Sabato 17 ottobre, all’Unipol Forum di Assago, i Deep Purple hanno suonato per circa un’ora e quaranta minuti senza concedere nulla alla nostalgia. I classici come Highway Star e Smoke on the Water hanno convissuto con i brani degli ultimi due album, =1 (2024) e Splat! (2026), davanti a una platea che, in un palazzetto con soli posti a sedere, si è accesa a ogni riff riconoscibile. Il verdetto è semplice: a quasi sessant’anni dalla nascita, la band britannica non fa il tributo a sé stessa. Suona come un gruppo che ha ancora qualcosa da dire, e lo dice a volume alto.
Sessant’anni di rock: la storia dei deep purple in breve
I Deep Purple nascono nel 1968 a Hertford, in Inghilterra, e nello stesso anno esordiscono con Shades of Deep Purple, trainato da Hush, cover di Joe South. Nel 1969 il tastierista Jon Lord porta la band sul palco della Royal Albert Hall, con la Royal Philharmonic Orchestra, per il suo Concerto for Group and Orchestra: già allora il gruppo non voleva stare dentro un solo genere.
La svolta arriva con la formazione passata alla storia come Mark II: Ian Gillan alla voce, Ritchie Blackmore alla chitarra, Jon Lord alle tastiere, Roger Glover al basso e Ian Paice alla batteria. Con loro escono Deep Purple in Rock (1970) e Machine Head (1972), l’album di Highway Star, Space Truckin’ e Smoke on the Water.
Quest’ultima ha una storia che sembra inventata e invece è cronaca. Nel dicembre del 1971 a Montreux, in Svizzera, la band doveva registrare nel teatro del casinò. Durante un concerto di Frank Zappa e dei Mothers of Invention, un razzo di segnalazione scatenò un incendio che distrusse l’edificio. I Deep Purple, spostati in un albergo, trasformarono l’episodio in una canzone, con il riff di Blackmore diventato uno dei più suonati del rock.
Poi vennero gli avvicendamenti. Blackmore lasciò nel 1993, dopo una breve parentesi con Joe Satriani arrivò Steve Morse. Lord si ritirò nel 2002 e al suo posto entrò Don Airey. Dal 2022 la chitarra è di Simon McBride, nel ruolo che era di Morse. L’unico presente fin dal 1968 senza interruzioni è il batterista Ian Paice. Gli album più recenti portano la firma del produttore Bob Ezrin: =1 è il ventitreesimo studio, Splat!, uscito il 3 luglio 2026, il ventiquattresimo.
Scaletta del concerto dei Deep Purple a Milano
- Mars, the Bringer of War (Gustav Holst song)
- Highway Star
- A Bit on the Side
- Into the Fire
- Assolo di chitarra
- Arrogant Boy
- Diablo
- Assolo di tastiere
- Lazy
- Sometimes I Feel Like Screaming
- Sacred Land
- Lazy Sod
- Assolo di tastiere
- Perfect Strangers
- Space Truckin’
- Smoke on the Water
- Guinnesis
- Hush (Joe South cover)
- Black Night
La serata: tra classici e brani nuovi
In cartellone, ad aprire la serata, c’erano gli inglesi Jayler. Poi, dopo un video d’apertura pieno di colori, i Deep Purple hanno messo subito le cose in chiaro. L’attacco è Highway Star, senza giri di parole, seguita senza pause da A Bit on the Side, dal disco del 2024. Il trittico iniziale si chiude con Into the Fire, prima del saluto di Gillan al pubblico.
Il cantante ha 81 anni e la sua voce oggi è più misurata. Chi cerca gli acuti di cinquant’anni fa non li troverà, e il concerto non li pretende. Nel mix la voce resta spesso dentro il suono della band e in alcuni momenti esce con più forza, a tratti alterni. È un cantante che racconta gli anni che ha, e il pubblico lo accoglie così.
La scaletta alterna i due mondi con naturalezza. Dai pezzi recenti sono arrivati Diablo, tratta da Splat!, Lazy Sod e lo strumentale Guinnesis. Dal repertorio storico, Space Truckin’, una versione lunga di Lazy, Perfect Strangers e la già citata Hush, con il duello tra tastiere e chitarra. Poi il momento che tutti aspettano, Smoke on the Water, e la chiusura con Black Night.
Spazio anche ai virtuosismi. McBride ha un lungo assolo di chitarra, Airey uno di tastiere che cita Beethoven, Mozart, Chopin e il Nessun dorma di Puccini. Il ritmo è serrato, i brani si susseguono spesso senza pause e Gillan si ferma a parlare solo in rare occasioni. La produzione fa la sua parte, con molti video colorati, immagini di scena ricche di effetti e un buon impianto luci.
Voce, chitarra e tastiere: come suona la band oggi
Il punto più interessante della serata è la chitarra di McBride. Sul palco non c’è l’ombra di un confronto con Blackmore o con Morse: il chitarrista suona come un componente a pieno titolo, e con =1 e Splat! ha contribuito a scrivere il suono attuale del gruppo. Insieme a Airey costruisce l’impasto di chitarra e organo su cui si regge ancora oggi il marchio Deep Purple, sostenuto dalla coppia Glover e Paice.
Il risultato è un concerto in cui passato e presente si parlano alla pari. I brani vecchi non servono da alibi e quelli nuovi non vengono tollerati come un’attesa prima dei successi. Anche chi conosce la band solo per Smoke on the Water esce dal Forum con l’impressione di aver visto un gruppo al lavoro, non un museo itinerante.
Il tour europeo continua: dopo Milano la band è attesa a Parigi il 22 ottobre. E a sentire McBride, un altro album è già nei discorsi per l’anno prossimo. Se i Deep Purple passano dalle vostre parti, non aspettate l’ultima volta: quella sera, ad Assago, hanno dimostrato di non avere nessuna intenzione di fermarsi.

Appassionata di musica, racconto storie, emozioni e tendenze che vibrano nel mondo sonoro di oggi. Attraverso interviste, recensioni e approfondimenti, esploro generi diversi, dal mainstream alle scene indipendenti, con uno sguardo attento ai talenti emergenti e alle icone della musica internazionale. Amo immergermi nelle note e nei testi per offrirne una lettura originale e coinvolgente, capace di raccontare non solo i brani, ma anche le storie dietro gli artisti e le influenze che plasmano le loro opere. Con uno stile fresco e appassionato, cerco di trasmettere al pubblico l’energia e la magia della musica, strumento di cultura, emozione e condivisione universale.






























