Nei primi dieci giorni nelle sale cinesi ha venduto meno di 300 biglietti e incassato circa 7.700 yuan, poco più di mille dollari. Poi, a metà agosto 2026, è successo qualcosa che nessun distributore avrebbe saputo pianificare: in un solo lunedì Niu Lai ha messo insieme 8,2 milioni di yuan con quasi 300 mila spettatori, secondo i dati della piattaforma Maoyan riportati dall’Associated Press. Il 23 agosto aveva già superato i 45 milioni di yuan, circa 6,7 milioni di dollari, stando a Lighthouse e al quotidiano Global Times.
Il titolo si traduce più o meno come “Arriva la mucca”. È un film d’animazione di 86 minuti su un vitello appena nato e un’allodola, la cui amicizia si sviluppa dentro un sogno surreale. È uscito il 5 agosto senza trailer, senza conferenza stampa, senza una locandina. L’incasso del primo giorno, secondo il Global Times, fu di 342 yuan.
Una mamma, un figlio e cinque anni di lavoro
Dietro Niu Lai ci sono Xin Yumeng, regista, e la madre Sun Lifang, che ha scritto la sceneggiatura, prestato la voce ai personaggi e firmato la canzone dei titoli di coda. Hanno lavorato da soli per circa cinque anni. Lui non veniva dal cinema: la società che porta avanti il progetto, secondo il database aziendale cinese Qichacha, si occupava in origine di decorazione d’interni e ha scelto il settore cinematografico solo nel 2021.
Sul costo reale i resoconti non coincidono. Alcune testate parlano di appena 200 dollari, altre di circa mille. L’Associated Press, citando la stampa locale di Chengdu, ha precisato di non essere riuscita a contattare il regista né a verificare in modo indipendente la storia produttiva. Conviene quindi trattare le cifre sul budget come indicative: quello che emerge con certezza è che si tratta di una produzione minuscola, davanti a titoli con risorse di tutt’altra scala.
Dal flop al passaparola: come un’etichetta infamante è diventata un biglietto
La svolta è arrivata intorno al 14 agosto. Sui social cinesi hanno cominciato a circolare spezzoni e commenti sull’animazione, definita da molti spettatori rudimentale, inquietante, “da software di base”. Online ha circolato anche un hashtag che rilanciava l’incasso ridicolo dei primi giorni. La curiosità ha fatto il resto: chi aveva letto i commenti voleva vedere con i propri occhi quanto fosse davvero brutto.
I cinema che fino a quel momento lo proiettavano a sale quasi vuote hanno aggiunto spettacoli per tenere il passo. Senza una locandina ufficiale, molte sale hanno disegnato a mano la propria, e quelle immagini artigianali hanno preso a rimbalzare online, alimentando il fenomeno. Per un giorno, il film di due esordienti ha conteso l’attenzione del pubblico a produzioni come The Odyssey di Christopher Nolan e Spider-Man: Brand New Day, senza però superarle negli incassi complessivi.
Non tutti hanno applaudito. Secondo quanto riportato dalla stampa internazionale, un professionista del settore, rimasto anonimo, ha definito il successo “un imbarazzo” per l’industria cinematografica cinese. Anche il distributore, a quanto risulta, aveva consigliato a Xin di non far uscire il film.
Il fascino dell’imperfezione nell’era dell’intelligenza artificiale
Perché proprio adesso? Diversi osservatori hanno letto il caso come una reazione alla patina uniforme delle immagini generate dall’intelligenza artificiale, che riempiono i feed di volti levigati e paesaggi impeccabili. Di fronte a quel mare di perfezione sintetica, un film con movimenti goffi e voci registrate in casa sembra fatto da qualcuno, e questo basta a renderlo riconoscibile.
C’è poi l’altra spiegazione, più antica e più umana: il piacere di partecipare a un evento collettivo. Andare a vedere Niu Lai significa avere qualcosa da dire il giorno dopo, un meme da condividere, una stroncatura da scrivere. Il biglietto diventa un modo di entrare nella conversazione. È la logica del “tutti ne parlano, quindi ci vado”, e stavolta ha riempito le sale di un film che nessuno aveva promosso.
Un caso isolato, o l’inizio di un genere?
Il rischio, ovviamente, è che qualcuno provi a copiare la formula: produrre apposta film mal fatti nella speranza che diventino virali. Ma una ricetta del genere difficilmente si replica. Niu Lai non aveva trailer, né campagna, né budget per averli: la sua bruttezza è arrivata dopo cinque anni di lavoro di due sole persone, non da una strategia di marketing.
Resta una domanda che nessun box office può chiudere. Quando l’imperfezione diventa una moda, smette di essere una scelta autentica e finisce nel catalogo delle cose da imitare. Il prossimo film realizzato in casa con pochi mezzi avrà davanti un pubblico che lo guarderà con più curiosità o con più sospetto?

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