Quando sollevai le palpebre, appena un minimo spiraglio, gli alberi di ginko di fronte all’Ufficio provinciale si stanno muovendo nel vento.

Finora non è caduta una sola goccia di pioggia.

Eravamo corpi, corpi morti, e in questo senso eravamo tutti uguali. Nonostante ciò, c’era qualcosa di infinitamente nobile nel fatto che il suo corpo recasse ancora tracce di mani che lo avevano toccato, segno tangibile che qualcuno se n’era preso cura. Mi sentii invidioso e triste. Il mio, invece, schiacciato e deformato sotto una torre di altri corpi, era disgustoso, qualcosa di cui vergognarsi.

In situazioni del genere, lo sa, una parte di sé stessa deve temporaneamente separarsi dal tutto. Un livello della sua consapevolezza si stacca da lei come una buccia, un foglio di carta che si richiude con la facilità dettata dall’abitudine lungo una piega spesso usata.

Non aveva nessuna fiducia nell’umanità. Lo sguardo negli occhi delle persone, le credenze che abbracciavano, l’eloquenza con cui lo facevano non garantivano niente, lo sapeva. Sapeva che l’unica vita che le restasse era una vita soffocata da dubbi assillanti e fredde domande.

Lacrime cocenti scorrono dagli occhi aperti di Eunsook, ma lei non le asciuga. Fissa intensamente la faccia del bambino, il movimento delle sue labbra ridotte al silenzio.

Una procedura che nel complesso pareva destinata a mettere in chiaro un unico fatto: che il mio corpo non mi apparteneva più. Che la mia vita mi era stata interamente sottratta, e adesso l’unica cosa che mi era permessa era provocare dolore. Un dolore così intenso che ero sicuro di impazzire, così terrificante che perdevo letteralmente il controllo del corpo.

Le nostre esperienze potevano anche essere state simili, ma erano tutt’altro che identiche. Come potevamo mai sperare di comprendere quello che aveva passato lui personalmente, da solo? Quello che si era tenuto chiuso dentro per tutti quegli anni.

Quell’intensità terrificante, quell’impressione di aver subìto una specie di trasformazione alchemica, di essere stato purificato, di essere diventato totalmente virtuoso? Lo splendore di quel momento, la purezza abbacinante delle coscienze.

È possibile che i ragazzi rimasti quel giorno all’Ufficio provinciale abbiano sperimentato qualcosa di simile. Forse avranno considerato perfino la morte un prezzo equo da pagare per il tesoro della coscienza.

Aveva un’aria esausta, naturalmente, ma in questo non c’era niente di straordinario. Nell’ultima decina d’anni lo avevo visto quasi sempre così. Quella notte, però, c’era qualcos’altro nell’aspetto e nelle ombre del suo viso, qualcosa di diverso. Un sentimento indefinibile, che non era esattamente rassegnazione, e neppure tristezza o rancore, era visibile sotto quelle lunghe ciglia. Parzialmente sommerso, come ghiaccio nell’acqua.

Prima, avevamo un tipo di vetro che non si poteva rompere. Una verità così dura e limpida che poteva benissimo essere fatta di vetro. Così, se ci pensi, è stato solo quando ci hanno distrutti che abbiamo dimostrato di avere un’anima. Che questo eravamo, in realtà: uomini fatti di vetro.

Questa foto deve averla scattata uno dei giornalisti stranieri. Nessun reporter coreano aveva il permesso di entrare.

E adesso vuole che indovini perché Kim Jin-su ha tenuto questa foto con sé fino alla fine?

Vuole che le racconti di questi ragazzi morti, professore? Distesi infila uno dietro l’altro, in modo così innaturale, come alberi abbattuti?

Con quale diritto viene a chiedermi una cosa del genere?

Alcuni ricordi non si cicatrizzano mai. Invece di sbiadire con il passare del tempo, sono gli unici a sopravvivere quando tutti gli altri si sono cancellati. Il mondo si oscura, come lampadine elettriche che si spengono una alla volta. So bene di non essere in salvo.

È vero che gli uomini sono fondamentalmente crudeli? L’esperienza della crudeltà è l’unica cosa che ci accomuna come specie?

Ancora una volta sperimenti quel momento in cui i contorni della sofferenza acquistano chiarezza, un’evidenza più fredda e più dura di qualunque incubo. Il momento in cui sei obbligata a riconoscere che quello che hai vissuto non è stato solamente un sogno.

«Gwangju» era diventato un modo per definire tutto ciò che è isolato con la forza, oppresso e brutalizzato, tutto ciò che è stato irreparabilmente mutilato.

 

Jeong-dae (fratello) Jeon-mi (sorella) vanno a vivere nella dependance dei genitori di Dong-ho dopo che la loro madre è morta e il padre si è trasferito per lavoro.

A maggio del 1980 a Gwangiu ci fu un colpo di Stato capitanato da Chun Doo-hwan e voluto dallo stesso Park Chung-hee Presidente della Corea del Sud.

Jeong-dae e Dong-ho sono in strada quando i primi colpi di fucile si abbattono sulla folla che protesta contro la rappresaglia.

La crudeltà con cui i soldati spararono sulla folla pacifica fu tremenda. Donne, bambini, anziani, non fu risparmiato nessuno. Chiunque, per le più disparate ragioni si trovasse in strada dopo il coprifuoco, veniva giustiziato. La legge marziale non risparmiava nessuno.

L’esercito fece irruzione anche in una palestra dove erano ammassati i cadaveri affinché i loro familiari li riconoscessero e seppellissero. Dongh-ho in quella palestra cercava il suo amico Dong-ho.

Il numero, esorbitante, di persone uccise veniva caricato su camion militari portati in luoghi isolati, ammassati e date alle fiamme o semplicemente lasciate deteriorarsi dalle intemperie.

Con la sua scrittura asciutta e poetica allo stesso tempo Han Kang ci racconta la storia recente di un paese che solo da pochi decenni ha smesso di essere oppresso da una dittatura militare, una storia che in Occidente pochi conoscevano, e lo fa narrando di Dongh-ho del suo amico Jeon-dae e di sua sorella Jeon-mi e di altre persone che hanno subito abusi, torture e che hanno avuto la “sfortuna” di sopravvivere all’indicibile.

Atti umani di Han Kang, Uomini fatti di vetro

Atti umani
di Han Kang
Adelphi (205 pp.)
traduzione di Milena Zemira Ciccimarra