Nelle vie tranquille di una cittadina giapponese della prefettura di Hyogo, l’ordinario confina con l’extraordinario. Qui, tra negozi e parchi, creature ancestrali emergono da stagni torbidi e si celano dietro gli angoli delle strade. Non si tratta di fantasmi né di allucinazioni collettive, ma di statue di yokai che hanno trasformato Fukusaki in un laboratorio vivente dove il folklore diventa esperienza tangibile.
Il padre del folklore giapponese e la sua eredità vivente
La ragione di questa insolita presenza affonda le radici nella storia. Fukusaki diede i natali a Kunio Yanagita (1875-1962), considerato il fondatore degli studi folkloristici giapponesi. Nato come Kunio Matsuoka il 31 luglio 1875 in una famiglia povera ma colta, Yanagita fu il quinto di otto fratelli. La sua infanzia trascorse in quella che lui stesso descrisse come “la casa più piccola del Giappone”, un’abitazione così angusta da segnare per sempre il suo destino intellettuale.
Dopo la laurea in giurisprudenza all’Università Imperiale di Tokyo, Yanagita intraprese una carriera come funzionario governativo presso il Ministero dell’Agricoltura e Commercio. Fu durante i suoi viaggi ufficiali attraverso il Giappone rurale che cominciò a documentare ossessivamente tradizioni orali, credenze popolari e racconti soprannaturali. Quello che iniziò come interesse personale divenne una missione: preservare la memoria culturale delle comunità rurali in un’epoca di frenetica modernizzazione.
La sua opera più celebre, “Tōno Monogatari” (Le leggende di Tōno), pubblicata nel 1910, raccoglie storie di creature misteriose e incontri con il mondo dei morti. Yanagita non considerava questi racconti semplici favole o invenzioni, ma testimonianze autentiche di eventi che avevano plasmato la psiche collettiva giapponese. La sua convinzione era radicale: la storia del Giappone non era stata scritta solo dai “grandi uomini”, ma soprattutto dalla “gente comune” (jōmin), i cui ritmi di vita quotidiana e credenze costituivano il vero tessuto dell’identità nazionale.
Quando le creature mitologiche invadono la realtà
Nel 2014, l’amministrazione di Fukusaki decise di onorare il suo illustre cittadino in modo decisamente non convenzionale. Invece di limitarsi a un museo o a una statua commemorativa, la città intraprese un progetto audace: popolare le strade con rappresentazioni realistiche degli yokai descritti da Yanagita. Gli yokai – termine che racchiude spiriti, mostri e creature soprannaturali del folklore giapponese – sarebbero diventati residenti permanenti della città.
Il protagonista indiscusso di questa invasione folkloristica è Gajiro, un kappa meccanico che emerge dalle acque torbide di uno stagno nel Parco Tsujikawayama. Quattro volte ogni ora – esattamente ai minuti 0, 15, 30 e 45 – questa creatura anfibia color verde emerge dall’acqua con la sua bocca spalancata, spaventando visitatori ignari e strappando grida di sorpresa ai bambini. Accanto allo stagno, immobilizzato sulla terraferma, si trova Gataro, il fratello maggiore di Gajiro, la cui parabola discendente attraversa le acque del laghetto e si ferma sulla riva.
I kappa – il cui nome significa letteralmente “bambino del fiume” – sono tra gli yokai più riconoscibili della mitologia giapponese. Creature acquatiche delle dimensioni di un bambino, con pelle squamosa verde, mani e piedi palmati, becco simile a quello di una tartaruga e un guscio sulla schiena. La loro caratteristica distintiva è un piatto circolare sulla sommità del cranio, sempre ricolmo d’acqua: questa è la fonte del loro potere e, se il liquido viene versato, il kappa perde ogni forza.
Un museo a cielo aperto del soprannaturale
Ma Fukusaki non si è fermata ai kappa. Nel parco sono esposte cinque grandi statue in vetroresina, selezionate attraverso un “Concorso nazionale di modellazione yokai”. Tra queste spicca lo Yamabayashi, uno yokai che suonerebbe musica kagura (danza sacra tradizionale) sulle montagne nelle notti inoltrate.
L’esperienza si estende ben oltre il parco. Disseminate per la città si trovano 21 “panchine yokai” – installazioni collocate strategicamente davanti a negozi e punti d’interesse. Qui i visitatori possono sedersi accanto a una yuki-onna (donna delle nevi), osservare un tengu in abito da ufficio intento a lavorare al computer, o immortalarsi con un oni muscoloso che si scatta un selfie. Ogni panchina rappresenta un diverso yokai tratto dalle opere di Yanagita, in particolare dal suo volume “Discussioni sugli Yokai” del 1956.
I funzionari locali hanno scelto deliberatamente un approccio realistico nella creazione di queste figure. Tomoo Ogawa, della divisione sviluppo regionale del governo cittadino, ha spiegato la filosofia dietro il progetto: rendere gli yokai il più realistici possibile per creare un’esperienza che generi conversazioni e condivisioni. Ogawa stesso, appassionato modellista, ha progettato alcune delle creature.
Il lato oscuro dietro la leggerezza apparente
Dietro l’aspetto giocoso e instagrammabile di queste installazioni si nasconde una dimensione più profonda e inquietante. Gli yokai della tradizione non erano mascotte carine né personaggi dei cartoni animati. Erano manifestazioni delle forze imperscrutabili della natura, incarnazioni delle paure ancestrali che accompagnavano la vita rurale.
I kappa, in particolare, rappresentavano il terrore dei fiumi e degli stagni. Si diceva attraessero le persone nell’acqua per annegarle e divorarne gli organi interni. Avevano una predilezione macabra per lo shirikodama, una misteriosa sfera di carne che si credeva esistesse all’interno dell’ano umano. Durante il periodo Edo (1603-1867), cartelli di avvertimento con l’immagine dei kappa venivano posti vicino ai corsi d’acqua per tenere lontani i bambini. Ancora oggi, in alcune aree rurali del Giappone, si possono trovare questi avvertimenti.
Le leggende narravano anche di aspetti contraddittori: i kappa erano estremamente intelligenti, capaci di apprendere le lingue umane, maestri nell’arte di ridurre le fratture ossee. Secondo la tradizione, furono proprio i kappa a insegnare agli esseri umani queste tecniche mediche. Erano creature profondamente onorevoli – non tradivano mai una promessa – ma anche pericolosamente imprevedibili.
Turismo folkloristico e rinascita culturale
La trasformazione di Fukusaki in “città degli yokai” rappresenta un caso emblematico di come il Giappone moderno stia rinegoziando il rapporto con il proprio passato mitologico. In un’epoca in cui la globalizzazione minaccia di appiattire le differenze culturali, piccole comunità come Fukusaki hanno trovato nella loro unicità folkloristica un’ancora di identità e, simultaneamente, un’opportunità economica.
Il progetto ha ottenuto un successo straordinario. Visitatori da tutto il Giappone – e sempre più turisti internazionali – affollano questa cittadina di meno di 20.000 abitanti. Muniti di mappe degli yokai distribuite gratuitamente dal centro turistico vicino alla stazione, i visitatori si trasformano in cacciatori di creature mitologiche, percorrendo le strade in bicicletta (noleggiabili presso il centro informazioni) alla ricerca delle 21 panchine e delle statue nascoste.
La città ha organizzato anche un “rally dei timbri sovrapposti”, dove i partecipanti possono acquistare per 100 yen un supporto speciale e collezionare sette diversi timbri colorati presso undici negozi partecipanti. Completando la collezione, emerge l’immagine di Gajiro sulla linea ferroviaria Bantan, con le mascotte cittadine Fuku-chan e Saki-chan ai lati.
Il kappa nella cultura contemporanea
La popolarità dei kappa si estende ben oltre Fukusaki. Questi yokai sono diventati protagonisti di manga, anime, film e videogiochi. La loro immagine è stata adottata come mascotte da brand di sake e numerose amministrazioni locali. Questo processo di “sanitizzazione” ha trasformato creature un tempo terrificanti in personaggi affettuosi e vagamente comici.
Persino la cucina giapponese porta tracce indelebili di queste credenze: il kappa maki, il celebre sushi roll al cetriolo, deve il suo nome al cibo preferito dei kappa. Secondo le leggende, questi yokai amavano i cetrioli più di qualsiasi altra cosa – persino più della carne umana. Durante il periodo Edo, le famiglie usavano gettare nei fiumi cetrioli su cui avevano scritto i nomi dei membri della famiglia e le date di nascita, sperando così di placare i kappa per almeno un anno.
Fukusaki nel contesto del turismo folkloristico giapponese
Fukusaki non è l’unica destinazione giapponese dedicata agli yokai. La città di Tōno, nella prefettura di Iwate – protagonista dell’opera fondamentale di Yanagita – attrae da decenni “turisti del folklore” che visitano i luoghi menzionati nel libro dove spiriti apparvero e demoni camminarono. Sakaiminato, nella prefettura di Tottori, ospita la famosa “Mizuki Shigeru Road”, una via dedicata al creatore del manga “GeGeGe no Kitarō”, costellata di oltre 170 statue di bronzo raffiguranti yokai.
Tuttavia, Fukusaki si distingue per l’approccio interattivo e la dimensione di sorpresa. Qui gli yokai non sono relegati a un museo o a una strada tematica, ma invadono lo spazio quotidiano, creando incontri inaspettati che sfumano i confini tra ordinario e straordinario.
L’eredità di Yanagita nell’era digitale
A oltre sessant’anni dalla morte di Yanagita, avvenuta nel 1962, la sua opera continua a influenzare profondamente la cultura giapponese e internazionale. “Le leggende di Tōno” è stato tradotto in inglese, cinese, coreano e altre lingue, trovando nuovi lettori in tutto il mondo. Il libro ha ispirato due film e una popolare serie manga.
Il paradosso è evidente: le tradizioni rurali che Yanagita documentò con tanta urgenza – convinto che stessero scomparendo – sono oggi celebrate, commercializzate e trasformate in attrazioni turistiche. Quello che il folklorista temeva fosse un patrimonio in via di estinzione è diventato un asset culturale prezioso nell’economia dell’esperienza contemporanea.
Eppure, qualcosa del suo spirito originale sopravvive. Quando un bambino viene sorpreso dall’emergere improvviso di Gajiro dallo stagno e scoppia a piangere – come documentato da testimoni oculari – in quel momento di terrore autentico riaffiora l’antica funzione degli yokai: ricordare che il mondo contiene misteri che sfuggono al controllo razionale, che la natura possiede una dimensione imperscrutabile e potenzialmente pericolosa.
Come visitare Fukusaki
Raggiungere Fukusaki è sorprendentemente semplice. La cittadina si trova a circa 25 minuti di treno da Himeji sulla linea JR Bantan. Da Osaka o Kobe, è necessario prendere la linea JR Kobe fino a Himeji e poi cambiare. In auto, si esce all’interscambio Fukusaki dalla Chugoku Expressway o dalla Bantan Renraku Road.
Il Fukusaki Town Ekimae Tourist Exchange Center, situato proprio di fronte alla stazione, offre noleggio biciclette e mappe gratuite degli yokai. Il Parco Tsujikawayama, dove risiede il celebre Gajiro, si trova a circa 30 minuti a piedi dalla stazione o 10 minuti in bicicletta. I kappa meccanici emergono dall’acqua ogni 15 minuti dalle 9:00 alle 18:00.
Per chi desidera un’immersione più profonda, la città offre la possibilità di soggiornare in residenze tradizionali giapponesi con oltre 300 anni di storia, trasformando la visita in un’esperienza che trascende il semplice turismo fotografico.
Fukusaki rappresenta qualcosa di più di una curiosità turistica. È un esperimento culturale che pone domande fondamentali sul significato del patrimonio folkloristico nell’era moderna: può una tradizione orale sopravvivere nella sua essenza quando viene trasformata in attrazione visiva? Gli yokai perdono il loro potere evocativo quando diventano oggetti di selfie? O forse – e questa è l’ipotesi più intrigante – la loro capacità di adattarsi, trasformarsi e reinventarsi in ogni epoca è precisamente ciò che li rende immortali, proprio come le creature soprannaturali che rappresentano.

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