Diecimila passi ritmati sul selciato, ventilatori rossi e bianchi che fendono l’aria come ali di passero, tamburi che rimbombano tra i rami delle zelkove di Jozenji-dori. Ogni anno, nel terzo fine settimana di maggio, Sendai si trasforma in un palcoscenico a cielo aperto dove il Giappone feudale torna a respirare tra gli uomini del presente. Il Sendai Aoba Festival è molto più di una festa folkloristica: è una dichiarazione d’identità collettiva, un rito che lega i vivi ai morti illustri, le strade moderne al fango delle battaglie del XVI secolo.

Date Masamune, il signore guerriero che piantò alberi per nutrire il suo popolo

Fondata nel 1600 dal signore feudale Date Masamune, Sendai porta la sua storia con quieta dignità: le eredità dei samurai sopravvivono in mausolei di pietra e templi, mentre la vita urbana moderna si svolge in edifici di vetro e acciaio nei quartieri commerciali. Ma la vera grandezza di Masamune non sta nelle battaglie vinte — e furono molte, tanto da guadagnargli il soprannome di “Drago dai due occhi” — quanto in un gesto apparentemente ordinario: nell’era Edo, circa 400 anni fa, il primo signore del dominio di Sendai incoraggiò i suoi vassalli a piantare bambù e alberi da frutto come castagni, susini e cachi in tutta la città come precauzione contro la carestia, e a piantare cedri ai margini dei loro feudi. Questi boschi privati, intrecciandosi con la vegetazione dei templi e dei fiumi, finirono per avvolgere l’intera città in una coperta verde. Da quell’intuizione pragmatica — e quasi poetica — nacque il soprannome che accompagna Sendai ancora oggi: la “Città degli Alberi”.

I viali di zelkova e il verde di maggio che cambia il respiro della città

Le zelkove sono piantate lungo entrambi i lati del viale Jozenji-dori e lungo un passeggio che scorre al centro: gli alberi creano una lussureggiante volta verde durante la primavera e l’estate. A metà maggio questa volta raggiunge la sua perfezione cromatica: il verde è abbagliante, quasi irreale, e i rami si toccano sopra la testa dei passanti formando navate naturali che filtrano la luce del pomeriggio in migliaia di riflessi dorati. I guerrieri che marciano in parata con le armature che riflettono la luce che si infiltra tra le foglie delle zelkove di Jozenji-dori sono rappresentazioni delle legioni che un tempo combatterono e protessero il territorio del clan di Sendai. È in questo scenario — alberi e storia, natura e memoria — che si colloca il cuore pulsante del festival.

Il Yoi-Matsuri: quando la città si prepara con la danza dei passeri

Il festival si articola in due giornate di intensità crescente. Il primo giorno prende avvio con lo Yoi-Matsuri, una serata vibrante di energia e ritmo: per tutta la città del centro, le strade si animano con i movimenti ipnotici della Suzume Odori, ovvero la “danza del passero”. L’origine di questa danza è tanto precisa quanto sorprendente: si crede che si sia evoluta da una danza improvvisata eseguita per la prima volta al banchetto celebrativo per il completamento del castello di Aoba nel 1603, ed è stata tramandata di generazione in generazione dagli scalpellini. I piccoli salti che caratterizzano il movimento evocano il saltellare dei passeri, gli uccelli presenti nello stemma della famiglia Date. Oltre 2.000 danzatori tradizionali si esibiscono nel corso del fine settimana. Non si tratta di una performance per turisti: è un atto collettivo in cui cittadini di ogni età — nonne, studenti, impiegati — indossano i costumi tradizionali e occupano le strade con una coralità commovente.

Il Hon-Matsuri: undici carri e una città in movimento

Il giorno successivo appartiene al Hon-Matsuri, la cerimonia principale. Undici carri yamaboko, ciascuno alto circa sei metri, vengono trascinati per la città accompagnati da musica e danza. I carretti in legno, tipicamente rossi o neri, dorati e riccamente decorati, ospitano in cima alcune persone vestite con abiti tradizionali da festa, alcune delle quali suonano strumenti musicali. I carri decorati — chiamati yamaboko — sono tirati da squadre di cittadini e ognuno presenta un design unico. Spesso legati alla mitologia giapponese, non sorprende trovare anche riferimenti buddisti o shintoisti. Alcune aziende sponsorizzano certi carri, mentre altri ospitano ospiti speciali come il sindaco. La parata non è semplicemente un corteo: è la ricostruzione vivente di una città che non ha mai smesso di onorare il proprio fondatore.

Perché il Sendai Aoba Festival sopravvive al tempo

Nel 350° anniversario della morte di Date Masamune, nel 1985, il Sendai Aoba Festival iniziò a rivivere per rivitalizzare la cultura festiva della città, fiera e animata. È ora considerato uno dei tre grandi festival di Sendai, che attira visitatori da tutto il mondo come uno dei preferiti dell’estate. Il segreto della sua longevità non è la spettacolarità fine a se stessa, ma la stratificazione dei significati: ogni gesto — il saltello della danza, il lento avanzare dei carri, il suono dei flauti nel crepuscolo — è un thread che collega il presente a qualcosa di più grande. In un’epoca in cui le tradizioni si svuotano e i rituali si impoveriscono, Sendai ha scelto di fare il contrario: riempire di senso ogni dettaglio, ogni costume, ogni passo sulla pietra del viale alberato.