Nel budello gelato di Cortina, dove il ghiaccio racconta storie di gloria e audacia, si prepara uno degli spettacoli più emozionanti delle Olimpiadi Invernali 2026. Lo slittino è molto più di una disciplina sportiva: è una sfida contro il tempo, la gravità e i propri limiti, dove l’uomo e la macchina diventano un’unica entità che sfreccia a velocità superiori ai 150 chilometri orari. Sdraiati supini su una slitta dalle lame affilate come rasoi, i piedi protesi in avanti e nessun freno meccanico a disposizione, gli atleti si affidano unicamente ai riflessi, al coraggio e a un controllo millimetrico del corpo. Ogni curva parabolica diventa un test estremo, con forze gravitazionali che raggiungono i 6 G a spingere il corpo contro la slitta mentre il cronometro scorre inesorabile, misurando centesimi di secondo che separano il trionfo dalla sconfitta.

Lo slittino è considerato lo sport più veloce delle Olimpiadi Invernali, e le radici di questa disciplina affondano nel sedicesimo secolo tra le montagne svizzere, quando le slitte di legno servivano per il trasporto quotidiano. La prima gara internazionale si tenne a Davos nel 1883, con atleti che gareggiarono lungo un percorso ghiacciato di quattro chilometri tra Davos e il villaggio di Klosters. Da quei primi tracciati artigianali alle moderne piste refrigerate artificialmente, lo slittino ha percorso una lunga strada prima di conquistare la dignità olimpica.

Il percorso verso i cinque cerchi: aneddoti e momenti indimenticabili

Il cammino dello slittino verso le Olimpiadi non fu affatto semplice: solo nel congresso del CIO di Atene del giugno 1961 si ebbe la certezza che la disciplina avrebbe fatto il suo esordio ai Giochi. Nel 1954 il CIO aveva approvato l’inserimento dello slittino nel programma olimpico, e finalmente a Innsbruck 1964 la disciplina fece il suo debutto con tre specialità: singolo maschile, singolo femminile e doppio.

La storia olimpica dello slittino è costellata di episodi memorabili e controversie che hanno segnato la disciplina. Ai Giochi di Grenoble 1968 si consumò il più grande scandalo sportivo mai avvenuto nella storia dello slittino: durante la terza manche del singolo femminile, un delegato della Federazione Internazionale scoprì che le slitte delle atlete della Germania dell’Est erano state alterate riscaldando i pattini, una pratica proibita che riduce l’attrito della lama sul ghiaccio. L’episodio scatenò polemiche feroci e portò a controlli ancora più severi sulla regolarità dei materiali.

Un altro momento drammatico che segnò profondamente la comunità dello slittino avvenne prima dei Giochi di Vancouver 2010. Un incidente in prova stroncò la vita dello slittinista georgiano Nodar Kumaritashvili, condizionando il clima dell’intera edizione olimpica. La tragedia portò a una revisione dei protocolli di sicurezza e a modifiche strutturali in molte piste del circuito mondiale.

A Innsbruck 1964, quando lo slittino debuttò olimpicamente, l’esercito austriaco dovette scavare ventimila blocchi di ghiaccio e trasportare quarantamila metri cubi di neve sulle piste dopo che il caldo aveva minacciato la fattibilità dei Giochi. Un intervento straordinario che testimonia quanto la natura possa essere imprevedibile anche nelle competizioni invernali.

Il dominio tedesco e l’Italia sul podio della storia

Nel panorama mondiale dello slittino, la Germania rappresenta un vero e proprio impero. Sommando i titoli ottenuti quando la nazione era divisa tra Est e Ovest, la Germania può vantare trentotto dei cinquantadue titoli olimpici finora assegnati e ottantasette delle centocinquantatré medaglie totali. Un dominio schiacciante che ha reso i tedeschi i padroni assoluti del budello ghiacciato.

Tra i 1964 e il 1988, la Germania dell’Est vinse quindici delle ventuno medaglie d’oro disponibili. Il tedesco Georg Hackl è uno dei più grandi slittinisti della storia, con tre medaglie d’oro e due d’argento nel singolo in sei edizioni olimpiche disputate. Felix Loch, il fuoriclasse tedesco che parteciperà alla sua quinta Olimpiade a Milano Cortina 2026, ha conquistato due ori consecutivi a Vancouver 2010 e Sochi 2014.

Ma l’Italia non è stata a guardare. Anche la squadra italiana e quella austriaca hanno ben figurato nelle competizioni olimpiche, e gli azzurri possono vantare un medagliere storico di diciotto medaglie olimpiche che testimonia una tradizione radicata soprattutto in Alto Adige, dove le piste naturali hanno forgiato generazioni di campioni.

Il medagliere azzurro: dalle origini alla leggenda di Zöggeler

La prima medaglia olimpica italiana nello slittino arrivò proprio all’esordio della disciplina ai Giochi. A Innsbruck 1964 l’Italia conquistò una medaglia di bronzo nella prova a squadre con Walter Außendorfer e Sigisfredo Mair. Era solo l’inizio di una lunga storia d’amore tra l’Italia e questo sport estremo.

Il primo oro olimpico italiano arrivò quattro anni dopo: a Grenoble 1968 Erika Lechner, all’epoca appena ventenne, conquistò il gradino più alto del podio nel singolo femminile, diventando la prima donna italiana a vincere una medaglia d’oro alle Olimpiadi Invernali. Un trionfo storico che aprì la strada alle future generazioni.

A Sapporo 1972 arrivò un altro oro leggendario: Paul Hildgartner e Walter Plaikner si imposero nel doppio maschile con un successo a pari merito con la coppia tedesca. Hildgartner avrebbe poi dimostrato la sua versatilità conquistando anche l’argento nel singolo a Lake Placid 1980 e soprattutto l’oro a Sarajevo 1984, diventando così il secondo slittinista nella storia capace di conquistare l’oro olimpico sia nel singolo che nel doppio, e l’unico a centrare la doppietta anche ai campionati mondiali e agli europei.

Gli anni Novanta rappresentarono l’apice del successo azzurro. A Lillehammer 1994 l’Italia dominò in lungo e in largo: nel doppio trionfarono Kurt Brugger e Wilfried Huber, mentre Hansjörg Raffl e Norbert Huber conquistarono l’argento in una storica doppietta azzurra. Nel singolo femminile Gerda Weissensteiner conquistò l’oro, completando quello che può considerarsi un vero e proprio grande slam, dato che deteneva contemporaneamente l’alloro olimpico, il titolo mondiale, quello europeo e la Coppa del Mondo.

Weissensteiner è entrata nella storia dello sport italiano per un altro primato straordinario. Dopo aver terminato la carriera nello slittino, passò a gareggiare nel bob, conquistando il bronzo a Torino 2006 con Jennifer Isacco e diventando così l’unica atleta italiana capace di salire sul podio olimpico in due sport differenti.

Ma il nome che più di ogni altro brilla nel firmamento dello slittino azzurro è quello di Armin Zöggeler, soprannominato “Il Cannibale” per la sua fame insaziabile di vittorie. Zöggeler è stato il primo atleta nella storia olimpica, sia estiva che invernale, a ottenere una medaglia individuale nella stessa disciplina in sei edizioni consecutive dei Giochi. Il suo bottino olimpico comprende due ori conquistati a Salt Lake City 2002 e Torino 2006, un argento a Nagano 1998 e tre bronzi a Lillehammer 1994, Vancouver 2010 e Sochi 2014.

Specializzato nel singolo, nel suo palmarès annovera sei titoli mondiali, quattro europei e dieci Coppe del Mondo, oltre a cinquantasette vittorie in gare individuali di Coppa del Mondo. Nel 2011 la Gazzetta dello Sport lo proclamò sportivo italiano dell’anno, e a Sochi 2014 fu designato portabandiera della delegazione italiana. Dal 2014 è il direttore tecnico della nazionale italiana di slittino, continuando a trasmettere la sua esperienza alle nuove generazioni.

A completare il medagliere azzurro, a Pechino 2022 Dominik Fischnaller ha conquistato il bronzo nel singolo maschile, riscattando la delusione di PyeongChang 2018 dove aveva mancato il podio per soli due millesimi e interrompendo una digiuna di medaglie che durava dal 2014.

La squadra azzurra verso il sogno casalingo

Milano Cortina 2026 rappresenta un’opportunità unica per gli azzurri: gareggiare in casa, sul nuovo Cortina Sliding Centre, davanti al proprio pubblico. La squadra italiana di slittino è guidata da Dominik Fischnaller e dal doppio composto da Andrea Voetter e Marion Oberhofer, tutti determinati a regalare emozioni indimenticabili agli appassionati italiani.

Dominik Fischnaller, bronzo olimpico nel singolo maschile a Pechino 2022, detentore del globo di cristallo nel singolo uomini 2022/2023, nella stagione 2024/2025 è salito sul podio quattro volte in Coppa del Mondo. Per l’altoatesino si tratterebbe della quarta partecipazione olimpica, dopo Sochi 2014, PyeongChang 2018 e Pechino 2022. L’obiettivo dichiarato è migliorare il bronzo già conquistato, con il sogno di salire sul gradino più alto proprio davanti al pubblico di casa.

Andrea Voetter e Marion Oberhofer sono le stelle del doppio femminile azzurro: vincitrici del globo di cristallo generale nel 2022/2023 e nel 2023/2024, campionesse mondiali nel 2024, nella stagione 2024/2025 hanno ottenuto sei podi tra Coppa del Mondo e Campionati Europei. Il doppio femminile farà il suo debutto olimpico proprio a Milano Cortina 2026, rappresentando una delle novità del programma a cinque cerchi, e le azzurre sognano di entrare nella storia conquistando una medaglia in questa specialità alla sua prima apparizione olimpica.

La squadra azzurra per la stagione 2025/2026 comprende anche giovani talenti promettenti. Tra le nuove leve spiccano Nina Zoeggeler e Sandra Robatscher, che portano avanti il cognome di una dinastia dello slittino italiano, ispirate dalla carriera di Armin Zoeggeler che oggi le guida come direttore tecnico.

A meno di cento giorni dai Giochi, la squadra italiana di bob, skeleton e slittino ha concluso le sessioni di allenamento allo Sliding Centre di Cortina d’Ampezzo, tornando ad allenarsi in un impianto di casa dopo oltre quindici anni. Gli atleti hanno contribuito al perfezionamento del tracciato, testando il ghiaccio e le curve paraboliche in vista dell’omologazione internazionale della pista che ospiterà le gare olimpiche.

Le regole della discesa perfetta

Le gare di slittino si svolgono su una pista artificiale in cemento refrigerato artificialmente, la stessa utilizzata per il bob, con una lunghezza compresa tra i mille e i milletrecento metri per il singolo maschile e tra gli ottocento e i millecinquanta metri per il singolo femminile e per tutte le gare di doppio. Dopo il traguardo, il tracciato termina con un’appendice in salita di cento metri necessaria per la frenata, dato che lungo la pista si raggiungono velocità che sfiorano i 140 chilometri orari.

La partenza è un momento cruciale. L’atleta effettua la partenza seduto sullo slittino, procurandosi la spinta iniziale attraverso un dondolamento avanti-indietro reso possibile da due maniglie poste ai lati della pista. Appena lanciato, aggiunge altre spinte veloci poggiando le mani direttamente sulla pista, prima di assumere la definitiva posizione supina.

Nelle gare di singolo maschile e femminile, ogni atleta effettua quattro manche in due giorni, cronometrate al centesimo di secondo. I tempi vengono sommati e l’atleta col tempo totale più veloce è il vincitore. Nel singolo femminile le atlete partono da un punto più in basso rispetto a quello previsto per gli uomini. La gara di doppio si svolge in un solo giorno, con ogni coppia che si cimenta in due prove.

La staffetta a squadre, introdotta a Sochi 2014, prevede che ogni nazione schiererà un’atleta nel singolo femminile, un atleta nel singolo maschile, una coppia nel doppio femminile e una nel doppio maschile. Quando un equipaggio taglia il traguardo, colpisce un touchpad che apre il cancello per permettere alla slitta successiva di iniziare. Vince la squadra con il tempo cumulativo più basso.

Lo slittino stesso è un gioiello tecnologico. È allestito con leghe di legno e metallo molto resistenti, con una struttura aerodinamica che riduca al minimo l’attrito dell’aria. È formato da due ponti posti sotto il sedile e applicati ai pattini, che sono formati da lame metalliche costruite in modo da avere la massima capacità di scivolamento sul ghiaccio. Una moderna slitta da competizione può costare fino a ventimila euro.

Per curvare, gli atleti utilizzano tecniche raffinate: flettono i pattini con i piedi premendo sulla parte curva che è flessibile, tirano delle cinghie attaccate ai pattini, o esercitano pressione sul sedile con la spalla opposta alla direzione di curva desiderata. Ogni movimento deve essere millimetrico: un errore anche minimo può costare centesimi preziosi o, peggio, portare a una caduta rovinosa.

Il teatro dell’emozione: Cortina 2026

Le gare di slittino a Milano Cortina 2026 si svolgeranno presso il Cortina Sliding Centre dal 6 al 22 febbraio. Un totale di centosei atleti, cinquantanove uomini e quarantasette donne, parteciperanno alle competizioni. Il programma prevede cinque eventi: singolo maschile, singolo femminile, doppio maschile, doppio femminile e staffetta a squadre.

Per l’Italia, competere in casa rappresenta un vantaggio psicologico enorme ma anche una responsabilità. Il pubblico italiano è pronto a riempire gli spalti del budello di Cortina, creando un’atmosfera elettrizzante che potrebbe spingere gli azzurri verso imprese memorabili. La pressione sarà immensa, ma anche la motivazione.

La storia insegna che l’Italia ha sempre saputo rispondere presente nelle grandi occasioni dello slittino. Da Erika Lechner a Paul Hildgartner, da Gerda Weissensteiner ad Armin Zöggeler fino a Dominik Fischnaller, il filo rosso della tradizione azzurra continua a brillare sul ghiaccio. Milano Cortina 2026 potrebbe aggiungere nuovi capitoli luminosi a questa saga epica, regalando al pubblico italiano emozioni che resteranno scolpite nella memoria collettiva.

Sul ghiaccio del Cortina Sliding Centre, dove ogni centesimo di secondo può separare il sogno dalla delusione, gli azzurri scenderanno con la determinazione di chi porta sulle spalle il peso di una grande tradizione e l’ambizione di scrivere nuove pagine di gloria. Il budello ghiacciato attende i suoi eroi.