Il 22 settembre 2026, a Los Angeles, un’astronave bianca ha aperto il portellone al pubblico. Non porta il nome di nessun pianeta lontano, ma quello del suo creatore: il Lucas Museum of Narrative Art, il museo voluto da George Lucas e dalla moglie Mellody Hobson, costato circa un miliardo di dollari e atteso per anni tra rinvii, ripensamenti e cantieri. Dentro, più di 40.000 opere raccontano una tesi semplice e ambiziosa: l’umanità ha sempre avuto bisogno di storie, e le ha sempre disegnate, dipinte, scolpite, fotografate, filmate.
Un museo nato da un’ostinazione lunga un decennio
Per capire il peso di questa inaugurazione bisogna guardare indietro. Il progetto di Lucas ha cambiato città più volte: pensato per San Francisco, poi destinato a Chicago, infine approdato a Los Angeles dopo che il percorso nella città dell’Illinois si era arenato tra polemiche ambientali. Il via libera losangelino è arrivato nel 2017, il cantiere è partito l’anno successivo, e la data di apertura è slittata dal 2023 al 2025 fino al 2026, tra effetti della pandemia e difficoltà costruttive.
Lucas, 82 anni, ha ammesso in un incontro con la stampa che il percorso ha messo a dura prova la sua pazienza. Il risultato, però, sorge a Exposition Park, nel sud della città e proprio di fronte al campus della University of Southern California, dove il regista aveva studiato cinema. Una coincidenza che sa di chiusura del cerchio.
L’architettura di Ma Yansong: un edificio che sembra sollevarsi da terra
Il progetto porta la firma dello studio MAD Architects guidato da Ma Yansong, architetto cinese che ha fatto delle linee morbide e delle forme organiche il proprio marchio. Niente angoli rigidi: l’edificio è bianco, fluido, allungato, e dà l’impressione di staccarsi dal suolo, lasciando sotto di sé una grande piazza coperta. Chi lo osserva per la prima volta pensa quasi sempre a un’astronave, ma i progettisti raccontano un’idea diversa, quella di una nuvola atterrata in mezzo al verde, punto d’incontro tra natura e vita urbana.
Intorno si estende un parco di giardini e piante autoctone, accessibile a tutti senza biglietto, così come il ristorante in cima all’edificio e il negozio. Sul tetto, invece, il giardino pensile è riservato a eventi privati: la vista sulla città si gode soprattutto dal ristorante.
Che cosa si vede nelle sale: da Altamira alla Cappella Sistina
L’idea curatoriale è quella di mettere sullo stesso piano arte alta e cultura popolare, come parti di un’unica tradizione visiva. Le mostre inaugurali percorrono la storia dell’arte narrativa attraverso circa 1.300 opere, in un percorso intitolato The History of Narrative Art: Heroes • Myths • The Sacred. Capolavori originali dialogano con riproduzioni ad altissima fedeltà di ciò che non si può spostare: le pitture rupestri di Altamira, il soffitto della Cappella Sistina, realizzato con la collaborazione dei Musei Vaticani, ma anche opere e siti legati a istituzioni come il Louvre e l’istituto antropologico messicano INAH.
La collezione attraversa nomi che vanno da Norman Rockwell a Frida Kahlo, da N.C. Wyeth a Maxfield Parrish, da Frank Frazetta a Beatrix Potter, e include maestri del fumetto come Jack Kirby e Winsor McCay. Accanto alle tele e alle tavole originali trovano posto i Lucas Archives, con modelli, costumi e materiali di scena della carriera del regista: l’universo di Star Wars trattato non come souvenir, ma come patrimonio visivo.
Biglietti, accesso e il rapporto con il quartiere
Il biglietto d’ingresso costa 25 dollari per gli adulti e 21 per gli over 65. L’ingresso è gratuito per chi ha 17 anni o meno, per i militari in servizio attivo e per i soci. Gli abitanti del CAP 90037, la zona che ospita il museo, possono ottenere gratuitamente la tessera LM37. Una precisazione utile a chi pensa di partire: la prenotazione con orario d’ingresso è obbligatoria per tutti, bambini compresi, e i fine settimana si sono riempiti con largo anticipo.
Il museo ha dedicato un’attenzione esplicita alla comunità locale, con una giornata di anteprima riservata ai residenti del quartiere prima dell’apertura generale. Hobson l’ha definito un museo «del popolo, per il popolo»: una promessa che dovrà essere misurata negli anni, nelle file di studenti e famiglie che varcheranno davvero quella soglia.
Una serata di stelle e una domanda aperta
La notte del 19 settembre l’inaugurazione ufficiale ha portato a Los Angeles un parterre di nomi del cinema e dello spettacolo, con Steven Spielberg, Tom Cruise, Greta Gerwig e Guillermo del Toro tra i copresidenti dell’evento. Ma la vera scommessa comincia adesso, a luci spente e a riflettori abbassati. Resta da vedere se un’istituzione che mette fumetti, illustrazioni e cinema accanto alla pittura classica saprà cambiare il modo in cui guardiamo le immagini che ci raccontano. Se il fascino dell’edificio è già evidente, la sua forza vera sarà nelle storie che riuscirà a far incontrare.

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