Nel cuore finanziario di New York, tra i grattacieli di Wall Street e l’ombra sottile di Trinity Church, un banchetto immobile da anni attende i suoi commensali. Non ci sono posate né portate, ma dieci creature di bronzo — elefante, giraffa, rinoceronte, leone, gorilla, zebra, ippopotamo, tigre, koala e scimpanzé — siedono composte attorno a una tavola lunga sei metri, come se il tempo si fosse fermato un attimo prima del brindisi. È The Wild Table of Love, l’installazione che dal febbraio 2026 anima l’incrocio tra Broadway e Cedar Street, a due passi dal World Trade Center, e che resterà visitabile fino all’agosto 2027.

Un banchetto pensato per essere condiviso

A differenza di molte sculture pubbliche, pensate per essere solo osservate, quest’opera chiede di essere vissuta. Due sedie, apposta lasciate vuote, invitano i passanti a sedersi accanto agli animali, a posare una mano sul dorso ruvido di un leone di metallo o a scambiare uno sguardo immaginario con un gorilla silenzioso. Al centro della tavola siedono Rabbitwoman e Dogman, le due figure ibride — metà umane, metà animali — diventate il marchio distintivo dei loro creatori: la coppia di artisti anglo-australiani Gillie e Marc. Da anni i due firmano opere monumentali in oltre 250 città del mondo, sempre attorno allo stesso interrogativo: che posto occupiamo, noi umani, in un pianeta che condividiamo con specie sempre più minacciate.

Un messaggio di conservazione scolpito nel metallo

Dietro l’apparente leggerezza dell’installazione si nasconde un intento preciso. Ogni animale scelto per la tavola rappresenta una specie oggi classificata come a rischio di estinzione, e l’opera fa parte di un percorso artistico più ampio con cui Gillie e Marc sostengono, attraverso vendite e donazioni, progetti concreti di tutela della fauna selvatica. Non è un caso isolato: gli stessi autori hanno portato a New York anche The Arms of Friendship, un gigantesco polpo di bronzo lungo undici metri sul quale il pubblico può letteralmente sedersi tra i tentacoli, e altre opere che intrecciano arte pubblica e battaglie ambientali, come la serie dedicata alla parità di genere realizzata qualche anno prima sulla Sesta Avenue.

Quando l’arte diventa un invito, non un monito

Ciò che rende il tavolo di Lower Manhattan diverso da tanta arte a tema ambientale è la sua natura conviviale. Non punta il dito, non intima allarmi: propone semplicemente un posto a sedere. In una città dove milioni di persone camminano ogni giorno con lo sguardo basso sullo smartphone, fermarsi accanto a un leone di bronzo e restare in silenzio, anche solo per un minuto, diventa un piccolo atto di attenzione verso ciò che rischiamo di perdere. Turisti e newyorkesi si scattano fotografie tra le zampe della zebra o accanto alla proboscide dell’elefante, ma molti restano poi a leggere i pannelli informativi, scoprendo quanto la sopravvivenza di queste specie dipenda da scelte quotidiane e politiche lontane dalla tavola stessa.

Un appuntamento fisso nel paesaggio urbano di New York

Fino all’estate del 2027, chiunque passeggi tra Wall Street e il memoriale dell’11 settembre potrà imbattersi in questo banchetto silenzioso e prendervi parte. Non è un museo a pagamento né un evento a orario fisso: è arte pubblica gratuita, accessibile ventiquattro ore su ventiquattro, pensata per intrecciarsi alla vita ordinaria della città. E forse è proprio questo il punto: rendere straordinario un gesto semplice come sedersi a tavola, trasformandolo nell’occasione per guardare negli occhi, anche solo di bronzo, ciò che il mondo naturale sta lentamente perdendo.