Un’ora e 27 minuti. È il margine di sonno in più che, nel fine settimana, si associa al calo più marcato del rischio di ipertensione: meno 9%, secondo uno studio sudcoreano presentato al congresso della Società europea di cardiologia a Monaco di Baviera. Oltre quella soglia il vantaggio si assottiglia e, superate le quattro ore, si rovescia. Per chi passa la settimana a dormire poco, la sveglia rimandata della domenica smette di sembrare un vizio e acquista qualche credito scientifico.

La ricerca porta la firma di Nawon Lee, della Korea University di Seul, e ha seguito per sette anni 40.727 adulti della Corea del Sud. Gli autori hanno chiamato “sonno di recupero del weekend” la differenza tra le ore dormite nei giorni di riposo e quelle dei giorni lavorativi. Chi recuperava aveva in media il 6% di probabilità in meno di sviluppare pressione alta. Tra le persone poco attive fisicamente la riduzione è salita al 6,9%.

Perché il sonno arretrato pesa sulla pressione

Di notte la pressione arteriosa scende per qualche ora, ed è una pausa che il sistema cardiovascolare si aspetta. Il sonno insufficiente accorcia o cancella quel calo. Lee lo ha spiegato così ai giornalisti: quando si dorme troppo poco l’organismo è sotto stress e cuore e vasi sanguigni lavorano di più, con effetti possibili sui valori pressori. Qualche ora in più nei giorni liberi sarebbe, nelle sue parole, il modo in cui il corpo prova a rimettersi in pari.

Il tema riguarda molte persone. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nel mondo vivono con l’ipertensione circa 1,28 miliardi di adulti tra i 30 e i 79 anni, e quasi la metà (il 46%) non sa di averla. Il disturbo di solito non dà sintomi, e per questo si scopre quasi sempre con una misurazione.

Il confine tra recupero e disordine

Fino a poco tempo fa il consiglio dei medici andava in un’altra direzione: stessi orari per addormentarsi e svegliarsi, sabato e domenica compresi. Lo sfasamento tra il ritmo della settimana e quello del weekend ha anche un nome, jet lag sociale, coniato dal cronobiologo Till Roenneberg. È la sensazione di aver cambiato fuso orario senza muoversi da casa.

I dati sudcoreani non cancellano quel principio, lo mettono in prospettiva. Chi accumula più di quattro ore di sonno extra nel fine settimana ha mostrato un rischio di ipertensione più alto, non più basso. Secondo Lee, quando il recupero diventa eccessivo l’irregolarità del sonno e il disturbo del ritmo circadiano possono annullare il beneficio. Nelle persone che dormono poco durante la settimana, invece, il vantaggio di compensare può superare il danno di un orario irregolare. La regolarità resta un obiettivo valido. Il recupero moderato, spiega la ricercatrice, non è una colpa di cui scusarsi.

Non è la prima volta che il weekend assolve chi dorme tardi

Lo studio di Seul si aggiunge a un’altra ricerca presentata dalla stessa società scientifica nel 2024. Quel lavoro ha analizzato i dati di oltre 90.000 persone della UK Biobank, seguite per una media di quasi quattordici anni, e ha trovato che chi recuperava più sonno nel weekend aveva circa un quinto in meno di probabilità di sviluppare malattie cardiache rispetto a chi ne recuperava meno. Anche lì l’effetto riguardava le persone che durante la settimana dormivano meno di sette ore per notte.

Cosa dicono i numeri e cosa no

Sono risultati di studi osservazionali: mostrano un’associazione tra recupero di sonno e pressione più bassa, non dimostrano che dormire di più la domenica causi il calo del rischio. Il valore di un’ora e 27 minuti è una media statistica, non una prescrizione, e non vale allo stesso modo per un ventenne e per chi ha già una diagnosi di ipertensione. Chi soffre di pressione alta o di disturbi del sonno farebbe bene a parlarne con il proprio medico, senza affidarsi a una regola trovata in un titolo.

Resta una domanda che il laboratorio non può risolvere. Se il corpo ha bisogno del weekend per rimettersi in pari, forse il problema non è la domenica mattina. Sono il lunedì, il martedì e il mercoledì sera, quando l’ultima serie e l’ultima email rubano l’ora che poi proviamo a recuperare.