Ventiquattro ore appena, eppure già abbastanza per capire che questo Mondiale non ha intenzione di concedersi pause. Dopo il fragore della serata inaugurale al Colosseo azteco di Città del Messico, il calendario non si ferma: il 12 giugno porta in scena due partite capaci di accendere la fantasia e di riscrivere piccole storie di calcio. Una all’alba messicana, l’altra sotto le stelle di Toronto. Entrambe, a modo loro, decisive.
Corea del Sud-Repubblica Ceca: il duello all’Estadio Akron dove i sogni asiatici si misurano col rientro europeo
C’è qualcosa di quasi cinematografico nell’immagine dell’Estadio Akron di Zapopan, alle porte di Guadalajara, che accende i propri riflettori nelle prime ore del mattino italiano. Lo stadio — inaugurato nel 2010 nello stato di Jalisco e capace di ospitare circa 50.000 spettatori — è celebre per la sua forma evocativa, che ricorda le pareti di un vulcano in eruzione: una metafora perfetta per una partita che potrebbe esplodere in qualsiasi momento. L’altitudine dell’area metropolitana di Guadalajara — che si attesta intorno ai 1.500 metri sul livello del mare — aggiunge quella variabile silenziosa che i tecnici temono più di ogni piano tattico: la fatica, l’aria più rarefatta, le gambe che pesano al sessantesimo minuto quando il ritmo si alza.
La Corea del Sud arriva alla sua dodicesima partecipazione alla Coppa del Mondo con il vento della storia nelle orecchie. È il 2002 il fantasma con cui si misurano ancora: quarta posizione in patria, il momento più alto che il calcio asiatico abbia mai toccato in campo maschile. Da allora, i coreani hanno costruito con pazienza certosina una nuova generazione di talenti che militano nei club più blasonati d’Europa. Kim Min-jae guida la difesa dal Bayern Monaco, Lee Kang-in porta al Mondiale la recente vittoria in Champions League con il Paris Saint-Germain, e poi c’è lui: Son Heung-min, il capitano, il totem, l’uomo che con i suoi 54 gol in nazionale si trova a soli quattro lunghezze dal record assoluto di Cha Bum-kun (58 reti). Una distanza che un Mondiale, con le sue partite ravvicinate e l’adrenalina che porta in dono, può colmare con una naturalezza disarmante. Ogni conclusione verso la porta ceca sarà, per Son, un potenziale passo verso l’immortalità della maglia bianca.
Dall’altra parte del campo si erge, silenziosa e orgogliosa, la Repubblica Ceca, che torna al Mondiale dopo vent’anni di assenza: l’ultima volta fu Germania 2006, e il solo ricordarlo dà la misura di quanto questo ritorno sia carico di significato emotivo prima ancora che sportivo. La guida tecnica è affidata a Miroslav Koubek, il commissario tecnico più anziano dell’intero torneo, e già questo dice qualcosa del carattere con cui i cechi si presentano al via. Il riferimento offensivo è Patrik Schick, l’ex attaccante di Roma e Sampdoria ora al Bayer Leverkusen, che in Bundesliga ha chiuso la stagione con 16 reti e 3 assist, aggiungendo altre quattro firme in Champions League: numeri che parlano di un centravanti in piena maturità. La linea mediana è presidiata da Tomáš Souček, instancabile macchina di contrasti e inserimenti, affiancato dal giovane Sulc, che all’Olympique Lione ha sorpreso tutti con 11 reti nella sua prima stagione in Ligue 1. Ladislav Krejčí, nuovo capitano ceco, guida una difesa a tre chiamata a contenere la fantasia asiatica.
Un dato storico accentua il fascino della sfida: quello tra Corea del Sud e Repubblica Ceca sarà il primo confronto ufficiale tra le due nazionali in tutta la storia del calcio. Un inedito assoluto, sul palcoscenico più grande del mondo. I coreani si presentano al 25° posto del ranking FIFA, sedici gradini sopra ai cechi, e vengono da una campagna di qualificazione imbattuta. Il pronostico sorride alla Corea del Sud, più continua e con individualità di livello superiore. Ma il calcio ha sempre rispettato poco i fogli di carta: una Repubblica Ceca carica di emozione e con la lucidità dei veterani potrebbe strappare almeno un pareggio.
Fischio d’inizio: venerdì 12 giugno, ore 04:00 italiane (ore 21:00 del 11 giugno, ora locale di Guadalajara – CT)
Dove vederla: DAZN (diretta streaming, abbonamento richiesto)
Canada-Bosnia ed Erzegovina: sul lungolago di Toronto, una nazione intera cerca la storia
Quando il sole di giugno scalda il lungolago dell’Ontario e il BMO Field — ribattezzato Toronto Stadium per la durata del torneo — si veste di rosso e bianco, capisci che quello che sta per accadere è qualcosa che va oltre il calcio. Il Canada, nazione co-organizzatrice di questi Mondiali, debutta davanti ai propri tifosi con tutta la pressione e la gioia che un’occasione simile può portare. L’impianto, inaugurato nel 2007 e ampliato con 16.100 posti temporanei fino a una capienza di circa 45.700 spettatori, è la casa del Toronto FC e degli Argonauts della CFL: uno stadio che ha visto molto, ma mai nulla di paragonabile a questo. Prima ancora del fischio d’inizio, il palco sarà occupato da una cerimonia d’apertura con un cast stellare — Alanis Morissette, Michael Bublé, Alessia Cara e molti altri — che trasformerà il lungolago in un’arena di emozioni pure.
La storia del Canada ai Mondiali è breve e, per lungo tempo, dolorosa. Un’unica partecipazione prima del 2022: quella di Messico 1986, tre sconfitte, zero gol segnati. Un’intera generazione cresciuta senza mai vedere la propria nazionale calciare un pallone in una fase finale. Poi la rinascita: Qatar 2022, la qualificazione dopo 36 anni, e il gol storico di Alphonso Davies contro la Croazia — la prima rete del Canada in un Mondiale. Eppure quella spedizione si chiuse senza punti, tre sconfitte, la stessa amarezza del 1986 cucita però addosso a una squadra che aveva promesso di più. Adesso, da padroni di casa, il Canada arriva a sei partite mondiali senza aver mai strappato un risultato: una statistica che brucia, e che trasforma questa sera torontina in qualcosa di più di una semplice partita di girone.
Il commissario tecnico Jesse Marsch ha modellato una squadra verticale, aggressiva, fondata su pressing alto e ripartenze rapide. Le armi offensive sono le migliori di sempre: Alphonso Davies, uno degli esterni sinistri più esplosivi del pianeta, reduce da un Bundesliga vinta col Bayern Monaco; e Jonathan David, bomber della Juventus e miglior marcatore nella storia della nazionale canadese. David arriva a questi Mondiali con un conto in sospeso: nel 2022 non segnò, e quella lacuna pesa come un macigno su ogni allenamento. Accanto a loro, Tajon Buchanan sulla fascia e Stephen Eustáquio in mezzo al campo completano una formazione che, per la prima volta, può davvero spaventare chiunque.
Di fronte si para la Bosnia ed Erzegovina, alla seconda apparizione mondiale dopo quella di Brasile 2014. Il cammino per arrivare a Toronto è stato epico — e chi è tifoso italiano lo sa fin troppo bene: i Dragoni hanno eliminato l’Italia nella doppia sfida dei playoff europei, con il portiere Nikola Vasilj protagonista assoluto ai rigori a Zenica il 31 marzo scorso. Un’impresa che porta anche la firma di Esmir Bajraktarević del PSV Eindhoven, autore del rigore decisivo. Ma il simbolo è sempre lui, immutabile nel tempo: Edin Džeko, 40 anni portati con la dignità dei grandi, capitano e miglior marcatore bosniaco di sempre. Ex Roma, ex Manchester City, oggi allo Schalke 04 dove ha contribuito alla promozione in Bundesliga, Džeko è l’unico calciatore che può ancora togliere il fiato con un semplice controllo orientato. Al suo fianco agirà Ermedin Demirović dello Stoccarda, mentre il giovane Kerim Alajbegović del Red Bull Salisburgo — appena 18 anni e già 10 presenze in nazionale — incarna la nuova generazione bosniaca che non ha paura di nessuno.
Non esistono precedenti ufficiali tra le due nazionali, il che aggiunge un ulteriore strato di imprevedibilità a una sfida già di per sé ricca di variabili. Il Canada è favorito per il fattore campo e per la qualità della rosa; la Bosnia, però, ha la struttura mentale di chi ha già vinto sfide impossibili. I pronostici pendono verso i padroni di casa, ma Džeko e compagni sono il tipo di avversario che non ti dà nulla gratis. Sarà un venerdì sera torontino da non dimenticare.
Fischio d’inizio: venerdì 12 giugno, ore 21:00 italiane (ore 15:00 locali di Toronto – ET)
Dove vederla: Rai 1 in chiaro (e in streaming su RaiPlay) e su DAZN





























