Immaginate di essere dietro il bancone di un albergo, quando qualcuno vi porge un portafoglio trovato per strada. Dentro c’è una lista della spesa, una chiave di casa e, in alcuni casi, delle banconote. Cosa fareste? Secondo la scienza comportamentale, la risposta più probabile è sorprendente: più denaro contiene, più è probabile che lo restituiate. Un’indagine internazionale durata anni ha smontato uno dei luoghi comuni più radicati sulla natura umana, capovolgendo le previsioni degli economisti e regalando un motivo, insolito, per fidarsi ancora degli sconosciuti.
Un esperimento globale nato da un’intuizione controcorrente
Tutto è cominciato con un piccolo test in Finlandia, quando un gruppo di ricercatori ha chiesto a un collaboratore di lasciare alcuni portafogli smarriti presso uffici pubblici, fingendosi un turista distratto. Il risultato iniziale sembrava un errore di calcolo, tanto che gli studiosi hanno deciso di triplicare la somma di denaro contenuta nei portafogli per verificarlo. Il dato è stato confermato ancora, spingendo il team a trasformare quel piccolo esperimento in una delle ricerche più ambiziose mai condotte sull’onestà umana. Guidato da economisti dell’Università di Zurigo, dell’Università del Michigan e dell’Università dello Utah, lo studio è stato pubblicato nel 2019 sulla prestigiosa rivista Science con il titolo “Civic honesty around the globe”.
Diciassettemila portafogli, quaranta Paesi, una sola domanda
Nell’arco di alcuni anni, i ricercatori hanno consegnato oltre 17mila portafogli a impiegati di banche, hotel, musei, teatri e stazioni di polizia in 355 città distribuite in 40 Paesi. Ogni portafoglio, realizzato in plastica trasparente per rendere visibile il contenuto senza doverlo aprire, custodiva sempre gli stessi oggetti: una chiave, tre biglietti da visita con un indirizzo email fittizio e una lista della spesa scritta nella lingua locale. Cambiava soltanto una variabile: la presenza o meno di denaro contante, e il suo importo. Alcuni portafogli erano vuoti, altri contenevano l’equivalente di circa 13 dollari, e in tre Paesi — Stati Uniti, Regno Unito e Polonia — è stata testata anche una somma vicina ai 100 dollari.
Il paradosso che ha spiazzato anche gli economisti
I numeri hanno smentito la logica del puro interesse economico. Il 40% dei portafogli senza denaro è stato restituito, una percentuale che è salita al 51% quando all’interno c’era una piccola somma, fino a toccare il 72% nei casi in cui la cifra era più consistente. Un dato ancora più eloquente arriva da un sondaggio parallelo condotto tra 279 economisti di alto profilo, ai quali era stato chiesto di prevedere l’esito dell’esperimento: solo il 29% ha indovinato la tendenza reale. Secondo gli autori dello studio, a guidare il comportamento delle persone non è soltanto l’altruismo, ma un meccanismo psicologico più sottile, il timore di percepirsi come un ladro davanti a se stessi, un disagio che pesa più della tentazione economica.
Un mosaico di culture, tra vertici scandinavi e sorprese asiatiche
Il tasso di restituzione ha rivelato differenze marcate da un continente all’altro. Svizzera e Norvegia si sono collocate ai vertici della classifica mondiale, con percentuali vicine al 70%, seguite a ruota da altri Paesi del Nord Europa dove il senso civico appare più radicato. All’estremo opposto figurano nazioni come Cina, Marocco, Perù e Kazakistan, dove il tasso di restituzione è risultato decisamente più basso. L’Italia si è posizionata in una fascia intermedio-bassa della graduatoria: secondo i ricercatori, la spiegazione potrebbe risiedere nel forte legame con la famiglia e con il gruppo ristretto di appartenenza, un tratto culturale che, paradossalmente, tenderebbe a indebolire l’impulso a restituire un oggetto a uno sconosciuto lontano dalla propria cerchia.
Cosa ci insegna davvero questo esperimento
Al di là della curiosità statistica, lo studio pubblicato su Science offre una lezione più ampia sulla fiducia sociale. I ricercatori hanno osservato che i Paesi con istituzioni più democratiche e con cittadini che si sentono parte attiva delle decisioni collettive tendono a registrare tassi di onestà civica più elevati, indipendentemente dal livello di reddito. Non è dunque la ricchezza a determinare la propensione a fare la cosa giusta, ma piuttosto il tessuto di norme morali condivise che lega una comunità. Un’ultima annotazione, tanto piccola quanto significativa: tra le istituzioni coinvolte nell’esperimento, persino alcuni uffici anticorruzione non hanno mai restituito il portafoglio ricevuto.
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