Immaginate Guerra e pace contro Il nome della rosa. Immaginatelo come un incontro di boxe, con un arbitro, un pubblico urlante e un solo vincitore. Non è la trama di un romanzo distopico: è quello che sta per accadere a Torino, dove la letteratura si trasforma in sport da combattimento e i capolavori dell’Otto e Novecento scendono sul ring per battersi — a colpi di stile, trama e oratoria — fino all’ultimo duello.

Quando un torneo letterario diventa spettacolo popolare

Dal 16 giugno al 14 luglio 2026, la splendida Villa della Regina — residenza barocca sul colle torinese, fondata nel XVII secolo come dimora delle regine di Casa Savoia — si trasforma in un’arena inattesa. Tra affreschi seicenteschi e giardini all’italiana, va in scena “I duellanti – Torneo dei grandi romanzi”, ideato dal giornalista Marco Zatterin e promosso dalla Fondazione Circolo dei lettori di Torino.

Il meccanismo è semplice quanto geniale: otto capolavori della letteratura mondiale vengono schierati in un tabellone a eliminazione diretta, sul modello dei tornei sportivi. Quarti di finale il 16 e il 23 giugno, semifinale il 7 luglio, finalissima il 14 luglio. Un formato che strizza l’occhio alla cultura pop senza tradire la serietà della letteratura — anzi, restituendole qualcosa di raro: il brivido dell’incertezza.

Otto romanzi, otto campioni, un solo trono

Ogni libro ha il suo paladino, un difensore in carne e ossa che lo porta in battaglia. Non si tratta di critici accademici rinchiusi nelle torri d’avorio dell’università, ma di voci vive e riconoscibili del panorama culturale italiano: scrittori, giornalisti, divulgatrici. Ognuno ha adottato un’opera e la difenderà sul palco con la forza della parola.

Stefania Soma (@petuniaollister) è la voce de Il nome della rosa di Umberto Eco, quel labirinto medievale in cui il segno e la verità si rincorrono senza mai incontrarsi davvero. Alessio Romano prende le parti di Cent’anni di solitudine di Gabriel García Márquez, il grande affresco magico-reale della famiglia Buendía che ha cambiato per sempre il modo in cui il mondo legge l’America Latina. Roberto Coaloa scende in campo con il colosso tolstoiano: Guerra e pace, il romanzo che più di ogni altro ha preteso di contenere il mondo intero tra le sue pagine.

A difendere Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas ci pensa Manuela Iannetti, mentre Pierdomenico Baccalario — scrittore tra i più amati dal pubblico giovane — si fa alfiere di Il grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald, quella storia di sogni americani frantumati contro la dura superficie della realtà. Natalia Ceravolo porta in gara Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen, il romanzo che ha inventato la tensione romantica moderna. Sul fronte opposto, Beatrice Salvioni impugna la bandiera de Il giovane Holden di J.D. Salinger — il romanzo della ribellione adolescenziale per eccellenza — mentre Andrea Ferrari scende in campo con Cuore di tenebra di Joseph Conrad, viaggio nel buio morale dell’umanità che ha ispirato, tra gli altri, Apocalypse Now di Francis Ford Coppola.

Il pubblico come giuria suprema

Il tocco più audace del format — e quello che lo distingue da qualsiasi festival letterario convenzionale — è la scelta di affidare il verdetto al pubblico in sala. Non a una giuria di esperti, non a un voto online: la platea, in carne e ossa, decreta chi passa il turno e chi è eliminato. Un meccanismo che trasforma ogni serata in un evento unico e irripetibile, dove l’entusiasmo contagioso di chi ama i libri diventa l’ago della bilancia.

“Noi che siamo ossessionati dai libri e dalle storie che contengono siamo felici di dare il via a un torneo letterario nel quale i nostri duellanti si sfideranno a colpi di trama anziché a sciabolate”, ha dichiarato Giuseppe Culicchia, direttore della Fondazione Circolo dei lettori, citando non a caso il film I duellanti di Ridley Scott — quel capolavoro del 1977 sull’ossessione come forza motrice dell’esistenza — come metafora perfetta dell’iniziativa.

Torino, città che legge (e ora combatte per i libri)

Non è un caso che questo torneo nasca a Torino. La città sabauda ha una relazione antica e viscerale con la letteratura: è stata la capitale editoriale d’Italia per decenni, culla di Einaudi, di Pavese, di Calvino. Il Circolo dei lettori, fondato nel 2006 in via Bogino, è diventato nel tempo uno dei presìdi culturali più vivaci d’Europa — un luogo dove la lettura non è mai un atto solitario, ma sempre un dialogo, un confronto, una sfida.

Portare “I duellanti” a Villa della Regina significa amplificare quel dialogo fino a farne quasi un rito collettivo. La residenza reale, con i suoi giardini terrazzati che si affacciano sul Po e sui tetti della città, offre uno sfondo da romanzo essa stessa — come se la letteratura, finalmente, avesse trovato uno scenario all’altezza della sua grandezza.

Perché un torneo letterario è un atto politico

C’è qualcosa di profondamente necessario, in questo momento storico, nell’idea di mettere i grandi romanzi al centro di un’arena pubblica. In un’epoca in cui i tempi di attenzione si accorciano, i social media frammentano ogni narrazione e la lettura rischia di diventare un atto d’élite, “I duellanti” scommette sull’esatto contrario: che la grande letteratura può ancora muovere le passioni, dividere le opinioni, creare comunità.

La forma del torneo — con la sua tensione agonistica, la sua drammaticità, i suoi verdetti inappellabili — è uno stratagemma retorico potentissimo. Costringe il pubblico a scegliere, a prendere posizione, a chiedersi perché un libro gli ha cambiato la vita più di un altro. E in quel momento di scelta, qualcosa di straordinario accade: il lettore smette di essere uno spettatore passivo e diventa parte della storia.