Al Mondiale 2026, ogni volta che la Francia trova la rete, dagli altoparlanti del MetLife Stadium di East Rutherford, nel New Jersey, esplode uno dei singoli più iconici della storia della musica elettronica: “One More Time” dei Daft Punk. Non è un caso, né una coincidenza suggestiva. È una scelta precisa, carica di significato culturale, che trasforma ogni esultanza calcistica in qualcosa che assomiglia molto a una festa collettiva, a un momento sospeso tra sport e cultura pop.
La FIFA cambia le regole: ogni nazione porta la sua musica allo stadio
Per la prima volta nella storia del torneo, la FIFA ha introdotto per il Mondiale 2026 una nuova regola sui contenuti audio: ciascuna delle 48 federazioni partecipanti ha avuto la possibilità di presentare due tracce personalizzate — un inno da gol da far suonare immediatamente dopo la rete, e una canzone celebrativa da trasmettere al fischio finale in caso di vittoria. Il risultato è una colonna sonora collettiva e frammentata, caleidoscopica nel senso più autentico del termine, che racconta identità nazionali attraverso la musica invece che attraverso le sole bandiere.
La Federazione francese non ha avuto dubbi. Quando si tratta di scegliere il suono della propria celebrazione sportiva davanti al mondo intero, la risposta è arrivata dritta dal 2000: “One More Time”, prima traccia e singolo di punta di Discovery, il secondo album in studio di Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo, in arte Daft Punk.
Tre gol, tre esplosioni sonore: la prima partita della Francia
Il 16 giugno 2026, la Francia ha inaugurato la propria campagna mondiale battendo il Senegal per 3-1. Tre gol, tre volte in cui il MetLife Stadium si è riempito delle note inconfondibili di “One More Time”. Due di quei gol portavano la firma di Kylian Mbappé, tra i giocatori più attesi dell’intera competizione e capitano di una nazionale attualmente seconda nel ranking FIFA mondiale.
I video dello stadio che esplode su quelle note — migliaia di spettatori che cantano in coro “one more time, we’re gonna celebrate” — sono diventati immediatamente virali sui social, rimbalzando da Parigi a Tokyo, da New York a Lagos. Il brano, pubblicato nel novembre 2000, ha dimostrato ancora una volta di non avere età: ventisei anni dopo la sua uscita, è ancora capace di trascinare un intero stadio in un singalong collettivo.
“One More Time”: la storia di una canzone senza tempo
Pochi singoli nella storia della musica contemporanea possono vantare la longevità culturale di “One More Time”. Completata già nel 1998 nei leggendari studi Daft House, la casa-studio di Bangalter a Parigi, la traccia rimase “su uno scaffale” per due anni prima di essere pubblicata come apripista di Discovery. La scelta di aspettare si è rivelata profetica.
Il brano campiona un frammento di ottoni di “More Spell on You” di Eddie Johns, una traccia disco del 1979 praticamente sconosciuta, rielaborata in modo così radicale da diventare qualcosa di completamente nuovo. Protagonista vocale è Romanthony, produttore e cantante della scena house del New Jersey, la cui voce — trattata con l’auto-tune fino a trasformarla in uno strumento sintetico — conferisce al brano un’umanità inattesa dentro una produzione cristallina e futurista.
Rolling Stone l’ha inserita tra le 500 Greatest Songs of All Time. I lettori di Mixmag l’hanno votata come il più grande disco dance di sempre. The Guardian, nel 2024, l’ha nominata la miglior traccia del French Touch di tutti i tempi. Nel 2025, Billboard l’ha classificata terza tra le migliori canzoni dance della storia. Con l’arrivo del Mondiale 2026, quella lista si arricchisce di un nuovo capitolo.
Il French Touch come soft power: la Francia e la musica che conquista il mondo
La scelta di “One More Time” non è solo un omaggio nostalgico. È un atto di soft power culturale deliberato. La Francia è il paese che ha inventato il French Touch — quel suono house filtrato, caldo, inconfondibile, che da Parigi ha conquistato le piste da ballo di tutto il pianeta tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila. Daft Punk, insieme a Justice, Cassius, Air e una costellazione di altri artisti, ha trasformato la scena musicale elettronica mondiale, esportando un’estetica e un approccio che ancora oggi definiscono il modo in cui pensiamo alla dance music.
Scegliere “One More Time” significa dire al mondo: i nostri robot elettronici sono Mbappé quanto Zidane. Significa fare di un gol non solo un momento sportivo, ma un momento culturale.
Il Mondiale sonoro: dalle Highlands al MetLife, ogni nazione porta il suo sound
La Francia non è l’unica a fare scelte ambiziose. La Scozia ha scelto I’m Gonna Be (500 Miles) dei Proclaimers — un inno generazionale che i tifosi delle Highland conoscono a memoria. L’Inghilterra ha optato per Chase the Sun dei Planet Funk, pezzo che ha accompagnato la vittoria per 4-2 sulla Croazia a Dallas, mentre al fischio finale hanno risuonato le note di Three Lions di Baddiel, Skinner e Lightning Seeds. L’Australia ha salutato i suoi gol con Thunderstruck degli AC/DC. La Germania ha puntato sul synth-pop degli anni Ottanta con Major Tom di Peter Schilling, ascoltata per ben sette volte durante la goleada al Curaçao. La Svizzera, come atto quasi ironico rispetto al dominio del Qatar 2022, ha scelto Freed From Desire di Gala — l’inno non ufficiale di quel Mondiale — come propria traccia ufficiale.
La FIFA ha pubblicato sul proprio sito ufficiale un album che raccoglie tutte le scelte nazionali, oltre a una compilation del torneo con brani di David Guetta, Megan Thee Stallion e Andrea Bocelli.
Thomas Bangalter, il robot che non si ferma
Non è solo la musica del passato a vivere attraverso questo Mondiale. Thomas Bangalter, uno dei due membri del duo sciolto ufficialmente nel 2021, è tornato in prima linea nell’estate del 2026 con il suo nuovo album da solista, Mirage – Ballet For 16 Dancers, uscito il 5 giugno. Poco dopo, ha sorpreso il pubblico con un set improvvisato alla radio indipendente The Lot Radio di Brooklyn — il suo primo live negli Stati Uniti in 17 anni.
Bangalter si è espresso sulla possibile reunion dei Daft Punk con la solita lucidità: “Sono davvero felice che nel corso del nostro lungo percorso siamo riusciti a non rovinare tutto”. E forse è proprio questo — quella capacità di non forzare la mano, di lasciare che la musica viva da sola — che permette a “One More Time” di risuonare ancora così potente, in uno stadio da 82.000 posti, ventisei anni dopo la sua nascita.
Ogni gol della Francia, in questo Mondiale, è anche una celebrazione di quello. One more time, we’re gonna celebrate.
Curioso per natura, vivo la vita come se non ci fosse un domani.
Appassionato di enogastronomia e viaggi, racconto storie di sapori, tradizioni e culture attraverso itinerari culinari e destinazioni autentiche. Esploro territori, scopro vini, piatti e prodotti locali, condividendo esperienze sensoriali e consigli pratici per viaggiatori enogastronomici. Amo immergermi nelle tradizioni di ogni luogo, catturando l’essenza di culture diverse e facendo emergere il legame tra territorio e gastronomia. Con uno stile vivace e coinvolgente, trasformo ogni racconto in un’esperienza da gustare e vivere, ispirando chi desidera scoprire il mondo attraverso i suoi sapori autentici. Per me, viaggio e cucina sono strumenti di conoscenza e confronto, capaci di unire le persone e arricchire l’anima.
