C’è un angolo di Milano dove il tempo sembra essersi fermato e poi ripartito, come un vecchio orologio cui è stata data carica nuova. Si chiama Cinque Vie, e deve il suo nome a quel crocevia a forma di stella — geometria irregolare che la tradizione attribuisce alla presenza del torrente Nirone, deviato secoli fa — dove convergono Via di Santa Marta, Via del Bollo, Via Bocchetto, Via Santa Maria Fulcorina e Via Santa Maria Podone. Un incrocio che era già centro di scambi commerciali in epoca romana, quando qui sorgevano il Foro, la Basilica, i templi e il Palazzo Imperiale di Mediolanum. Oggi, quel medesimo reticolo di viuzze che ha vissuto invasioni longobarde, fervori medievali e l’affresco della modernità ospita qualcosa di radicalmente contemporaneo: la 5VIE Design Week 2026, giunta alla sua tredicesima edizione, con il tema QoT – Qualia of Things.

La scelta del tema non è casuale. In un momento dominato dall’Internet of Things — la connettività pervasiva degli oggetti digitali — il distretto 5VIE ha deciso di invertire la rotta, spostando l’attenzione dalla macchina all’essere umano, dai dati alle emozioni. I qualia, termine mutuato dalla filosofia della mente, indicano quegli aspetti soggettivi e privatissimi della percezione: il rosso di un tramonto, la ruvidità di un tessuto, il peso specifico di un silenzio. Cose che nessun algoritmo può codificare. «Si parla tanto di Internet of Things, di internet delle cose», ha spiegato Emanuele Tessarolo, co-fondatore del distretto, «mentre a noi premeva soprattutto ricordare che gli oggetti suscitano delle emozioni». Dal 20 al 26 aprile 2026, questo quartiere antichissimo si trasforma ancora una volta in un laboratorio a cielo aperto, dove dodici eventi tra installazioni, presentazioni, sinfonie di materia e conversazioni silenziose ricompongono il rapporto tra gli oggetti e chi li abita.

Floralis al Teatro Arsenale: tappeti come organismi viventi

Milano Design Week 2026 Cinque Vie eventi Fuorisalone distretto 5VIE, Guida agli eventi del Fuorisalone 2026 nel quartiere 5VIE a Milano

Alle spalle di via Cesare Correnti, nascosto tra i civici dispari come un segreto ben custodito — il teatro esiste fra il numero 7 e il numero 11, senza avere diritto al 9 — sorge il Teatro Arsenale, fondato nel 1978 da Marina Spreafico e Kuniaki Ida dopo la loro formazione all’École Internationale de Théâtre Jacques Lecoq di Parigi. Uno spazio che da quasi cinquant’anni pratica il teatro come corpo-teatro: insegnamento, creazione, performance, libri, musica, tutto ciò che sfugge alla catalogazione facile. Nella sua storia pluridecennale ha accolto esposizioni, incontri, residenze artistiche. Oggi, per il Fuorisalone 2026, diventa la casa di qualcosa di inaspettatamente tattile.

Floralis è il nome della collezione tessile che l’artista brasiliano Humberto Campana — la metà del celeberrimo duo Campana Brothers, tra i nomi più riconoscibili del design internazionale — ha concepito per il brand Art de Vivre Rugs. Si tratta di tappeti tessuti a mano e ispirati alle strutture cellulari della natura: non la natura come paesaggio da contemplare a distanza, ma la natura come forma organizzata, come microarchitettura invisibile. Le strutture cellulari — quelle degli organismi vegetali, dei tessuti biologici, delle colonie di insetti — traducono la loro logica geometrica in intreccio, ritmo, tessitura. Il risultato è una collezione che non racconta il mondo naturale ma ne replica la grammatica profonda, con la precisione artigianale di chi tesse il filo uno per uno.

Per Art de Vivre si tratta del primo approdo al Fuorisalone: un debutto che segna l’incontro tra il rigore manifatturiero del brand e la visione inconfondibile di Campana, da sempre capace di trasformare materiali ordinari in oggetti capaci di emozionare. Il Teatro Arsenale, con la sua storia di spazio aperto alla sperimentazione e la sua eredità fisica — un edificio la cui prima pietra fu posata nel 1272, attraversato da secoli di funzioni diverse, da chiesa a teatro, da collegio a scuola — amplifica il significato di questi lavori. I tappeti di Campana si appoggiano su pavimenti che hanno ascoltato voci di monaci, studenti, attori e spettatori. Non è un dettaglio marginale: è parte della grammatica stessa dell’esperienza.

Sparkling Water in via Cesare Correnti 14: quando l’acqua diventa gioiello

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Al numero 14 di via Cesare Correnti, nel palazzo che da anni ospita la sede principale del distretto 5VIE, l’acqua cessa di essere elemento e diventa linguaggio. Federica Sala — curatrice e design advisor tra le più apprezzate della scena milanese, capace di tessere collaborazioni tra brand e creativi con una precisione quasi chirurgica — porta una nuova collezione di pezzi unici in vetro e pietre preziose, concepita interamente attorno al tema dell’acqua, in un’installazione che definisce lei stessa “immaginifica”.

Il titolo, Sparkling Water, è una dichiarazione di poetica. L’acqua frizzante, con le sue bollicine in movimento perpetuo, la sua leggerezza apparente, la sua capacità di catturare la luce e restituirla modificata, diventa la metafora di oggetti che esistono in uno spazio liminale tra funzione e contemplazione. Il vetro, materiale da sempre vicino all’acqua per la sua trasparenza e per i suoi riflessi, incontra le pietre preziose in pezzi unici di carattere visionario. Non si tratta di gioielli nel senso tradizionale, né di oggetti domestici nell’accezione corrente: sono artefatti che appartengono a una categoria più difficile da nominare, quella degli oggetti che fanno domande.

Lo stesso spazio di Cesare Correnti 14 ospita, in contemporanea, altri progetti della selezione 5VIE, tra cui l’installazione Pink Toilet dell’artista brasiliano Alê Jordão, che trasforma il bagno dello storico edificio in un ambiente totalmente immersivo di estetica total pink, e i lavori di Richard Yasmine. La stratificazione di esperienze e sguardi in un unico palazzo è essa stessa una scelta curatoriale: il distretto 5VIE non presenta vetrine, presenta conversazioni.

Aquae Mirabiles by Buccellati in piazza Tomasi di Lampedusa: l’argento e la memoria dell’acqua

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C’è un’ironia sottile nel fatto che uno dei progetti più scenograficamente ambiziosi del Fuorisalone 2026 si chiami con un nome che evoca le sorgenti miracolose dell’antichità, e trovi casa in una piazza intitolata all’autore del Gattopardo. Aquae Mirabiles — acque meravigliose, acque sorprendenti — è il titolo dell’installazione immersiva con cui la maison Buccellati celebra la sua collezione di argenteria Caviar, con il suo iconico motivo a microsfere, in uno degli eventi più attesi della Design Week milanese.

Il progetto è curato da Federica Sala, progettato da Balich Wonder Studio — il noto studio milanese di scenografia e live experience — e sviluppato con la collaborazione dell’artista e illustratore inglese Luke Edward Hall, noto per il suo tratto narrativo e la sua capacità di costruire immaginari che mischiano storia, mito e ironia colta. L’installazione si sviluppa negli spazi adiacenti alla sede Buccellati e si presenta già all’esterno come un teatro delle acque: un ninfèo contemporaneo, una soglia narrativa che prepara chi arriva a entrare in un universo sommerso, sospeso tra storia e fantasia.

Il cuore dell’installazione è una tavola modellata come un’onda, che accoglie l’intera collezione Caviar e trasforma la mise en place in paesaggio. L’argento dialoga con l’acqua in una relazione visiva che valorizza la texture a microsfere della collezione e la inserisce in un contesto quasi mitologico. Sulle pareti, le illustrazioni di Luke Edward Hall ampliano il racconto, evocando riferimenti che attraversano epoche diverse: l’antica Roma, i ricettari papali, i dipinti rinascimentali della Pinacoteca di Brera, e persino la leggenda milanese del banchetto immaginato da Leonardo da Vinci per le nozze di Ludovico il Moro e Beatrice d’Este. È un racconto di lusso inteso come stratificazione di cultura, non come semplice esibizione di materia.

Re-Campaign alle Cavallerizze: portali di colore riciclato

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Prima ancora di entrare alle Cavallerizze del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci — la più grande delle location del distretto 5VIE, che ogni anno ospita le produzioni originali più ambiziose — i visitatori si trovano a dover attraversare qualcosa di inaspettato. Lo studio olandese mo man tai ha concepito Re-Campaign come un’installazione cromatica itinerante che segna l’ingresso a questo spazio: 15 portali colorati costruiti con banner pubblicitari in PET riciclato, trasformati da strumenti di comunicazione commerciale effimera in soglie architettoniche permanenti per la durata della settimana.

L’idea ha una logica che va oltre la scenografia. I banner pubblicitari, dopo la loro vita nell’affissione cittadina, diventano solitamente rifiuti difficili da gestire: il PET — polietilene tereftalato — richiede processi specifici di riciclo. Mo man tai, che da anni lavora sull’upcycling e sulla trasformazione di materiali di scarto in elementi di design, ha immaginato che questi stessi banner — con i loro colori accesi, le loro grammatiche visive, la loro natura di comunicazione di massa — potessero rinascere come strutture che filtrano la luce e creano ritmo nello spazio. I portali non sono statici: reagiscono al passaggio delle persone, ai riflessi della luce, ai movimenti dell’aria. Attraversarli non è un gesto neutro, ma un’esperienza fisica che prepara il visitatore alla dimensione sensoriale delle installazioni interne.

Il progetto risuona perfettamente con il tema QoT – Qualia of Things: il materiale riciclato porta con sé una storia, un’identità precedente, una memoria. Ogni banner era un messaggio, ogni colore era una scelta comunicativa. Trasformati in portali, questi materiali continuano a portare con sé qualcosa di invisibile — la traccia del loro passato — mentre acquisiscono una nuova funzione estetica ed esperenziale.

MoscaPartners Variations a Palazzo Litta: la metamorfosi come bene comune

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Dal 2014, Palazzo Litta — il capolavoro barocco di Corso Magenta, con la sua facciata settecentesca e il suo maestoso Cortile d’Onore — è il cuore pulsante dell’appuntamento Variations, la mostra collettiva organizzata da MoscaPartners, fondato da Caterina Mosca e Valerio Castelli nel 2011. Ogni anno, il Cortile d’Onore diventa qualcosa di diverso. Quest’anno, per il 2026, diventa un labirinto gentile.

Il tema scelto per questa edizione è Metamorphosis: la trasformazione intesa come processo continuo guidato dalla sperimentazione, dallo sviluppo di nuovi materiali e dalle tecnologie disponibili. La scelta di Mosca e Castelli per l’installazione site-specific che accoglierà i visitatori nel Cortile è quella di Lina Ghotmeh, architetta franco-libanese classe 1980, basata a Parigi, che firma con questo lavoro il suo primo intervento site-specific all’aperto in Italia. Il suo nome è diventato internazionale grazie a una pratica che lei stessa definisce “Archeologia del futuro”: l’ascolto profondo della storia e della memoria di un luogo come punto di partenza per immaginare il presente.

Metamorphosis in Motion trasforma il Cortile d’Onore — con la sua simmetria, le sue proporzioni e i suoi assi visivi progettati per essere una scenografia della rappresentazione pubblica — in un ecosistema spaziale vivente. Attraverso geometrie curve, prospettive mutevoli e un percorso sequenziale, il padiglione labirintico pensato da Ghotmeh permette allo spazio di restare intatto nella sua struttura mentre viene continuamente reinterpretato attraverso il movimento dei visitatori, la luce, gli elementi naturali, il tempo. Il corpo del visitatore diventa parte integrante della composizione architettonica: il cortile smette di essere una cornice statica e diventa un bene comune, uno spazio di partecipazione. «La metamorfosi emerge attraverso l’uso», ha spiegato Ghotmeh, «e il cortile si evolve da soglia a bene comune». Ghotmeh è recentemente stata nominata tra i TIME100 Next 2025 e ha ricevuto il Gold Award per il Padiglione del Bahrain all’Expo 2025 di Osaka.

Metalia al Laboratorio Paravicini: il dialogo invisibile tra ceramica e metallo

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Esiste, nel cuore delle Cinque Vie, un cortile che il tempo sembra aver dimenticato di trasformare. Al civico 8 di via Nerino, in un edificio neoclassico dei primi del Novecento, il Laboratorio Paravicini ha il suo atelier da oltre trent’anni. Fondato da Costanza Paravicini — che cominciò dipingendo piatti per la propria casa — è oggi una manifattura riconosciuta a livello internazionale, dove un team di circa dieci persone, inclusa la fondatrice e le sue tre figlie, lavora con pittura a mano, tecniche miste e processi di stampa per realizzare oggetti da tavola che si muovono tra il quotidiano e il poetico.

Per la Milano Design Week 2026, il laboratorio ha stretto una collaborazione con la designer colombiana Natalia Criado, e il risultato è Metalia: una nuova collezione di oggetti da tavola in ceramica e metallo che nasce da una ricerca condivisa su geometria, contrasti materici e ritualità della tavola. Non una semplice co-branding, ma un dialogo autentico tra due pratiche distinte: da un lato la ceramica decorata a mano di Paravicini, con la sua capacità di abitare il mondo dell’immaginazione e del sogno; dall’altro la progettazione di oggetti in metallo di Criado, formata come architetta, capace di portare nella tavola una dimensione quasi scultorea.

The Invisible Table — questo il titolo dell’installazione che fa da contenitore alla presentazione — evoca qualcosa che non si vede ma si sente: la tavola come rituale, come spazio relazionale, come luogo dove le cose non esistono da sole ma in relazione reciproca. Il sottopiano in metallo di Criado e il piatto in ceramica decorata di Paravicini si appoggiano l’uno sull’altro con una naturalezza che suggerisce un’affinità preesistente. Come ha detto Criado a Wallpaper: «Milano ha questa dualità, è estremamente rapida, molto industriale, ma allo stesso tempo profondamente radicata nella tradizione e nell’artigianato». Metalia è anche questo: il tentativo di fare convivere due velocità diverse in un oggetto unico.

Animale Sociale a Casa Ornella: la casa come confessione

Ogni anno, in occasione del Fuorisalone, Maria Vittoria Paggini fa qualcosa di radicale: trasforma completamente il suo appartamento e lo apre al pubblico. Casaornella — la show house che Paggini ha creato in via Conca del Naviglio — è diventata nel corso degli anni uno degli appuntamenti più attesi del Fuorisalone milanese, non per le dimensioni o per i brand coinvolti, ma per la qualità del gesto: un’interior designer che usa il proprio spazio domestico come manifesto, come campo di sperimentazione, come autobiografia architettonica.

La quarta edizione si intitola Animale Sociale – Nessuno mi può giudicare e esplora la necessità primordiale di connessione come fondamento dell’abitare contemporaneo. Dopo An Unconventional Design Plot, Porno Chic e Mediterranea, quest’anno Paggini si interroga sulla dimensione sociale dell’esistenza: siamo animali che si definiscono attraverso il rapporto con gli altri, attraverso la prossimità e la distanza, il riconoscimento e l’alterità. Lo spazio si trasforma in un ambiente fluido, privo di soglie rigide, dove la prossimità, la distanza e il riconoscimento plasmano l’esperienza del visitatore come fossero elementi architettonici. Il titolo, con quella sfida ironica e liberatoria — “nessuno mi può giudicare” — è anche un invito a entrare senza pregiudizi, ad abbandonare le categorie e a lasciarsi attraversare dall’ambiente.

Nella visita, il caffè diventa parte dell’opera: per tutta la settimana, i visitatori possono degustare il caffè Trucillo preparato con la moka, trasformato in gesto sociale e in rito quotidiano che accompagna l’attraversamento dello spazio. La sartoria Latorre ha firmato per l’occasione una serie di capi one-off per il progetto. Un universo domestico che è anche un’opera corale.

A Conversation With by Byredo al Chiostro Cappuccio: sedersi nel silenzio

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C’è un chiostro, in via Cappuccio, che il Fuorisalone 2026 ha trasformato in un luogo di ascolto. Byredo — il brand di fragranze e oggetti fondato da Ben Gorham nel 2006, che ha fatto della discrezione e dell’intensità la propria grammatica estetica — ha scelto di celebrare i suoi vent’anni di attività con un progetto che non profuma di autocompiacimento, ma di ricerca autentica.

A Conversation With è il risultato di una collaborazione con il designer Jean-Guillaume Mathiaut, formato come architetto e oggi riconosciuto per una pratica scultorea che usa il legno come altri usano il marmo: con reverenza per la materia, attenzione alle venature, consapevolezza che il materiale porta con sé una storia che il progettista non ha scritto ma deve saper leggere. Il progetto consiste in un’edizione limitata di sei sedute scultoree in legno, interamente costruite in legno massello e rifinite con inchiostro giapponese nero. Non si tratta di sedie nel senso funzionale ordinario: sono presenze scultoree concepite come spazi per la conversazione e la contemplazione.

Le sei opere si suddividono in due pezzi principali — Behind the Scenes, tributo alle fondamenta invisibili che hanno definito la maison negli ultimi vent’anni, e Millennium, proiezione verso il futuro — e quattro lavori supplementari che corrispondono ai quattro punti cardinali del convento. Per Byredo, la fragranza è sempre stata un’architettura invisibile che costruisce spazi attraverso la memoria e l’emozione. In queste mani di legno nero, il profumo trova la sua controparte visibile e tattile: ogni seduta diventa un rituale, la fragranza definisce l’atmosfera, il visitatore che si siede compie un gesto che ha la solennità discreta di una meditazione. Il Chiostro del Cappuccio, con la sua geometria rinascimentale e il suo silenzio protetto dalla città, è la location perfetta per un incontro del genere.

David/Nicolas – La Boiserie alle Cinque Vie: lo studio apre le sue porte

Lo studio di David Raffoul e Nicolas Moussallem — il duo libanese-brasiliano che lavora tra Beirut, Milano e il mondo — non è mai stato aperto al pubblico prima d’ora. Per la Milano Design Week 2026, David/Nicolas sceglie di cambiare questa consuetudine e di invitare i visitatori nel proprio spazio di via San Maurilio per presentare La Boiserie: un progetto che reinterpreta la tradizione classica della boiserie — quel sistema di rivestimento parietale in legno intagliato che nell’architettura francese del XVII e XVIII secolo era simbolo di raffinatezza e di cura dell’interno domestico — trasformandola in un sistema modulare di pannelli geometrici in legno capaci di generare ritmo e profondità architettonica.

La boiserie classica era fissa, definitiva, legata all’architettura dell’edificio che rivestiva. Quella di David/Nicolas è progettata per essere versatile e adattabile: cresce con i suoi progettisti, evolve con lo spazio, porta con sé la storia delle riflessioni che l’hanno generata. In questo senso, La Boiserie non è solo un prodotto ma una narrazione: racconta l’approccio di uno studio che lavora sulla tradizione senza subirla, che prende il passato come punto di partenza e non come punto di arrivo. L’apertura dello studio al pubblico — accessibile su appuntamento — aggiunge un ulteriore strato di significato: il processo creativo diventa parte dell’opera stessa, lo spazio di lavoro si fa spazio espositivo, il backstage si fa palcoscenico.

Il progetto si inserisce nel solco di quello che il distretto 5VIE ha sempre valorizzato: l’artigianato come pratica culturale, il design come atto di pensiero, il quartiere antico come luogo dove la contemporaneità non cancella ma dialoga con la storia.

Dimoregallery in via San Vittore al Teatro 1/3: un caveau per il design

Pochi passi da piazza Affari, al civico 1/3 di via San Vittore al Teatro — una strada che porta il nome di una delle tante chiese scomparse del quartiere, San Vittore al Teatro appunto, demolita secoli fa — Dimoregallery inaugura la propria nuova sede in occasione del Fuorisalone 2026. Lo spazio, distribuito su due livelli, ha una storia che il design non può ignorare: in passato era una banca, e la presenza dei caveau — quelle stanze blindate dove si custodivano valori e segreti — diventa parte integrante dell’esperienza di visita.

Dimoregallery, fondata da Emiliano Salci e Britt Moran, è da anni uno degli attori più riconoscibili della scena del design d’interni italiano, con una vocazione alla mescolanza di epoche e stili — il moderno e l’antico, il raro e il quotidiano — che ha fatto della gallery stessa un manifesto estetico. Nella nuova sede milanese, in occasione dell’apertura, verranno esposti arredi storici e contemporanei accostati alle collezioni di Dimoremilano e Interni Venosta, nonché edizioni speciali firmate Dimorestudio. Il caveau bancario trasformato in spazio espositivo è una metafora densa: quello che era un luogo di conservazione del valore materiale diventa un luogo di conservazione e circolazione del valore culturale. I valori che custodisce ora non sono lingotti o titoli, ma oggetti che portano con sé memoria, gesto, significato.

L’apertura in questo luogo specifico, in questo quartiere specifico, non è casuale: le Cinque Vie sono da sempre un concentrato di gallerie d’arte, negozi di artigianato e antiquariato, atelier e studi d’artista. Dimoregallery aggiunge un capitolo nuovo a questa storia.

Qeeboo x Fiorucci presso il Qeeboo Store: l’italiano come linguaggio condiviso

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Via Crocefisso 27, non distante da piazza Affari: qui ha sede il flagship store di Qeeboo, il brand di design fondato da Stefano Giovannoni — uno degli esponenti più riconoscibili del design italiano internazionale, autore di oggetti che hanno il coraggio di essere belli e divertenti allo stesso tempo. Per il Fuorisalone 2026, lo store diventa il palcoscenico di un incontro che pochi avrebbero previsto e che, in retrospettiva, sembra inevitabile: la collaborazione con Fiorucci, il marchio fondato nel 1967 da Elio Fiorucci, profeta milanese di un’italianità irriverente, pop, coloratissima.

I due brand hanno in comune qualcosa di fondamentale: un linguaggio distintamente italiano e fortemente identitario, fatto di colore, di simbolismo, di immaginazione che non teme di eccedere. Qeeboo — con il suo approccio che mescola la precisione del design con l’ironia del pop, con le sue icone firmate da designer internazionali come Marcel Wanders, Studio Job, Richard Hutten — e Fiorucci — con la sua eredità di concept store culturali dove moda, musica e arte si incontravano — si trovano su un terreno comune che è quello del design come esperienza emotiva. La collaborazione dà vita a un dialogo tra design e moda in cui colore, simbolismo e immaginazione convergono in modi audaci e inaspettati. Gli elementi iconici di entrambi i brand si fondono in una proposta che è stata presentata al pubblico durante la settimana, con apertura dal 20 al 26 aprile, e un evento su invito il 23 aprile.

Prada Frames – In Sight a Santa Maria delle Grazie: le immagini come campo di battaglia

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L’ultimo appuntamento di questo viaggio attraverso le Cinque Vie ci porta in uno dei luoghi più carichi di storia di tutta Milano: Santa Maria delle Grazie, la basilica domenicana patrimonio UNESCO che custodisce il Cenacolo di Leonardo da Vinci. Qui, nella Sacrestia — uno spazio rinascimentale attribuito a Donato Bramante e definito dagli armadi intarsiati con scene bibliche dipinte da Domenico e Francesco Morone all’inizio del XVI secolo — si svolge per tre giorni la quinta edizione di Prada Frames, il simposio annuale curato dallo studio di ricerca e design Formafantasma.

Fondato da Andrea Trimarchi e Simone Farresin, Formafantasma è una delle voci più lucide del design contemporaneo, capace di lavorare sulla soglia tra ricerca, storia, ecologia e critica culturale. Prada Frames — nato nel 2022 su impulso di Miuccia Prada e del suo approccio interdisciplinare alla cultura — è diventato in pochi anni uno degli appuntamenti più attesi e rispettati della Design Week milanese. Il tema del 2026, In Sight, rivolge lo sguardo sull’immagine come elemento determinante della cultura contemporanea: le immagini, oggi, non sono più specchi della realtà, ma agenti attivi nella sua costruzione. In un’epoca in cui il confine tra immagini prodotte dall’uomo e immagini generate dall’intelligenza artificiale si fa sempre più labile, le tensioni tra reale e rappresentato diventano un campo di battaglia culturale, politico e materiale.

Il simposio si svolge attraverso lezioni, conversazioni interdisciplinari e, novità di questa edizione, performance musicale: perché il suono, come ha spiegato Trimarchi, «crea una forma di comunicazione meno legata al visivo e forse più immediata ed esperienziale — un altro modo per riflettere su come percepiamo e diamo senso al mondo». La Sacrestia di Bramante, con la sua geometria perfetta e le sue superfici cariche di significato, è il contenitore ideale per un dibattito su ciò che le immagini fanno al mondo. L’ingresso è gratuito su registrazione, coerentemente con l’impegno di Prada a rendere il discorso culturale critico accessibile al più ampio pubblico possibile.

 

Tutti gli eventi citati si svolgono nell’ambito della Milano Design Week 2026, dal 20 al 26 aprile 2026, nel distretto 5VIE e nelle sue immediate vicinanze, nel quartiere storico di Milano compreso tra Sant’Ambrogio, le Colonne di San Lorenzo e corso Magenta.