Un fisico con la passione per i musei ha segnato su una mappa digitale le raccolte più bizzarre del pianeta, e il pubblico non ha più smesso di aggiungerne. James Lees, divulgatore scientifico e consulente museale che online si fa chiamare James Visits Museums, è partito da circa seicento indirizzi. Le segnalazioni dei lettori hanno spinto l’elenco oltre quota mille. Sulla cartina c’è posto per un museo dedicato al sale, uno alle patate, uno a Bigfoot, e per un intero genere di luoghi che si ripete da un Paese all’altro: i musei dei gabinetti, quelli dei cani, quelli degli animali domestici.
Perché una mappa di musei strani ha conquistato il web
L’idea funziona perché ribalta il modo in cui di solito si pianifica una gita. Si parte dal Louvre, dagli Uffizi, dal British Museum, e solo dopo, se resta tempo, si cerca qualcosa di diverso. Lees fa il contrario: mette le curiosità al centro e lascia che il viaggio si organizzi intorno a loro. Chi apre la mappa può guardare che cosa c’è vicino a casa oppure inserire una tappa insolita in un itinerario già deciso.
Il fenomeno non è nuovo, ma la mappa gli ha dato una forma facile da consultare. Già nel 2016 il giornalista Geoff Tibballs aveva raccolto cento raccolte singolari in un libro, The World’s 100 Weirdest Museums, con esempi che vanno dal museo delle salviette umidificate in Michigan a quello delle relazioni finite a Zagabria. Il pubblico, evidentemente, aveva ancora molto da segnalare.
Il museo dei cuori spezzati nato da un addio
Tra i nomi che compaiono di continuo in queste classifiche c’è il Museo delle relazioni spezzate di Zagabria. La storia comincia con una coppia vera. Olinka Vištica, produttrice cinematografica, e Dražen Grubišić, scultore, stavano insieme da quattro anni quando la relazione finì, nel 2003. Per scherzo parlarono di mettere in un museo gli oggetti rimasti. Tre anni dopo l’idea tornò sul serio: nel 2006 presentarono un’installazione allo Zagreb Salon, chiedendo agli amici di portare oggetti legati a un amore finito.
Il progetto girò il mondo con oggetti e storie donati da sconosciuti. Nel 2010 trovò una sede stabile nella Città alta di Zagabria. Il valore sta nel fatto che chiunque capisce subito che cosa si trova dentro: un ricordo che nessuno sa più dove mettere.
Il museo che raccoglie l’arte brutta
All’altro estremo c’è il Museum of Bad Art, il museo dell’arte brutta, in Massachusetts. Il fondatore, l’antiquario Scott Wilson, recuperò un dipinto tra due bidoni della spazzatura. Voleva forse tenere la cornice, ma gli amici lo convinsero a conservare anche la tela, Lucy in the Field with Flowers, diventata l’opera simbolo del museo. Da lì partì una collezione di quadri realizzati con intenzioni serie in cui, nell’idea o nell’esecuzione, qualcosa è andato storto. Il museo ha cambiato sedi più volte e ha pubblicato libri con i suoi pezzi migliori, cioè i peggiori.
Collezionisti, passioni e la fragilità dei piccoli musei
Dietro la mappa c’è il fenomeno dei micromusei: spazi nati dall’ostinazione di una sola persona più che da un’istituzione. Non hanno i budget dei grandi musei, e questo li rende liberi di mostrare quello che vogliono. Ma li rende anche vulnerabili. Il Cockroach Hall of Fame di Plano, in Texas, per esempio, ha chiuso i battenti, e le gallerie del Museum of Bad Art si sono fermate durante la pandemia. Una mappa che li cataloga diventa anche un piccolo archivio di ciò che rischia di sparire.
Lees invita chiunque conosca un museo mancante a segnalarlo, in modo che la cartina resti aggiornata. Vale per la collezione di ferri da stiro del vicino e per il museo del paese che nessuna guida ha mai citato. Forse nella vostra città c’è già una stanza piena di un’ossessione che aspetta soltanto un segnaposto.

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