Ogni anno, nell’ultimo lunedì di maggio, qualcosa di straordinario accade su una collina verde e ripidissima nel cuore del Gloucestershire, in Inghilterra. Una ruota di formaggio viene lanciata dall’alto. Ventiquattro esseri umani, evidentemente dotati di un coraggio inversamente proporzionale al buon senso, si gettano all’inseguimento. Quello che segue è pura, irresistibile follia — una cascata di corpi che ruzzolano, saltano, scivolano e si rialzano tra le urla di migliaia di spettatori giunti da ogni angolo del pianeta. Il Cooper’s Hill Cheese-Rolling and Wake è forse la gara più assurda, più pericolosa e più amata al mondo. E nessuno, nemmeno il rischio di finire in barella, sembra disposto a rinunciarci.
Il cheese-rolling: un’unica regola, nessuna logica apparente
La meccanica dell’evento è, sulla carta, elementare. Dal vertice di Cooper’s Hill, a Brockworth, nei pressi di Gloucester, viene fatta rotolare una forma di Double Gloucester — il formaggio locale per eccellenza — del peso di circa quattro chilogrammi. Un secondo dopo, i concorrenti si lanciano all’inseguimento lungo un pendio di 180 metri con una pendenza che sfiora il cinquanta percento: la più ripida dell’intera contea. Vince chi taglia per primo il traguardo in fondo alla collina. Il formaggio, ovviamente, non si prende mai: spinto dalla gravità, raggiunge facilmente gli ottanta chilometri orari, lasciandosi i concorrenti ben distanti alle spalle.
Non esiste un regolamento dettagliato. Non esistono federazioni ufficiali né classifiche mondiali. Non c’è nemmeno una struttura organizzativa tradizionale nel senso moderno del termine. Eppure ogni anno, nel Spring Bank Holiday, migliaia di persone si arrampicano fino alla cima di quella collina, e qualcuno — sempre qualcuno — decide di correre.
Seicento anni di follia documentata
Le origini del cheese-rolling si perdono in una nebbia storica densa quanto il cielo inglese in novembre. La prima attestazione scritta risale al 1836, quando un messaggio destinato al banditore della città di Gloucester fu pubblicato sul Berrow’s Worcester Journal. Ma le teorie sull’antichità del rito vanno ben oltre: la BBC ha riferito nel 2025 che alcune ipotesi collocano l’inizio della tradizione almeno seicento anni fa, mentre Dorothy Gladys Spicer, nel suo Yearbook of English Festivals del 1954, affermava che l’evento era già «famoso da almeno cinquecento anni». Il National Geographic, dal canto suo, indica il 1826 come prima data documentata, pur riconoscendo che la tradizione potrebbe essere ancora più antica.
Quello che è certo è che si tratta di un rito profondamente radicato nella comunità locale di Brockworth. Durante la Seconda Guerra Mondiale, quando il razionamento alimentare rendeva impossibile sprecare un formaggio intero, i partecipanti inseguirono un formaggio di legno — la sostanza cambiava, ma lo spirito restava intatto. Nemmeno i conflitti globali riuscirono a fermare quella collina.
Quando la salute e la sicurezza capitolano davanti alla tradizione
Nel 2010, le autorità locali annunciarono la cancellazione ufficiale dell’evento, invocando preoccupazioni legate alla sicurezza e al sovraffollamento. La risposta della comunità fu immediata e inequivocabile: il cheese-rolling si tenne lo stesso, in forma non ufficiale. La gente di Brockworth non chiese permesso. Si limitò a presentarsi, come sempre, sull’erba scivolosa di Cooper’s Hill.
Quella ribellione silenziosa racconta molto dell’anima di questo evento: non è una sagra organizzata da un ufficio turistico, non è un festival con sponsor aziendali o palchi luminosi. È qualcosa di più antico e più ostico — un patto tra una comunità e la propria storia, rinnovato ogni primavera con gli stinchi doloranti e il fango sulle ginocchia.
Un fenomeno globale nato in un villaggio inglese
Ciò che era nato come tradizione di un piccolo borgo rurale è diventato, nell’era dei social media e dei video virali, uno degli eventi sportivi più visti al mondo. Le immagini di concorrenti che precipitano vorticosamente giù per il pendio — in un groviglio di gambe, gomiti e smorfie di terrore — hanno fatto il giro di ogni piattaforma digitale, trasformando il cheese-rolling in un caso mediatico globale.
Le conseguenze sono state paradossalmente bellissime: Australia, Belgio, Canada, Egitto, Germania, Giappone, Nuova Zelanda e Stati Uniti hanno tutti prodotto vincitori nel corso degli anni, secondo quanto riportato dal Guardian. Nell’edizione 2024, le prime tre gare in discesa furono vinte rispettivamente da un tedesco, un australiano e un americano. L’americana Abby Lampe si aggiudicò per la seconda volta la gara femminile. La vittoria finale andò al locale Joshua Shepherd, di Brockworth, alla sua seconda affermazione in carriera — accolto da un’ovazione che nessun impianto sportivo costruito dall’uomo avrebbe saputo amplificare meglio di quella collina all’aperto.
Nell’edizione 2025, il tedesco Tom Kopke conquistò la prima gara maschile — il suo secondo successo al cheese-rolling — mentre la ventenne Ava Sender Logan, studentessa universitaria londinese, vinse la gara femminile. Alla BBC confessò, con disarmante candore, di non amare nemmeno il formaggio.
La collina, il cerimoniiere e il rito dell’attesa
Chi si avvicina per la prima volta a Cooper’s Hill fatica a credere che qualcuno abbia mai pensato di correrci. Il pendio è talmente inclinato che stare in piedi immobili richiede già un certo sforzo. Eppure, ogni anno, decine di concorrenti si sistemano sulla linea di partenza con l’espressione concentrata di chi si accinge a qualcosa di importante.
Il cerimoniere — figura immancabile, riconoscibile per il cappello a cilindro ornato di nastri colorati — scandisce il rituale con voce solenne. Conta fino a quattro: al «tre», il formaggio viene lanciato; al «quattro», i concorrenti partono. In quell’istante, ogni calcolo razionale viene sospeso. Quello che rimane è solo la gravità, l’erba, la velocità e il ruggito della folla.
Le gare sono solitamente quattro in discesa (tre maschili, una femminile) più alcune gare in salita — queste ultime aperte anche ai bambini, e decisamente meno traumatiche per le ginocchia. L’età minima per partecipare alle gare in discesa è dieci anni, il che dice già molto sulla filosofia dell’evento.
Formaggio, gloria e qualche osso rotto
Sarebbe disonesto omettere che il cheese-rolling non è privo di conseguenze fisiche. I concorrenti cadono. Sempre. La domanda non è se si cadrà, ma quante volte e in che modo. I medici del soccorso alpino sono presenti a ogni edizione. Le distorsioni, le contusioni e le fratture fanno parte del paesaggio quanto il formaggio stesso.
Eppure, anno dopo anno, i partecipanti tornano. Alcuni portano i segni degli anni precedenti. Alcuni arrivano dall’altra parte del mondo appositamente per questo. La vincitrice della gara in salita nel 2025, una certa Ariel Denpsey, ha rivelato alla BBC di aver deciso di partecipare solo la mattina stessa — e unicamente perché aveva lasciato il telefono in cima alla collina e la gara in salita le sembrava il modo più efficiente per recuperarlo.
È questo, forse, il segreto più autentico del Cooper’s Hill Cheese-Rolling: nella sua totale mancanza di pretese, trova una libertà che gli eventi “normali” non possono nemmeno immaginare.
Perché il mondo non riesce a distogliere lo sguardo
C’è qualcosa di profondamente umano in quello che accade ogni maggio su Cooper’s Hill. In un’epoca in cui ogni evento è pianificato, monetizzato e ottimizzato per i social media, il cheese-rolling rimane ostinatamente se stesso — caotico, imprevedibile, fisico, reale. Non ha bisogno di regia né di narrativa artificiale. La storia la scrive da sola, rotolando giù per un pendio a ottanta chilometri all’ora.
La ruota di Double Gloucester viene consegnata al vincitore. È il premio, l’unico. Non ci sono soldi, non ci sono trofei d’oro, non ci sono contratti pubblicitari. Solo formaggio. Solo gloria. Solo la memoria — viva e indelebile — di essere stati abbastanza temerari da buttarsi giù da quella collina.
E questo, in fondo, è sufficiente.

Curioso per natura, vivo la vita come se non ci fosse un domani.
Appassionato di enogastronomia e viaggi, racconto storie di sapori, tradizioni e culture attraverso itinerari culinari e destinazioni autentiche. Esploro territori, scopro vini, piatti e prodotti locali, condividendo esperienze sensoriali e consigli pratici per viaggiatori enogastronomici. Amo immergermi nelle tradizioni di ogni luogo, catturando l’essenza di culture diverse e facendo emergere il legame tra territorio e gastronomia. Con uno stile vivace e coinvolgente, trasformo ogni racconto in un’esperienza da gustare e vivere, ispirando chi desidera scoprire il mondo attraverso i suoi sapori autentici. Per me, viaggio e cucina sono strumenti di conoscenza e confronto, capaci di unire le persone e arricchire l’anima.





























