C’è un momento preciso in cui una storia smette di essere una notizia finanziaria e diventa qualcosa di più grande: un racconto sul coraggio, sull’ambizione e su quella sottile linea che separa la visione dalla temerarietà. Quel momento è arrivato domenica 3 maggio 2026, quando Ryan Cohen — il fondatore di Chewy, il “re dei meme stock”, l’uomo che ha trasformato un negozio di videogiochi morente in un caso da manuale — ha recapitato al consiglio di amministrazione di eBay una lettera destinata a riscrivere le regole del commercio digitale globale.

GameStop ha offerto 56 miliardi di dollari per acquisire eBay. Un’offerta non sollecitata, in contanti e azioni, a 125 dollari per titolo — circa il 20% in più rispetto alla quotazione di chiusura del venerdì precedente. Un gesto che ha fatto sobbalzare i mercati, acceso i riflettori di Bloomberg, Reuters e Wall Street Journal, e posto una domanda scomoda all’intero settore: e se il futuro dell’e-commerce non nascesse dalla Silicon Valley, ma da una catena di negozi fisici che tutti davano per spacciata?

Da negozio di videogiochi a sfidante di Amazon: la metamorfosi di GameStop

Per capire la portata di questa mossa, bisogna partire da lontano. Nel 2021, GameStop era il simbolo di tutto ciò che sembrava destinato a scomparire: una rete di oltre 7.000 punti vendita fisici in un’epoca dominata dai download digitali, un’azienda che perdeva clienti mentre i concorrenti la erodevano da ogni lato. Poi arrivò la febbre dei meme stock, l’esercito di piccoli investitori riuniti su Reddit, e il titolo schizzò da pochi dollari a quasi 500 dollari per azione in poche settimane. Un fenomeno culturale prima ancora che finanziario.

Cohen era già nell’ombra di quella storia. Fondatore di Chewy — il marketplace di prodotti per animali domestici che aveva venduto a PetSmart per 3,35 miliardi di dollari nel 2018 — era diventato il più grande azionista individuale di GameStop nel settembre 2020, quando aveva rilevato una quota di circa il 10%. Nel giugno 2021 fu nominato presidente del consiglio di amministrazione, e nel settembre 2023 assunse la carica di amministratore delegato. Lo fece senza stipendio, senza bonus in contanti, senza stock option a tempo. La sua unica remunerazione è legata alle performance: un piano di opzioni approvato nel gennaio 2026 che varrà qualcosa solo se GameStop raggiungerà una capitalizzazione di mercato di 100 miliardi di dollari — dieci volte il valore attuale.

La strategia messa in atto da Cohen in questi anni è stata chirurgica quanto controversa. Centinaia di negozi sono stati chiusi — quasi 600 solo negli Stati Uniti nel corso del 2024 — e al 31 gennaio 2026 la catena operava 2.206 punti vendita, rispetto ai oltre 7.000 del periodo di massima espansione. In parallelo, l’offerta si è spostata verso segmenti ad alta marginalità: carte collezionabili, hardware vintage, prodotti da collezione. E la cassa si è gonfiata: GameStop dispone oggi di circa 9 miliardi di dollari in liquidità, una riserva che Cohen ha accumulato con la pazienza di un investitore di lungo periodo, non di un manager alle prese con le urgenze trimestrali.

L’offerta e il rebus finanziario: i conti tornano davvero?

La proposta su eBay è strutturata in modo che solo Ryan Cohen avrebbe potuto immaginare. L’offerta è di 125 dollari per azione, in una combinazione 50-50 tra contanti e azioni GameStop, con una lettera d’impegno da TD Bank per circa 20 miliardi di dollari di finanziamento a debito. A questo si aggiungono i 9,4 miliardi in cassa e la possibilità di emettere nuove azioni — una mossa che, secondo Cohen, renderebbe il deal realizzabile.

Il problema è che i numeri fanno girare la testa. eBay ha una capitalizzazione di mercato quasi quattro volte superiore a quella di GameStop, il che rende l’operazione una delle acquisizioni inverse più ambiziose della storia recente del commercio digitale. Anche sommando i 9 miliardi in cassa e i 20 miliardi di finanziamento bancario, la somma è ancora lontana dai 56 miliardi dell’offerta totale. Cohen ha glissato sulla questione in un’intervista a CNBC, ripetendo di rimandare al sito dell’azienda per i dettagli. Un atteggiamento che ha irritato gli analisti ma che, paradossalmente, ha amplificato la risonanza mediatica dell’operazione.

Nel memorandum agli investitori, GameStop si è impegnata a trovare circa 2 miliardi di dollari di risparmi annuali entro 12 mesi dalla chiusura del deal. Secondo le proiezioni di Cohen, l’operazione potrebbe portare la valutazione complessiva di eBay fino a 100 miliardi di dollari. Il mercato ha risposto: nelle ore precedenti all’annuncio ufficiale, il titolo eBay ha registrato un balzo di circa il 12%.

eBay ha confermato di aver ricevuto l’offerta e ha comunicato che il suo consiglio di amministrazione ne esaminerà il contenuto. Cohen ha già fatto sapere che, in caso di rifiuto, è pronto a portare l’offerta direttamente agli azionisti, eventualmente attraverso una battaglia per deleghe. Un’opzione ostile che raramente si vede in operazioni di questa scala.

eBay, la piattaforma che ha reinventato se stessa senza fare rumore

Mentre GameStop costruisce la sua narrazione da underdog globale, eBay non è rimasta ferma. Anzi, il marketplace fondato da Pierre Omidyar nel 1995 ha vissuto negli ultimi anni una trasformazione silenziosa ma profonda, allontanandosi dal posizionamento generalista per concentrarsi su nicchie dove la domanda è alta e la concorrenza con Amazon meno frontale: collezionismo, elettronica ricondizionata, moda second-hand.

I risultati del primo trimestre 2026 parlano chiaro: ricavi per 3,09 miliardi di dollari, in crescita del 19% su base annua, con un gross merchandise volume di 22,2 miliardi di dollari, in aumento del 18%. L’utile per azione non-GAAP si è attestato a 1,66 dollari, battendo le stime degli analisti. La base di acquirenti attivi ha raggiunto i 136 milioni a fine trimestre, con una crescita che testimonia la capacità della piattaforma di attrarre e trattenere utenti.

Sul fronte delle acquisizioni, eBay ha siglato un accordo per rilevare Depop — la piattaforma di moda second-hand particolarmente popolare tra le generazioni più giovani — in una transazione interamente in contanti da circa 1,2 miliardi di dollari, finalizzata ad ampliare la propria presenza nel mercato C2C della moda. Una mossa che la colloca esattamente dove il vento sta soffiando più forte: il mercato globale dell’abbigliamento usato.

Il mercato del second-hand come campo di battaglia del futuro

Dietro la logica industriale dell’operazione c’è una lettura precisa di dove si sta muovendo il consumo globale. Il recommerce — la vendita di prodotti usati, ricondizionati, vintage — non è più una nicchia per appassionati o una scelta dettata dal risparmio. È diventato un comportamento mainstream, trainato da ragioni culturali, economiche e ambientali che si intrecciano in modo inestricabile.

I dati lo confermano senza ambiguità: il mercato globale dell’abbigliamento usato ha raggiunto i 257 miliardi di dollari nel 2025, crescendo del 13% su base annua, con proiezioni che lo collocano a 393 miliardi entro il 2030 — a una velocità doppia rispetto al retail tradizionale, secondo i dati di ThredUp. Un settore che rappresenta già circa il 10% della spesa complessiva nel segmento abbigliamento.

GameStop non è estranea a questo universo. Il suo business delle carte collezionabili ha registrato una crescita del 55% nei primi dieci mesi del 2025, mentre il settore dell’hardware vintage mantiene una domanda solida e stabile. L’integrazione con eBay — che già opera come marketplace dominante proprio in questi segmenti — creerebbe una sovrapposizione industriale difficilmente replicabile per altri concorrenti.

La visione di Cohen: negozi fisici come hub del commercio digitale

Forse l’aspetto più originale del progetto delineato da Cohen riguarda il destino dei punti vendita fisici di GameStop. In un’epoca in cui le catene retail chiudono per sopravvivere, Cohen immagina qualcosa di diverso: trasformare i negozi in hub logistici per il ritiro, la verifica dell’autenticità e la gestione dei resi per i prodotti acquistati online tramite eBay. Le 1.600 sedi americane di GameStop fornirebbero a eBay una rete nazionale per l’autenticazione, l’acquisizione, il fulfillment e il commercio in tempo reale.

È una visione che ribalta la narrativa del retail fisico come dinosauro condannato all’estinzione, e lo reinterpreta come infrastruttura complementare all’e-commerce — esattamente come Amazon ha fatto con i suoi Amazon Fresh o come Apple fa con i propri store. La differenza è che GameStop partirebbe da una base di negozi già esistente, da riconvertire piuttosto che da costruire da zero.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso e diretto: fare di eBay un concorrente credibile di Amazon. Cohen ha dichiarato al Wall Street Journal che la piattaforma combinata “potrebbe essere un vero rivale” del colosso di Seattle — una sfida che suona quasi eretica, considerando il divario attuale in termini di scala, infrastrutture e dati. Ma Cohen è lo stesso uomo che nel 2011 ha costruito Chewy in un mercato dominato da grandi catene fisiche e da Amazon stessa, vendendola sette anni dopo per oltre tre miliardi di dollari.

 

La risposta del consiglio di amministrazione di eBay, la sostenibilità finanziaria dell’operazione e la reazione degli azionisti nelle prossime settimane diranno se questa storia finirà nei libri di testo come una delle grandi scommesse vinte del commercio digitale — o come un bluff colossale. Quel che è certo è che Ryan Cohen ha già cambiato la conversazione. E forse era proprio questo il punto.