Sono le sette di sera, la tavola è quasi pronta, e quel numero che non si riesce mai a riconoscere torna a illuminare lo schermo. Per milioni di famiglie italiane è un rito quotidiano logorante: la voce che propone un nuovo contratto di luce o gas, l’insistenza, la sensazione di essere stati scelti per caso da un sistema che non chiede mai il permesso. Da venerdì 19 giugno 2026 qualcosa, almeno sulla carta, comincia a muoversi in una direzione diversa.

Una norma nata dal Decreto Bollette per fermare le chiamate non autorizzate

Il punto di svolta arriva dal Decreto Bollette 2026 (decreto legge 20 febbraio 2026, n. 21), convertito in legge e pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento inserisce nel Codice del Consumo nuovi commi all’articolo 51, introducendo un principio semplice da raccontare ma rivoluzionario da applicare: nessuna società di luce e gas potrà più telefonare a un consumatore per proporgli un contratto, né inviargli SMS o messaggi promozionali, se quella persona non ha mai dato un consenso esplicito e verificabile. Le uniche eccezioni riguardano chi ha chiesto spontaneamente di essere ricontattato, ad esempio compilando un modulo online, oppure chi è già cliente e ha autorizzato proposte commerciali.

Il cuore della riforma: contratti nulli se manca il consenso

Fin qui, si potrebbe pensare a una regola come tante altre, facile da ignorare. Ma la parte che cambia davvero gli equilibri è un’altra: i contratti firmati al telefono senza quel permesso preventivo diventano giuridicamente nulli, come se non fossero mai esistiti. E non sarà più il cittadino a doversi arrampicare sugli specchi per dimostrare di non aver mai detto sì. È l’azienda a dover provare, carte alla mano, di aver ottenuto correttamente l’autorizzazione. Un’inversione dell’onere della prova che, secondo le associazioni dei consumatori come Consumerismo No Profit e l’Unione Nazionale Consumatori, rappresenta il cambiamento più concreto degli ultimi anni in questa battaglia.

Un mercato enorme che si nutre di chiamate moleste

Per capire perché la misura era attesa basta guardare ai numeri di un settore tanto pervasivo quanto opaco. Il telemarketing in Italia muove oltre 3 miliardi di euro l’anno, coinvolge migliaia di call center e decine di migliaia di operatori regolari. Ma a fianco di questa filiera legale prolifera una rete sommersa che genera miliardi di chiamate indesiderate ogni anno, spesso dirottate all’estero per eludere i controlli e mascherate con prefissi internazionali che ingannano chi aspetta una telefonata di lavoro dall’Europa. Le associazioni dei consumatori stimano che ogni anno vengano attivati centinaia di migliaia di contratti energetici con metodi ingannevoli, con un peso aggiuntivo in bolletta che per le famiglie può arrivare a diverse centinaia di euro l’anno.

Le telecomunicazioni restano fuori, almeno per ora

C’è però un capitolo che lascia l’amaro in bocca a chi sperava in una stretta totale. L’estensione delle stesse regole anche al settore della telefonia e di internet era stata inserita nell’iter del Decreto Accise, ma è stata stralciata nel passaggio finale del testo, complice un confronto tra Governo e Quirinale. Per le compagnie telefoniche restano dunque in vigore solo gli strumenti già esistenti, come il Registro pubblico delle opposizioni, che ha raccolto oltre 32 milioni di numeri iscritti. Non è escluso che l’estensione torni in un prossimo provvedimento, ma per ora chi riceve chiamate moleste per offerte di rete fissa o mobile non potrà invocare la nuova nullità contrattuale.

Cosa resta da fare e a chi rivolgersi in caso di violazioni

Resta un nodo tecnico non ancora sciolto: manca ancora il numero identificativo univoco a tre cifre che dovrà essere assegnato agli operatori di energia, una misura prevista dal decreto e attualmente al vaglio di AGCOM, pensata per permettere ai consumatori di riconoscere subito chi sta chiamando. Nel frattempo, chi riceve una telefonata sospetta o si accorge di un’attivazione mai richiesta può segnalare l’episodio al Garante per la protezione dei dati personali e ad AGCOM, conservando data, ora e numero da cui è arrivata la chiamata. Gli esperti raccomandano inoltre di non comunicare mai al telefono dati sensibili come codici POD, PDR o coordinate bancarie, soprattutto se chi chiama insiste su aumenti imminenti delle tariffe o cambi urgenti di fornitore.