C’era un uomo, nella Perugia del XIII secolo, che si fermava a parlare con gli uccelli. Non per follia, non per simbolismo poetico: lo faceva con la stessa naturalezza con cui si rivolge la parola a un interlocutore umano. Quell’uomo era Giovanni di Pietro di Bernardone, che il mondo avrebbe conosciuto come Francesco d’Assisi, e la sua visione del rapporto tra l’essere umano e le altre creature viventi era così radicalmente diversa da quella del suo tempo da risultare, ancora oggi, straordinariamente moderna.
Francesco e gli animali: una fratellanza che precede la scienza
Nel Cantico delle Creature, composto intorno al 1224, Francesco non si limita a lodare la bellezza del creato in senso astratto. Chiama il sole “fratello”, la luna “sorella”, il vento e il fuoco compagni di viaggio. Gli animali non sono strumenti, non sono proprietà: sono esseri degni di considerazione morale. Una posizione che la filosofia occidentale avrebbe impiegato secoli per articolare in modo sistematico, e che la biologia moderna ha confermato descrivendo la capacità senziente dei mammiferi e di molte altre specie.
Il teologo e storico Jacques Dalarun, tra i massimi studiosi del francescanesimo, ha sottolineato come la relazione di Francesco con il mondo animale non fosse un elemento marginale della sua spiritualità, ma una conseguenza diretta della sua teologia della creazione: se tutto proviene da Dio, tutto partecipa della stessa dignità originaria. Non esiste gerarchia assoluta tra le specie, ma una rete di interdipendenza sacra.
La storia degli agnelli: un gesto che vale più di mille prediche
Tra gli episodi tramandati dalle fonti agiografiche — in particolare i Fioretti di San Francesco e la Vita Prima di Tommaso da Celano — spicca per la sua concretezza la storia degli agnelli. Francesco, incontrato un uomo che conduceva al mercato due agnellini destinati alla macellazione, barattò il proprio mantello per liberarli. Non si trattò di un gesto impulsivo: era la traduzione pratica di una convinzione radicata, quella per cui la compassione non può fermarsi alla soglia della propria specie.
Episodi simili ricorrono con frequenza nelle cronache francescane. Il santo liberava pesci catturati dai pescatori, proteggeva lepri intrappolate, dialogava con le rondini perché smettessero di cinguettare durante la predicazione. In un’epoca in cui la crudeltà verso gli animali era pratica quotidiana e del tutto accettata, questi comportamenti rappresentavano un atto di rottura culturale di proporzioni enormi.
Il lupo di Gubbio: leggenda o metafora ecologica?
La più celebre tra le storie francescane legate agli animali è quella del lupo di Gubbio, narrata nel quattordicesimo capitolo dei Fioretti. Un lupo di grandi dimensioni terrorizzava la città umbra, attaccando il bestiame e, secondo le cronache, anche gli esseri umani. Gli abitanti erano impotenti. Francesco decise di incontrare l’animale da solo, senz’armi.
Il dialogo che ne scaturì — nella versione agiografica — è illuminante: Francesco non condanna il lupo, non lo punisce, non lo scaccia. Lo comprende. Riconosce che la fame è la causa del suo comportamento e propone un patto: la città avrebbe nutrito il lupo, e il lupo avrebbe smesso di attaccare. L’animale, secondo la narrazione, annuì chinando la testa e posando la zampa sulla mano del santo.
Al di là dell’elemento miracolistico, molti storici e teologi leggono in questa parabola una lezione di coesistenza ecologica secoli prima che il termine esistesse. Il predatore non è il nemico da eliminare: è un essere con esigenze proprie, con cui è possibile trovare un equilibrio. Un messaggio che risuona in modo potente nell’era delle grandi estinzioni di massa e del conflitto sempre più acuto tra habitat umani e fauna selvatica.
L’attualità di un messaggio medievale
Papa Francesco, che ha scelto il nome del santo di Assisi al momento della sua elezione nel 2013, ha esplicitato questo legame nell’enciclica Laudato si’ del 2015, dedicata alla cura della “casa comune”. Il documento riprende direttamente il Cantico delle Creature e sviluppa una teologia ambientale che pone la crisi ecologica al centro della riflessione morale della Chiesa cattolica.
Non è una coincidenza: il magistero di Francesco d’Assisi offre una base spirituale per affrontare questioni che la modernità ha reso urgenti — il benessere animale, la deforestazione, la perdita di biodiversità, il cambiamento climatico. La sua visione, che nel XIII secolo era considerata eccentric, oggi appare come una risposta possibile alla dissociazione tra umanità e natura che caratterizza la crisi ambientale contemporanea.
Il 4 ottobre, data in cui la Chiesa cattolica celebra la festa di San Francesco, è diventato anche la Giornata Mondiale degli Animali, istituita nel 1931 dal naturalista tedesco Heinrich Zimmermann proprio in onore del santo. Un riconoscimento che attraversa i confini religiosi e si colloca nel cuore di un dibattito etico sempre più urgente.
Oltre la devozione: Francesco come precursore dell’etica animale
Filosofi come Peter Singer e Tom Regan, fondatori del movimento contemporaneo per i diritti animali, hanno sviluppato le loro teorie a partire da presupposti laici e utilitaristi. Eppure il gesto di Francesco che offre il suo mantello per due agnelli condivide con le loro argomentazioni un nucleo comune: la sofferenza di un essere senziente ha valore morale, indipendentemente dalla specie a cui appartiene.
Francesco non aveva letto Bentham né Singer. Ma aveva sviluppato, attraverso la preghiera e l’esperienza diretta, una sensibilità che la filosofia morale avrebbe impiegato secoli a formalizzare. In questo senso, il “poverello di Assisi” non è solo una figura di devozione religiosa: è un testimone scomodo e lungimirante, capace di interrogare ancora oggi le nostre abitudini di consumo, il nostro rapporto con l’allevamento intensivo, la nostra indifferenza verso le specie in via di estinzione.
La domanda che Francesco poneva con il suo mantello barattato per due agnelli non era retorica. Era concreta, urgente, e rivolta a ciascuno: quanto vale la vita di un essere che non può parlare la nostra lingua?

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