano un dislivello di circa 1.000 metri e richiedono buona preparazione fisica, esperienza di montagna e assenza di vertigini.
Il periodo ideale per la visita è compreso tra giugno e settembre, quando i laghi sono liberi dal ghiaccio — o quasi. In estate è ancora possibile trovare lembi di neve lungo le rive, soprattutto nelle prime settimane della stagione.
Un altopiano sospeso tra Europa e silenzio
Stare sui Laghi di Sopranes significa stare in un luogo che resiste alla semplificazione. Non è un posto da cartolina, dove la bellezza è addomesticata e servita. È un luogo esigente, che chiede fatica per essere raggiunto e attenzione per essere capito. Ogni lago è diverso dall’altro — per forma, per colore, per l’atmosfera che trasmette — eppure tutti insieme formano qualcosa di coerente e potente: l’altopiano lacustre più vasto delle Alpi, sospeso tra la storia geologica della Terra e le tracce di un’umanità che anche qui, migliaia di anni fa, ha alzato gli occhi al cielo e ha sentito il bisogno di lasciare un segno.

Giornalista appassionata di enogastronomia, lifestyle e tempo libero, racconto storie autentiche che uniscono sapori, culture e tendenze. Con un occhio attento alle eccellenze culinarie e alle novità del mondo del food, esploro territori e tradizioni per offrire ai lettori esperienze autentiche, consigli di viaggio e approfondimenti sul lifestyle contemporaneo. Amo valorizzare la convivialità e il piacere di scoprire, raccontando vini, piatti e luoghi che fanno della qualità e dell’innovazione il loro punto di forza. Nel tempo libero, mi dedico a esplorare nuove destinazioni e sperimentare nuovi trend, condividendo storie e ispirazioni che arricchiscono la vita quotidiana in modo semplice e coinvolgente. Con un linguaggio fresco e coinvolgente, cerco di trasformare ogni articolo in un viaggio sensoriale che stimola curiosità e voglia di vivere.






























