Le atmosfere d’Africa si respirano attraverso colori, profumi e sapori avvolgenti. Le pareti raccontano storie antiche con pitture rupestri e decorazioni che richiamano la tradizione etiope ed eritrea, mentre nell’aria si diffonde il richiamo speziato di piatti ricchi e appassionati. La cortesia del personale, sempre attento e sorridente, fa sentire ogni ospite come parte di una convivialità intima e generosa.
Al centro della tavola domina l’injera, il pane spugnoso e leggermente acidulo che sostituisce le posate e invita a un’esperienza autentica e tattile, servito in abbondanza come una promessa di condivisione. Le pietanze sono un’esplosione di aromi e sapori intensi: il zighinì, declinato in versioni di carne o vegetariana, si presenta come uno spezzatino immerso in salse speziate che avvolgono ogni boccone di calore e profondità; la tenerezza del manzo, particolarmente apprezzata, si scioglie accanto a verdure sapientemente cucinate. Il gored gored affascina con bocconcini di manzo saltati nel burro chiarificato e una spruzzata di berberè, mentre il kitfo, tartare speziata e talvolta cotta con burro, seduce chi ama i sapori decisi e corposi. La carne a dadini del tibs spriss, arricchita da cipolla e un tocco di piccantezza calibrabile, completa un quadro gastronomico vibrante.
NE ABBIAMO PARLATO QUI
CONTATTI
Via Lazzaro Palazzi, 9
02 36633530
www.ristoranteinjera.it
ORARI
Lunedì: –
Martedì: 11.30-23.30
Mercoledì: 11.30-23.30
Giovedì: 11.30-23.30
Venerdì: 11.30-23.30
Sabato: 11.30-23.30
Domenica: 11.30-23.30
ALTERNATIVE IN ZONA

Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.



































