C’è un’Italia che non figura nelle guide patinate, un’Italia verde, labirintica e a tratti visionaria che pochi conoscono davvero. Non stiamo parlando di parchi pubblici o di aiuole ben curate lungo i corsi delle città. Parliamo di luoghi dove qualcuno — un artista, un architetto, un eccentrico mecenate, un sognatore irredimibile — ha trasformato ettari di terra in una dichiarazione poetica, in un universo parallelo, in qualcosa di così personale e così assoluto da sembrare uscito da un sogno. Viaggeremo attraverso dieci giardini italiani che sfidano le categorie, che ridisegnano il confine tra spazio coltivato e opera d’arte, tra natura e narrazione.

Il Giardino dei Tarocchi: dove le sculture abitano la collina toscana

Nei pressi di Capalbio, in Maremma, si erge qualcosa di difficilmente descrivibile. Il Giardino dei Tarocchi è il testamento visivo di Niki de Saint Phalle, artista franco-americana che trascorse decenni della sua vita a costruire questo parco straordinario ispirato agli Arcani Maggiori dei Tarocchi. Le sculture — alcune alte diversi metri, rivestite di mosaici in vetro, porcellana e acciaio — non si limitano a occupare lo spazio: lo abitano, lo trasformano, lo rendono sacro e surreale allo stesso tempo. L’ispirazione dichiarata fu duplice: il Park Güell di Gaudí a Barcellona e il Parco dei Mostri di Bomarzo. Il risultato, però, è qualcosa di inconfondibilmente suo. De Saint Phalle visse per anni letteralmente all’interno di una delle sue sculture — la figura della Imperatrice — trasformando la creazione in una forma di vita totale. Il giardino è aperto al pubblico dal 1° aprile al 15 ottobre.

La Scarzuola: la città teatro dell’architetto visionario

C’è un momento, percorrendo le strade dell’Umbria profonda nei pressi di Montegabbione, in cui ci si trova davanti a qualcosa che il cervello fatica ad elaborare. La Scarzuola non è un giardino nel senso convenzionale: è una “città teatro”, un labirinto architettonico costruito dall’architetto Tomaso Buzzi a partire dagli anni Sessanta come sua personale interpretazione della città ideale. Buzzi stesso la definiva una “antologia di pietra”: edifici, anfiteatri, labirinti, piscine e strutture simboliche si intrecciano in una spirale densa di riferimenti esoterici, massonici, classici. Secondo la tradizione, sullo stesso terreno san Francesco d’Assisi aveva piantato un alloro e una rosa, dal cui punto sgorgò miracolosamente una fonte. Quella stratificazione di sacro e visionario è ancora oggi palpabile nell’aria. Le visite si effettuano in gruppo con guida, e la complessità simbolica del luogo richiede tempo e attenzione: non è un posto da attraversare in fretta.

Il Labirinto della Masone: bambù, arte e il più grande labirinto d’Europa

A Fontanellato, nella pianura parmense, Franco Maria Ricci — grafico, editore e collezionista d’eccezione — ha realizzato quello che è considerato il più grande labirinto d’Europa: sette ettari di bambù, con canne alte fino a quindici metri e viali larghi tre metri che si estendono per oltre tre chilometri di percorsi. Inaugurato nel 2015, il Labirinto della Masone non è solo un’esperienza sensoriale disorientante, ma anche un grande parco culturale che custodisce una straordinaria collezione privata di oltre cinquecento opere tra pitture, sculture e oggetti d’arte dal Cinquecento al Novecento. La sezione dedicata al tema della morte e quella consacrata alla produzione editoriale di Ricci sono tra i momenti più intensi della visita. Perdersi in un labirinto di bambù sotto il cielo della pianura padana ha qualcosa di ipnotico e, al tempo stesso, profondamente radicato nella terra italiana.

Fondazione André Heller: arte e botanica sul Lago di Garda

A Gardone Riviera, sulla sponda bresciana del Lago di Garda, il Giardino Botanico Fondazione André Heller ospita oltre tremila specie vegetali provenienti da ogni angolo del pianeta, mescolate a opere d’arte di artisti internazionali in un dialogo continuo tra natura e creazione umana. Il giardino ha origini antiche — fu concepito all’inizio del Novecento dall’imprenditore tedesco Arturo Hruska — ma è grazie all’artista austriaco André Heller, che ne acquistò la proprietà negli anni Ottanta, che il luogo ha assunto la sua identità ibrida attuale, sospesa tra collezione botanica e installazione permanente. Il visitatore si muove tra piante tropicali, bambù giganti e sculture inaspettate, in un’esperienza che ha la qualità del sogno ad occhi aperti.

Il Giardino di Pojega: il teatro di verzura della Valpolicella

Non tutti i giardini straordinari sono figli del Novecento. Nel cuore della Valpolicella, sulle colline di Negrar in provincia di Verona, il Giardino di Pojega è uno degli ultimi autentici esempi di giardino all’italiana del Settecento. Commissionato nel 1783 dal conte Antonio Rizzardi all’architetto Luigi Trezza, si estende su 54.000 metri quadrati e custodisce al suo interno uno spettacolare teatro di verzura: sette ordini di gradinate ricavati da siepi di bosso, cipressi e carpini, capaci di ospitare spettacoli en plein air come ai tempi del Grand Tour. Tempio, gallerie, belvedere e geometrie vegetali composero allora un paesaggio che Trezza concepì come sintesi tra la solennità del giardino formale e la libertà romantica del giardino all’inglese. Dopo un lungo restauro conclusosi nel 2025, il giardino ha riaperto al pubblico e i suoi percorsi sembrano intatti, cristallizzati in un Settecento che non ha mai smesso di respirare.

Il Giardino di Daniel Spoerri: sculture tra le colline del Monte Amiata

C’è qualcosa di particolarmente toccante nel Giardino di Daniel Spoerri a Seggiano, tra il Monte Amiata e Montalcino. L’artista svizzero acquistò la tenuta nel 1991 e nei decenni successivi ne fece un parco-museo di sedici ettari dove la natura convive con oltre cento opere di cinquanta artisti diversi. Le sculture in bronzo — alcune sue, molte di amici con i quali Spoerri condivide quello che lui stesso ha chiamato il suo “album di poesia” — emergono tra i boschetti, affiorano nei prati, si nascondono dietro le curve del terreno. Ogni stagione modifica il paesaggio e trasforma la percezione delle opere: le stesse sculture appaiono diverse in primavera e in autunno, in dialogo perenne con la luce, con i colori, con i profumi del paesaggio toscano.

I Giardini Botanici Hanbury: un promontorio sul Mediterraneo

Pochi luoghi in Italia comunicano un senso di bellezza così antico e al tempo stesso così fragile come i Giardini Botanici Hanbury, adagiati su un piccolo promontorio che scende verso il Mediterraneo a La Mortola, nei pressi di Ventimiglia. Fondati nel 1867 dal mercante inglese Thomas Hanbury, che qui acquistò il Palazzo Orengo e ne fece il suo progetto di vita, i giardini ospitavano nel 1912 ben 5.800 specie catalogate. Oggi gestiti dall’Università di Genova, i diciotto ettari di vegetazione mediterranea, subtropicale e esotica costituiscono uno degli ambienti botanici storici più preziosi d’Europa. Camminare lungo i suoi sentieri, tra agavi che guardano il mare e rovine di una cappella ottocentesca, è un’esperienza che mescola il piacere botanico con una malinconia dolcissima.

Il Giardino della Kolymbethra: agrumeti e miti nell’antica Sicilia

Nella Valle dei Templi di Agrigento, nascosta tra le rovine, esiste una voragine verde che pochi si aspettano di trovare. Il Giardino della Kolymbethra è un antico bacino artificiale voluto dal tiranno Terone nel V secolo a.C. per raccogliere le acque sotterranee, trasformato nei secoli in un rigoglioso agrumeto punteggiato da ulivi millenari, rovi selvatici e antichi canali di irrigazione. Oggi curato dal FAI — Fondo per l’Ambiente Italiano —, il giardino è un palinsesto vivente di storia: vi si leggono le tracce della colonizzazione greca, dell’influenza araba nell’impianto irriguo, del Medioevo e del Rinascimento siciliano. Passeggiare tra alberi di limone e arancio amaro mentre alle spalle si stagliano i templi dorici significa attraversare duemila anni di civiltà in meno di un’ora.

Il Parco Giardino Sigurtà: il parco più bello del mondo premia la Valpolicella

A Valeggio sul Mincio, a pochi chilometri da Peschiera del Garda, si estende una delle oasi naturali più premiate al mondo. Il Parco Giardino Sigurtà, con i suoi sessanta ettari sulle dolci colline moreniche lungo il Mincio, ha alle spalle una storia che risale al 1417 quando era ancora un brolo cinto de mura. È però grazie a Carlo Sigurtà, industriale farmaceutico che acquistò la tenuta nel 1941, che il parco assunse la forma che oggi ne ha fatto un riferimento internazionale: nel 2023 ha ottenuto il Garden Tourism Award come parco più bello del mondo. Fioriture di tulipani, iris e rose si succedono nelle stagioni, mentre laghetti con carpe giapponesi, grotte e il lungo Viale delle Rose costruiscono un percorso capace di emozionare ogni tipo di visitatore. Nel 1859, durante la Seconda Guerra d’Indipendenza, Napoleone III ne scelse la villa come suo quartier generale.

Il Giardino Giusti: il rinascimento verticale di Verona

A Verona, appena oltre l’Adige, sale verso il cielo uno dei più antichi giardini rinascimentali italiani ancora intatti. Il Giardino Giusti, creato dalla nobile famiglia veronese alla fine del Quattrocento, è un sistema di terrazze che sale lungo la collina unendo geometrie formali nella parte bassa — labirinto di bosso, fontane, statue — e paesaggio selvaggio nella parte alta, dove una grotta e un belvedere panoramico offrono una prospettiva mozzafiato sulla città. Goethe lo visitò nel 1786 e ne scrisse nei suoi diari di viaggio come di un luogo capace di unire natura e architettura in proporzioni perfette. I cipressi monumentali che lo abitano da secoli sono tra i più antichi d’Europa e danno al giardino una verticalità quasi sacrale, come colonne di un tempio vegetale.

Un paese di giardini senza confini

Percorrere questi dieci luoghi significa attraversare secoli di immaginazione italiana, di quella capacità tutta peninsulare di trasformare la terra in pensiero, la natura in linguaggio. Dal Rinascimento di Verona al surrealismo toscano, dalla geometria settecentesca della Valpolicella ai miti della Valle dei Templi, ogni giardino porta con sé una storia umana potente: un artista che costruisce il suo universo personale, un mecenate che lascia una firma verde sul paesaggio, una famiglia che custodisce per generazioni la propria idea di bellezza. L’Italia, in fondo, non è solo il paese dei musei e delle cattedrali. È anche il paese che ha inventato il giardino come forma d’arte — e che, ancora oggi, continua a reinventarlo.