A una ventina di chilometri a sud di Bangkok, nella provincia di Samut Prakan, un colosso color verde rame si staglia contro il cielo tropicale con una presenza che sfida ogni logica architettonica. L’Erawan Museum è dominato da un elefante a tre teste in bronzo che pesa 250 tonnellate, alto 29 metri e lungo 39 metri, appoggiato su un piedistallo di 15 metri. Non è un semplice monumento: è un viaggio verticale attraverso la cosmologia indù e buddhista, un contenitore di storia e spiritualità che cattura lo sguardo prima ancora di svelarne il significato profondo.
Questo gigante di rame, il cui nome evoca Erawan, la cavalcatura mitologica del dio Indra, rappresenta molto più di un’opera d’arte monumentale. È il sogno materializzato di un uomo, Lek Viriyaphant, magnate thailandese e appassionato collezionista che ha dedicato la sua vita a preservare il patrimonio culturale asiatico. La costruzione, iniziata nel 1994 e completata solo nel 2003, ha richiesto decine di migliaia di lastre di rame spesse 1,2 millimetri, alcune grandi come un palmo, altre di 4×8 piedi, tutte applicate a mano con pazienza artigianale.
L’architetto visionario dietro l’elefante
Lek Viriyaphant nacque nel 1917, studiò a Shanghai prima di ereditare l’azienda farmaceutica di famiglia al suo ritorno. Ma non fu il business a definirlo. Fu piuttosto la sua ossessione per l’arte, l’architettura e le religioni del mondo a plasmare il suo lascito. Viriyaphant trascorse anni visitando e studiando le antiche città della Thailandia come Ayutthaya e Lopburi, e le rovine dei paesi vicini. Da quelle esperienze nacque l’ispirazione per progetti eccentrici come l’Erawan Museum, l’Ancient City di Bangkok e il Sanctuary of Truth a Pattaya.
La costruzione dell’Erawan Museum iniziò con uno schizzo su carta, poi Lek commissionò agli artigiani dell’Ancient City di realizzare un modello in argilla, e infine contattò architetti per costruire la struttura utilizzando tecnologie e materiali diversi, tra cui fibra, schiuma e cera d’api. L’idea originale prevedeva un edificio a forma di elefante a tre teste come epicentro di una destinazione culturale nel distretto di Bang Pakong, ma l’ambizione del progetto lo rese inizialmente irrealizzabile. Solo anni dopo, quando un amico occidentale espresse il desiderio di costruire un edificio a forma di mela, simbolo della sua città natale, l’idea di Viriyaphant riemerse con forza rinnovata.
Lek Viriyaphant morì il 17 novembre 2000, prima di vedere il completamento del suo capolavoro, ma la sua famiglia continuò l’opera, aprendo finalmente il museo al pubblico nel 2003.
Il viaggio attraverso i tre regni dell’universo
Entrare nell’Erawan Museum significa intraprendere un percorso spirituale verticale che riflette la concezione indù-buddhista dell’universo. Il museo è strutturato su tre livelli, ciascuno rappresentante un regno distinto della cosmologia: il mondo sotterraneo, la terra degli esseri umani e il paradiso celeste.
Il primo livello, chiamato Suvarnabhumi, rappresenta il mondo sotterraneo. Situato nel seminterrato, questo spazio racchiude la collezione privata di Lek Viriyaphant: vasi cinesi delle dinastie Ming e Qing, oltre alla documentazione fotografica della costruzione del museo con pannelli murali. L’atmosfera è volutamente sobria, quasi meditativa, con una luce soffusa che invita alla riflessione. Qui si trovano anche ceramiche Benjarong, set da tè della dinastia Chakri, ornamenti di giada e vasi vietnamiti, tutti testimonianze degli scambi culturali che hanno arricchito la cultura materiale thailandese.
Salendo, si raggiunge il secondo piano, che rappresenta la terra o il mondo umano. Questa è forse la sezione più spettacolare dal punto di vista artistico. La sala, alta e technicolor, è ricca di iconografia e esuberanza artistica, con decorazioni che ornano tutto, dalle pareti alle scale a chiocciola. I visitatori possono ammirare lavori in rame battuto a mano, intarsi Benjarong, stucchi intricati realizzati da artigiani di Petchaburi, quadri in rilievo con decorazioni in stagno e dipinti murali. Il soffitto in vetro colorato è uno spettacolo in sé: rappresenta il tetto del mondo, lo zodiaco e la Via Lattea, creando un effetto luminoso che cambia durante il giorno.
Il terzo piano, situato nel ventre stesso dell’elefante, rappresenta il paradiso o Tavatimsa, il regno celeste degli dei nella cosmologia buddhista. Una statua del Bodhisattva Guan Yin si erge al centro della sala, insieme a quattro pilastri che raffigurano scene religiose. La stanza ospita diverse immagini di Buddha in varie posture, mentre il soffitto colorato evoca i picchi del Monte Meru. Lo spazio esterno è rappresentato da cerchi blu e arancioni brillanti e stelle dorate scintillanti, con forme di varie costellazioni visibili. Per raggiungere questo livello supremo, i visitatori possono scegliere tra una scala a chiocciola che attraversa la zampa posteriore destra dell’elefante o un piccolo ascensore situato nella zampa sinistra.
I giardini e la dimensione spirituale
All’esterno del museo si estende un giardino tranquillo che completa l’esperienza spirituale e culturale. I sentieri di pietra serpeggiano tra ruscelli, stagni e cascate, con statue mitologiche disseminate ovunque. I visitatori possono nutrire le carpe negli stagni rocciosi per pochi baht, o cercare le sculture di creature leggendarie tra la vegetazione lussureggiante. Palme dall’Africa, gelsomini delle Indie Occidentali e cespugli di Ixora creano un’atmosfera esotica e profumata.
Un’attività popolare è quella di far galleggiare foglie di loto nel fossato decorativo, un gesto che nella tradizione buddhista simboleggia il liberarsi dalla sfortuna. Il santuario dell’elefante davanti all’ingresso principale attira fedeli che portano offerte di frutta e ghirlande di fiori gialli, bastoncini d’incenso accesi, in un atto di devozione che fonde turismo e spiritualità. Il loto, con il suo simbolismo di purezza e illuminazione, è rappresentato in molte forme nei giardini, ricordando ai visitatori il legame profondo tra natura e spiritualità nella cultura thailandese.
Come raggiungere l’Erawan Museum
L’Erawan Museum si trova sulla vecchia Sukhumvit Road, circa cinque chilometri a sud della stazione BTS di Bearing. Sebbene Samut Prakan sia tecnicamente una provincia separata a sud di Bangkok, la sensazione è ancora quella di trovarsi nella capitale. Il viaggio dal centro di Bangkok richiede dai 30 ai 40 minuti, a seconda del traffico e del mezzo di trasporto scelto.
Il modo più semplice per arrivare è prendere la BTS Skytrain sulla linea Sukhumvit fino alla stazione Pu Chao o Chang Erawan, entrambe equidistanti dal museo. Da lì, un breve tragitto in taxi vi porterà direttamente all’ingresso. Il museo è aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00, con un costo d’ingresso di 400 baht. Vale la pena notare che in Thailandia è comune una pratica di “prezzi differenziati”, con tariffe diverse per turisti stranieri e residenti locali.
Per chi desidera un’esperienza più completa, l’Erawan Museum può essere facilmente abbinato alla visita dell’Ancient City (Muang Boran), situata a soli 10 chilometri di distanza. Entrambe le attrazioni furono create da Lek Viriyaphant e rappresentano il suo impegno nella preservazione e promozione della cultura thailandese.
Un monumento tra passato e presente
Visitare l’Erawan Museum significa confrontarsi con una visione che trascende il semplice intrattenimento turistico. È un luogo dove l’arte, la spiritualità e la storia convergono in un’esperienza che lascia il visitatore con un senso di meraviglia e riflessione. Il gigantesco elefante verde non è solo una struttura impressionante per le fotografie: è un simbolo vivente della determinazione di un uomo a preservare la ricchezza culturale della sua terra in un’epoca di rapida modernizzazione.
Ogni lastra di rame, ogni statua, ogni vetro colorato racconta una storia di devozione artigianale e passione culturale. E mentre il mondo continua a cambiare, l’Erawan Museum rimane fermo, un guardiano dei tesori del passato e un ponte verso la comprensione spirituale. È, in definitiva, il sogno di Lek Viriyaphant reso eterno: un elefante cosmico che vola liberamente tra la terra e il cielo, portando con sé la benedizione della conoscenza e della bellezza.

Giornalista appassionata di enogastronomia, lifestyle e tempo libero, racconto storie autentiche che uniscono sapori, culture e tendenze. Con un occhio attento alle eccellenze culinarie e alle novità del mondo del food, esploro territori e tradizioni per offrire ai lettori esperienze autentiche, consigli di viaggio e approfondimenti sul lifestyle contemporaneo. Amo valorizzare la convivialità e il piacere di scoprire, raccontando vini, piatti e luoghi che fanno della qualità e dell’innovazione il loro punto di forza. Nel tempo libero, mi dedico a esplorare nuove destinazioni e sperimentare nuovi trend, condividendo storie e ispirazioni che arricchiscono la vita quotidiana in modo semplice e coinvolgente. Con un linguaggio fresco e coinvolgente, cerco di trasformare ogni articolo in un viaggio sensoriale che stimola curiosità e voglia di vivere.


































