In viale Molise 47, all’ingresso di un caseggiato Aler nel quartiere Calvairate-Molise-Ponti, c’è una vetrina che brilla in modo diverso dalle altre. Non espone scarpe né smartphone, ma libri. Migliaia di libri. E sopra quella vetrina, un nome che è già una dichiarazione d’intenti: BAOL, Biblioteca a Offerta Libera. Entri, scegli, leggi. Poi decidi tu quanto vale.
BAOL è uno spazio di soli 35 metri quadrati dove i libri si possono prendere in prestito gratuitamente oppure portare a casa lasciando un contributo volontario, anche simbolico. È il lettore a decidere quanto può e vuole dare. Un gesto semplice, quasi rivoluzionario nella sua semplicità, in una città dove il costo della vita cresce di anno in anno e la cultura rischia di diventare l’ennesimo lusso da sacrificare sull’altare dei conti che non tornano.
Quando leggere diventa un privilegio: il contesto economico italiano
Per capire perché BAOL è necessaria, bisogna guardare i numeri. L’inflazione cumulata tra il 2021 e il 2024 è stata pari al 14,7%, e anche i libri di testo scolastici, nonostante gli editori abbiano cercato di contenere i rincari, hanno visto aumenti significativi. Ma il problema non riguarda solo i testi didattici: è l’intera filiera culturale a risentirne, in un paese che storicamente fatica a fare della lettura un’abitudine diffusa.
In un momento in cui l’inflazione pesa sempre di più sui bilanci familiari e anche la cultura rischia di diventare un lusso, BAOL prova a rispondere a queste difficoltà rendendo la lettura più accessibile. Il quartiere che ospita questa iniziativa non è scelto a caso: Calvairate-Molise-Ponti è una zona della Milano periferica e popolare, dove le priorità quotidiane lasciano poco spazio ai libri, e dove — come hanno ammesso con disarmante onestà gli stessi fondatori — non ci sono librerie.
L’idea nata da un incontro romano e da una vetrina inutilizzata
Il Comitato Calvairate Molise Ponti, che gestisce lo spazio, racconta così la genesi del progetto: «Ci siamo detti che sarebbe stato un peccato non sfruttare questo spazio, che ha una stupenda vetrina e quindi è molto visibile. E perché non farlo con i libri, in un quartiere in cui non ci sono librerie?».
L’ispirazione è arrivata dall’incontro con una libreria romana, posizionata anch’essa in una zona periferica, a offerta libera. Da quell’incontro è nata la determinazione di portare lo stesso modello a Milano, adattandolo alle specificità del quartiere e integrandolo con una dimensione bibliotecaria vera e propria. A guidare il progetto sono Grazia Casagrande — presidente del Comitato, ex insegnante di lettere e bibliotecaria alla Statale — e Massimo Gentili, suo compagno, con un passato nelle librerie di quartiere e nell’editoria. Due persone che i libri li conoscono da dentro, e che hanno scelto di mettere questa conoscenza al servizio di chi li ha sempre avuti lontani.
Come funziona: una tessera gratuita e un’offerta libera
Il meccanismo è tanto intuitivo quanto efficace. Chi entra può richiedere una tessera gratuita e prendere fino a cinque libri al mese in prestito, proprio come in una biblioteca tradizionale. In alternativa, se desidera portare a casa definitivamente un volume, può farlo lasciando un’offerta libera, anche simbolica. Il denaro raccolto non è destinato al profitto, ma serve esclusivamente a sostenere il progetto: coprire le spese di gestione e acquistare nuovi libri per ampliare il catalogo.
I libri sono organizzati per genere: ci sono i gialli, le biografie, la poesia e una grande parete di romanzi suddivisi per aree geografiche, dalla Scandinavia fino ai Paesi slavi e orientali. Storie per tutti, anche per i bimbi che ancora non sanno leggere. Un catalogo digitale consultabile facilita la ricerca e avvicina anche chi è meno abituato alle biblioteche tradizionali.
Editori e scrittori dalla parte di BAOL
Il patrimonio della biblioteca è cresciuto rapidamente grazie alla generosità di case editrici come Solferino, Marcos y Marcos e Feltrinelli, che hanno donato numerosi titoli. Anche diversi scrittori italiani hanno contribuito all’iniziativa, tra cui Andrea Bajani, Alessandro Robecchi e Gianni Biondillo. Nomi tutt’altro che anonimi nel panorama letterario italiano, la cui partecipazione segnala qualcosa di importante: l’idea che la cultura non si difende solo nei salotti buoni, ma anche — e soprattutto — portandola dove non c’è mai arrivata.
Un muro invisibile da abbattere
Come spiega Grazia Casagrande: «C’è ancora un muro invisibile che separa la “parte popolare” dal resto del quartiere. E noi vogliamo abbatterlo». Quella metafora del muro invisibile è forse la chiave di lettura più autentica dell’intera impresa. Non si tratta solo di rendere i libri economicamente accessibili, ma di smontare la convinzione — spesso interiorizzata da chi vive in contesti di disagio — che la cultura sia roba per altri, per chi ha tempo, soldi e istruzione.
Dal punto di vista sociologico, questo tipo di iniziative può essere letto attraverso il concetto di capitale culturale, elaborato dal sociologo Pierre Bourdieu. Secondo questa prospettiva, la disponibilità di libri e l’abitudine alla lettura sono risorse che si trasmettono all’interno delle famiglie e che influenzano le opportunità educative e sociali degli individui. Portare libri e attività culturali nei quartieri contribuisce dunque a ridurre il divario tra chi ha più accesso alla cultura e chi ne ha meno.
Un modello che guarda oltre Milano
Il progetto di BAOL si ispira a esperienze analoghe attive a Bologna, Napoli e Roma, ma è il primo a Milano a combinare stabilmente prestito gratuito e vendita a offerta libera. In un panorama in cui le biblioteche di comunità si moltiplicano in tutta Europa come risposta dal basso alle crisi economiche e all’erosione dei servizi culturali pubblici, BAOL rappresenta un esperimento che va oltre il localismo. È la dimostrazione che un altro modello è possibile: non assistenzialistico, non filantropico nel senso paternalistico del termine, ma radicalmente orizzontale. Chi può dà, chi non può prende. E tutti leggono.
L’idea di fondo è che i libri non sono soltanto oggetti da vendere, ma strumenti di relazione e di crescita collettiva. Nella Milano della moda, dei grattacieli e degli aperitivi da dodici euro, c’è un posto di 35 metri quadrati dove questa idea trova corpo ogni martedì, mercoledì, giovedì e sabato. Una vetrina piccola, un sogno grande.

No#News Magazine è il periodico dell’ozio, non nell’accezione oblomoviana del temine, ma piuttosto in quella dell’Antica Roma dell’otium, ovvero del tempo (libero) da impiegare in attività di accrescimento personale. L’ozio, quale uso ponderato del tempo.
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