Ogni anno, nell’ultima settimana di aprile, Milano smette di essere semplicemente una città e diventa qualcos’altro: una piattaforma di idee, un laboratorio collettivo, un palinsesto inesauribile di visioni che trasformano cortili, palazzi, gallerie e strade in spazi di incontro tra design, arte e cultura. Dal 20 al 26 aprile 2026, il Fuorisalone — il festival diffuso che accompagna il Salone del Mobile, in fiera a Rho-Pero dal 21 al 26 aprile — invade ogni quartiere della città con oltre mille eventi tra mostre, installazioni, presentazioni e aperture straordinarie. Il tema scelto da Fuorisalone.it per questa edizione è “Essere Progetto”: un invito a riscoprire il design come processo dinamico e responsabile, in cui l’essere umano torna al centro come interprete del cambiamento, in dialogo con le intelligenze artificiali e con la materia del mondo.
In questo scenario di effervescenza creativa diffusa, il territorio compreso tra il Duomo e San Babila rivela una concentrazione straordinaria di eventi di alta qualità. Non è un distretto tematico con un nome ufficiale, ma un’area gravitazionale densa di storia, architettura e vocazione culturale, che durante la Design Week si riempie di sorprese ogni anno più audaci. Qui, dietro facciate che sembrano custodire secoli, si aprono cortili, appartamenti privati e spazi solitamente inaccessibili: ambienti che durante il Fuorisalone diventano contenitori per esperienze memorabili. È una zona dove il passato dialoga con il contemporaneo in modo naturale, quasi inevitabile — e dove, nel 2026, il programma è di quelli da segnare sul calendario.
La geometria del caos: Antonio Marras incontra il metallo alle officine De Castelli

Nella geometria rigorosa di via Visconti di Modrone, lo showroom De Castelli Gallery ospita uno degli incontri più imprevedibili dell’intera Design Week milanese. “La Geometria del Caos” è la mostra con 23 pezzi unici pensati, disegnati e dipinti dallo stesso Antonio Marras e realizzati con metalli diversi e lavorazioni speciali nelle officine De Castelli. Lo stilista sardo, voce narrativa tra le più originali della moda e dell’arte italiana, porta a Milano il suo linguaggio fatto di stratificazioni poetiche, memorie e contraddizioni visive: lampade, specchi, totem che sfidano la gravità, paraventi e mobili che sembrano usciti da un sogno a occhi aperti, o forse da un incubo tenero e affascinante.
Nel dialogo tra Antonio Marras e De Castelli, il metallo perde ogni rigidità simbolica. Non è più il materiale freddo e industriale delle officine, ma una superficie pronta ad accogliere il segno, il colore, la narrazione. Marras lavora sul metallo come fa con la carta, il tessuto, la tela: lo trasforma in supporto di storie, lo inocula di quella sua capacità di fare convivere il Sud del mondo con la modernità, la tradizione sarda con l’avanguardia internazionale. La mostra, aperta al pubblico dal 16 aprile al 31 maggio nello showroom di via Visconti di Modrone 20, è uno di quegli appuntamenti che superano i confini della settimana del design per diventare qualcosa di più duraturo: un dialogo tra due eccellenze italiane che parlano la stessa lingua — quella della materia trasformata in espressione.
Interni Materiae: la Ca’ Granda dell’Università Statale diventa un laboratorio del mondo

Se c’è un luogo dove il Fuorisalone rivela la sua anima più autentica e ambiziosa, è tra i cortili rinascimentali dell’Università degli Studi di Milano, la Ca’ Granda di via Festa del Perdono 7. Qui, INTERNI MATERIAE occupa cinque luoghi iconici della città con oltre quaranta installazioni firmate da architetti, designer e aziende provenienti da dieci Paesi. Il nome latino non è una scelta casuale: Materiae non significa solo “materiali”, ma “discipline, saperi, argomenti” — un programma intellettuale prima ancora che estetico.
Cortili, portici e loggiati del complesso rinascimentale si trasformano in un grande laboratorio di sperimentazione progettuale, dove la materia si manifesta attraverso luce, architettura, tecnologia, gesto artistico e ricerca industriale. Il percorso è ricchissimo: dalla facciata illuminata da Alexander Maria Bellman con Ilti Luce, alle grandi installazioni nel Cortile d’Onore. Nel Cortile del Settecento, Piero Lissoni dialoga con Sanlorenzo: l’iconica imbarcazione SHE viene sezionata e rivestita di tessuti semitrasparenti in un gioco di vuoti e pieni. Nel Cortile della Farmacia, sensori e musica generativa creano un ambiente dove l’essere umano dialoga con l’intelligenza artificiale. Nel Cortile d’Onore, Alessandro Scandurra firma con Holcim Italia l’installazione Mater: una struttura circolare costruita con macerie rigenerate, simbolo di una comunità che si ricostruisce con responsabilità ambientale. E ancora: BIG – Bjarke Ingels Group per Artemide, Snøhetta per VitrA, MAD Architects per Canva. La mostra è ad ingresso libero dal 20 al 30 aprile, con apertura fino alla mezzanotte nella prima settimana.
Miu Miu Literary Club: il desiderio come atto politico al Circolo Filologico
Nel cuore storico di Milano, un passo dal Teatro alla Scala, il Circolo Filologico Milanese — istituzione culturale che dal 1872 porta avanti la tradizione dei salotti letterari europei — accoglie per il terzo anno consecutivo uno degli appuntamenti più inaspettati e profondi dell’intera Design Week. Miu Miu Literary Club 2026, intitolato “Politics of Desire”, si svolge dal 22 al 24 aprile sotto la direzione di Miuccia Prada e continua il dialogo del brand con la cultura contemporanea, affrontando temi di sessualità, desiderio e autodeterminazione.
Quest’anno, la quarta edizione del Club Letterario ruota attorno alle opere di due grandi voci della letteratura mondiale: la premio Nobel per la letteratura Annie Ernaux, scrittrice francese, e Ama Ata Aidoo, romanziera ghanese, accademica e icona del pensiero femminista postcoloniale. Le conversazioni affrontano la natura politica del desiderio: non solo un impulso privato, ma una forza che determina il diritto all’autodeterminazione. Il programma prevede panel discussion, lezioni, sessioni di lettura e performance musicali dal vivo. Il 24 aprile, l’ultimo giorno dell’evento, aperto al pubblico, il Circolo Filologico si trasforma in una sala di lettura dove i visitatori possono scegliere liberamente tra una selezione di libri curata dalla filosofa femminista Rosi Braidotti. Un rifugio intellettuale dal ritmo frenetico della settimana del design, dove la letteratura torna a essere strumento di trasformazione.
Warsaw – São Paulo – Milan: il modernismo brasiliano di Jorge Zalszupin alla Torre Velasca
Salire al sedicesimo piano della Torre Velasca è già di per sé un’esperienza: quell’icona brutalista dello studio BBPR, con le sue “costole” che sporgono verso il cielo di Milano, è un luogo che sfida la gravità e la percezione. Ma nell’edizione 2026 del Fuorisalone, l’ascensore porta a qualcosa di ancora più sorprendente. Visteria Foundation ed Etel presentano la mostra dedicata a una delle figure più influenti del modernismo internazionale: Jorge Zalszupin.
Nato a Varsavia ma trasferitosi a São Paulo, dove nel 1959 fondò la sua azienda L’Atelier, Zalszupin è considerato uno dei protagonisti dell’architettura e del design brasiliani. La sua vicenda è quella di un uomo che ha attraversato il Novecento portando con sé le radici dell’Europa dell’Est per piantarle nel modernismo tropicale del Brasile. Il risultato è un design che mescola rigore e sensualità, memoria e invenzione — un modernismo che non ha mai voluto rinunciare al calore, alla curva, alla presenza viva del legno. La mostra alla Torre Velasca — curata da Federica Sala e Anna Maga — si affianca alla parallela esposizione sul modernismo polacco, che analizza come la storia complessa della Polonia abbia generato un linguaggio progettuale tutto suo, in cui le arti decorative restano centrali. Un doppio viaggio verticale, tra passato e presente, tra Europa e America, tra due modernità che non si somigliano e che proprio per questo si illuminano a vicenda.
Convey Building: cinque piani di design internazionale in via San Senatore 10

A pochi passi dalla Torre Velasca, in via San Senatore 10, un edificio razionalista del 1958 — firmato dagli architetti Ottavio Cabiati e Luigi Brambilla e in attesa di riqualificazione — si trasforma per una settimana nella destinazione più insolita e stratificata della Design Week milanese. CONVEY BUILDING è la quarta edizione di Convey, progetto ideato e promosso da Simple Flair: un percorso espositivo su cinque piani con più di 20 brand internazionali, affiancati da un calendario di attivazioni e incontri pensati per favorire scambi reali e nuove opportunità.
L’edificio, con la sua facciata in ceppo di Gré al piano terra, i pavimenti in terrazzo e il monumentale androne d’ingresso, rappresenta una quintessenza dell’architettura d’appartamento milanese. La terrazza panoramica a 360 gradi sulla città diventa il punto di ritrovo e relazione, animato da appuntamenti e momenti di confronto. Come ha dichiarato Riccardo Crenna, CEO e co-founder di Simple Flair: «Con Convey vogliamo costruire un luogo nomade e temporaneo dove il design diventa relazione: tra brand e persone, tra Milano e il mondo». Un formato che rifiuta la logica tradizionale dello showroom per abbracciare quella dell’esperienza comunitaria — dove ciò che conta non è solo l’oggetto esposto, ma l’incontro che genera.
(META)FISICA: cc-tapis e Fornasetti tessono un immaginario condiviso
In Piazza Santo Stefano 10, lo showroom di cc-tapis ospita uno degli incontri più attesi dell’intera stagione del design italiano. cc-tapis e Fornasetti presentano una collezione congiunta di tappeti e pezzi tessili in una mostra intitolata (META)FISICA, che reimmagina motivi d’archivio attraverso l’artigianato contemporaneo, fondendo l’immaginario simbolico di Fornasetti con il linguaggio materiale di cc-tapis.
Tra i motivi proposti in questa collezione figurano disegni d’archivio di Fornasetti come Re Sole e Peccato Originale, risalenti agli anni Cinquanta. La collezione — curata da Dan Thawley — è composta da 16 pezzi tra tappeti annodati a mano, arazzi ricamati e creazioni tessute al telaio, realizzati in lana himalayana, lana merino e seta. Ogni opera esplora il potenziale espressivo delle fibre naturali e costruisce nuove profondità visive attraverso la lavorazione. Il tappeto smette di essere un elemento decorativo accessorio e diventa paesaggio narrativo: una superficie che porta con sé storia, ironia, savoir-faire — e quel senso del meraviglioso che da sempre caratterizza l’universo Fornasetti. cc-tapis, nata in Francia ma diventata milanese nel 2011, è conosciuta per il suo approccio innovativo alle tecniche tradizionali di produzione artigianale, con una forte attenzione alla sostenibilità e ai materiali. Questo incontro tra le due realtà è tanto logico quanto inaspettato: due visioni del bello che condividono la stessa fedeltà all’eccellenza.
H&M Home debutta a Milano con Kelly Wearstler nel barocco di Palazzo Acerbi

In Corso di Porta Romana 3, un palazzo seicentesco che ha sempre tenuto le sue porte chiuse al pubblico si apre per la prima volta durante la Design Week. H&M HOME debutta al Salone del Mobile presentando una collezione in collaborazione con Kelly Wearstler, in anteprima rispetto all’uscita in commercio prevista per settembre 2026. È un doppio debutto storico: il primo per il brand svedese alla settimana milanese, il primo per la designer californiana a Milano.
L’installazione, prodotta da Studio Boum, è allestita all’interno di Palazzo Acerbi, palazzo barocco del Seicento caratterizzato da colonne imponenti e affreschi sontuosi, da lungo tempo inaccessibile al pubblico. La collezione comprende 29 pezzi in totale — tra illuminazione, accessori e mobili modulari — realizzati in tessuti, legno, metallo, ceramica e marmo. Wearstler, tra le interior designer più influenti degli Stati Uniti, ha lavorato su una logica di adattabilità quotidiana: pezzi che si riconfigurano, che si trasformano con l’uso, che dialogano con qualsiasi ambiente. Il contrasto tra gli affreschi barocchi del palazzo e l’estetica geometrica e contemporanea della collezione non è una contraddizione — è la firma stessa dell’operazione, quel gioco di tensioni tra passato e presente che Milano sa orchestrare meglio di qualsiasi altra città al mondo.
Interno Italiano: l’appartamento segreto di Osvaldo Borsani in via Bigli 21
C’è un appartamento privato all’angolo tra via Bigli e via Manzoni che custodisce due segreti. Il primo è architettonico: lo spazio, situato nel Palazzo Olivazzi di via Bigli 21, fu progettato da Osvaldo Borsani e non è mai stato aperto al pubblico prima d’ora. Il secondo è storico: l’edificio in cui si trova fu abitato per sei anni dalla famiglia Einstein — quella di Albert — a partire dal 1894. Un dettaglio che aggiunge alla visita un ulteriore strato di significato, quasi impalpabile.
Per il Fuorisalone 2026, Interni Venosta presenta qui la nuova installazione “Interno Italiano”: il nome evoca l’eleganza, la precisione e l’armonia del design italiano del dopoguerra, stabilendo un dialogo raffinato tra l’architettura storica e le opere contemporanee in mostra. La curatela di Dimorestudio garantisce un’atmosfera sofisticata, dove l’eredità di Borsani dialoga con pezzi contemporanei in un mix di colta eleganza. L’appartamento è accessibile dal 20 al 25 aprile su prenotazione: una scelta che trasforma la visita in un atto di privilegio consapevole, quasi un pellegrinaggio laico nella storia del design italiano. Raramente la Design Week offre un’esperienza così intima e così carica di senso come quella di attraversare le stanze di un maestro del Novecento che per la prima volta accetta di essere visto.
La casa magica: Nilufar Gallery ridefinisce il significato dell’abitare
In via della Spiga 32, la galleria Nilufar — tra i riferimenti internazionali più autorevoli per il design da collezione — propone un progetto che sfida ogni definizione consueta di mostra. “La Casa Magica”, curata da Valentina Ciuffi con la direzione creativa del suo Studio Vedèt e l’allestimento di Space Caviar, esplora la casa come spazio simbolico e rituale attraverso oggetti che riflettono su credenze, archetipi domestici e re-incantamento.
In esposizione vi sono oggetti provenienti da diversi contesti culturali che riflettono su archetipi domestici e credenze, trasformandosi in dispositivi magici contemporanei capaci di re-incantare lo spazio. L’idea di fondo è che la casa non sia solo arredo e comfort, ma un luogo carico di forze invisibili: talismani, riti, soglie — tutto ciò che la modernità ha tentato di cancellare e che invece persiste, sotto forma di gesti quotidiani, di oggetti a cui attribuiamo significati che vanno oltre la loro funzione. Attraverso le due mostre allestite nelle sue sedi milanesi — Nilufar Spiga e Nilufar Depot — la galleria conferma la propria vocazione come piattaforma curatoriale capace di articolare il design da collezione oltre i confini dell’esposizione, collocandolo all’interno di un discorso culturale più ampio sul progetto, sull’abitare e sulle forme contemporanee dell’esperienza.
Multitude: Poliform trasforma il cortile di Palazzo Clerici in un giardino sospeso

In via Clerici 5, all’ombra del Teatro alla Scala e a pochi passi dal Duomo, uno dei più splendidi palazzi settecenteschi di Milano apre le sue porte a un progetto che chiede di rallentare, di lasciarsi sorprendere. Poliform porta in scena “Multitude”, installazione che ridefinisce il concetto di spazio domestico e urbano: Palazzo Clerici si trasforma in un luogo sospeso tra realtà e immaginazione, dove il tempo rallenta e lo spazio si dilata in forme inattese.
La maison italiana immagina un giardino urbano nascosto all’interno del sontuoso palazzo settecentesco, dove la combinazione di materiali naturali e superfici riflettenti crea un dialogo continuo tra interno ed esterno, tra architettura storica e visione contemporanea. L’allestimento è curato dallo studio milanese Studio Utte per Poliform, e prevede un percorso che integra l’architettura del palazzo trasformando la corte in un luogo di attraversamento e sosta. L’installazione invita a una fruizione lenta e contemplativa: si cammina, ci si ferma, ci si lascia avvolgere da texture stratificate e giochi di luce, come in una foresta urbana astratta dove ogni elemento sembra respirare. Palazzo Clerici, noto per i suoi soffitti affrescati che da soli meriterebbero una visita, qui rischia davvero di rubare la scena all’installazione — e forse è proprio questo il senso più profondo di Multitude: la convivenza tra la grandiosità del contenitore storico e la poesia silenziosa di chi lo abita per qualche giorno.

No#News Magazine è il periodico dell’ozio, non nell’accezione oblomoviana del temine, ma piuttosto in quella dell’Antica Roma dell’otium, ovvero del tempo (libero) da impiegare in attività di accrescimento personale. L’ozio, quale uso ponderato del tempo.
Una luogo di analisi e dibattito (senza essere troppo pomposi) sulle numerose sfaccettature e forme che la cultura può assumere e della pienezza di emozioni che questa può dare.
Una rivista che osserva e narra il fermento delle “nove arti” e che indaga la società odierna al fine di fornire approfondimenti meditati e di lungo respiro.
































