Ogni 29 luglio, quando il sole picchia già alto sulla Galizia più profonda, un corteo di bare aperte attraversa le strade di As Neves, minuscolo comune della provincia di Pontevedra incastonato tra i vigneti che degradano verso il fiume Miño. Dentro quelle casse, portate a spalla da parenti e vicini, non ci sono defunti ma persone vive, sopravvissute nell’ultimo anno a un incidente, a una malattia grave o a un intervento chirurgico rischioso. È la romería di Santa Marta de Ribarteme, conosciuta in tutta la Spagna come la “processione dei féretri”, uno dei riti popolari più sorprendenti d’Europa.
Il rito dei vivi trasportati nelle bare
Il copione si ripete identico da generazioni. Alle prime luci del mattino il piccolo santuario dedicato a Santa Marta, sorella di Lazzaro e patrona della resurrezione nella tradizione cattolica, si riempie fino a scoppiare. Le messe si susseguono ogni ora, fino alla celebrazione solenne di mezzogiorno, accompagnata dal coro parrocchiale e dalla banda musicale locale. È allora che il corteo si mette in moto: davanti la statua della Santa, poi i devoti scalzi o in ginocchio, avvolti in teli bianchi che ricordano un sudario, e infine loro, gli “ofrecidos“, distesi nelle bare che la parrocchia custodisce tutto l’anno nella Casa da Santa, l’edificio annesso alla chiesa.
Quando il corteo esce dal portale, i tamburi rullano e le campane suonano a morto, in un silenzio carico di rispetto che pochi altri eventi religiosi in Europa riescono a produrre. La processione raggiunge il piccolo cimitero del paese per poi tornare sui propri passi verso la chiesa, dove i portatori si danno il cambio a più riprese: il caldo di fine luglio rende la marcia tutt’altro che semplice. Non si tratta di macabra spettacolarizzazione, avvertono da anni gli abitanti di As Neves, bensì di un atto di fede e riconoscenza verso una grazia ricevuta, la vittoria simbolica sulla morte scampata. Quando a essere “offerti” sono bambini, le bare restano vuote e chiuse, di colore bianco, a simboleggiare l’anima innocente.
Tra fede popolare e storia: le radici medievali della romería
Le origini della festa si perdono nella Galizia rurale di epoca medievale, quando il culto di Santa Marta come protettrice di chi rischia la vita si diffuse lungo le valli del Miño. Nel corso dei secoli il rito si è tramandato quasi immutato, resistendo alla modernizzazione che ha trasformato molte altre tradizioni popolari spagnole in semplice folklore turistico. Oggi la romería richiama migliaia di visitatori e curiosi da tutto il mondo, ma per gli abitanti di As Neves resta prima di tutto un momento di devozione condivisa, vissuto con la stessa intensità con cui lo vivevano i loro bisnonni.
As Neves tra natura, archeologia e patrimonio storico
Al di là del giorno della festa, il territorio di As Neves merita una sosta più lunga. Il paese si affaccia sul fiume Miño, che qui segna il confine naturale con il Portogallo, e offre una piccola spiaggia fluviale lungo il celebre Sendero de los Pescadores. Poco distante, lungo il corso del rio Xuliana, si allineano gli antichi muíños, i mulini di pietra costruiti tra il Quattrocento e il Settecento e oggi restaurati, che raccontano secoli di economia rurale legata all’acqua. Gli amanti della storia più remota possono spingersi fino ai resti archeologici della zona, tra petroglifi e mámoas risalenti al Paleolitico e al Neolitico, mentre il belvedere di San Nomedio, a quasi settecento metri di altitudine, regala una vista che spazia dalla valle del Miño fino alle montagne di Ourense. Da non perdere anche la parrocchiale cinquecentesca costruita su un più antico tempio romanico, con il suo portale ad arco a tutto sesto e il campanile laterale, testimonianza silenziosa di una devozione che in questa terra non ha mai smesso di rinnovarsi.
L’enogastronomia locale tra Condado e sapori del Miño
Anche a tavola As Neves racconta la sua identità galiziana. La zona rientra nella denominazione Condado do Miño, celebre per i suoi vini bianchi profumati a base di uva albariño e treixadura, coltivati sui pendii terrazzati che scendono verso il fiume. Nei giorni di festa, tra i prati intorno al santuario, non manca mai il polbo à feira, il polpo lessato e condito con olio, sale grosso e paprika dolce affumicata, servito su piatti di legno secondo l’usanza delle fiere galiziane. Spingendosi verso il vicino comune di Arbo, lungo lo stesso corso del Miño, si trova poi uno dei prodotti più ricercati della regione: la lampreda, pesce migratore pescato in primavera e protagonista di sagre gastronomiche molto sentite. Un territorio, dunque, che unisce fede popolare, memoria contadina e una cucina capace di raccontare, boccone dopo boccone, il legame profondo tra questa comunità e il suo fiume.

Curioso per natura, vivo la vita come se non ci fosse un domani.
Appassionato di enogastronomia e viaggi, racconto storie di sapori, tradizioni e culture attraverso itinerari culinari e destinazioni autentiche. Esploro territori, scopro vini, piatti e prodotti locali, condividendo esperienze sensoriali e consigli pratici per viaggiatori enogastronomici. Amo immergermi nelle tradizioni di ogni luogo, catturando l’essenza di culture diverse e facendo emergere il legame tra territorio e gastronomia. Con uno stile vivace e coinvolgente, trasformo ogni racconto in un’esperienza da gustare e vivere, ispirando chi desidera scoprire il mondo attraverso i suoi sapori autentici. Per me, viaggio e cucina sono strumenti di conoscenza e confronto, capaci di unire le persone e arricchire l’anima.
































