Portare a casa un bambino dall’ospedale è uno dei momenti più attesi della vita. Eppure, per migliaia di famiglie italiane, quel ritorno a casa segna l’inizio di un disorientamento silenzioso, fatto di notti insonni non solo per il pianto del neonato, ma per l’incapacità di sapere a chi rivolgersi, dove andare, cosa fare. In un Paese che fa sempre meno figli — nel 2024 sono nati appena 369.944 bambini, il dato più basso dall’Unità d’Italia — il paradosso è che chi un figlio lo mette al mondo si ritrova spesso solo, circondato da servizi che esistono ma che nessuno sa dove siano. Da questa contraddizione è nata Famille, una piattaforma digitale milanese che prova a costruire un filo tra le famiglie e il territorio nei cruciali primi mille giorni di vita.

I primi mille giorni: una finestra che si chiude presto

La plasticità neuronale — la facoltà del cervello di modificarsi continuamente in rapporto alle diverse esperienze — è massima in epoca embrio-fetale e nei primi anni della vita postnatale. In queste settimane e in questi mesi straordinari, i neuroni si connettono tra loro come rami di un albero foltissimo, creando circuiti cerebrali che saranno la sede di competenze future: il linguaggio, le emozioni, la memoria, la capacità motoria. Non è retorica: è neuroscienze.

OMS, UNICEF e Banca Mondiale già nel 2018 hanno pubblicato un documento congiunto che promuove investimenti e politiche a favore dello sviluppo infantile precoce, identificando con il termine “nurturing care” l’insieme di buone pratiche per sostenere lo sviluppo fisico, cognitivo, emotivo e sociale dei bambini nei loro primi anni di vita. Ricerche di lungo periodo dimostrano che ogni dollaro investito nello sviluppo precoce produce ritorni multipli: migliori risultati scolastici, maggiore partecipazione al mercato del lavoro, minore dipendenza dai sussidi e minori costi sociali nel lungo periodo.

Eppure in Italia — dove la fecondità è scesa al minimo storico di 1,14 figli per donna nel 2025 e le famiglie composte da una sola persona sono diventate il modello dominante, con il 37,1% dei nuclei familiari — i genitori che attraversano questa finestra preziosa lo fanno spesso senza una rete di supporto adeguata.

Un ex giudice minorile trasforma la frustrazione in progetto

Letizia Cirillo conosce il lato più buio dell’abbandono istituzionale. Per oltre dieci anni è stata giudice al Tribunale per i minorenni di Milano, con 900 fascicoli intestati a suo nome. Un carico umanamente insostenibile che le ha trasmesso una convinzione profonda: il sistema interviene quando il danno è già fatto. Bisognava agire a monte, molto prima che le famiglie arrivassero davanti a un giudice.

Nel 2018, lasciato il tribunale, ha intrapreso un percorso di prevenzione che l’ha portata, insieme ad Angelica Villa, Stefania Amato, Lucia Oggioni e con la collaborazione di Stefania Scognamiglio, a fondare Mykes Impresa Sociale, l’ente promotore di Famille. La piattaforma si costruisce su tre funzioni chiave: informare, accompagnare e connettere. Da un lato rende leggibili servizi e diritti, dall’altro offre percorsi pratici e crea relazioni tra famiglie attraverso forme di mutuo aiuto.

Navigare il labirinto: i servizi ci sono, ma nessuno sa dove

Il nodo non è l’assenza di risorse pubbliche. A Milano vivono quasi 30.000 bambini nella fascia 0–3 anni e migliaia di famiglie si confrontano ogni anno con un sistema di servizi ricco ma frammentato. Consultori, centri vaccinali, asili nido comunali, sportelli legali, biblioteche con programmi per l’infanzia, musei con ingressi dedicati: tutto esiste, ma è disperso in una costellazione di siti web, numeri di telefono e uffici che un genitore stremato difficilmente riesce a esplorare con un neonato in braccio.

Famille aggrega e organizza queste informazioni, verificandole e aggiornandole. Ha una parte pubblica e gratuita per i genitori e una sezione dedicata alle aziende, alle quali vengono proposti percorsi formativi per accompagnare i propri dipendenti alla genitorialità e pre-genitorialità. Accanto alla piattaforma digitale, il progetto si sviluppa sul territorio con incontri tra genitori e iniziative pratiche come le “Admin morning”, dedicate alla gestione delle pratiche burocratiche.

La solitudine come emergenza sociale urbana

C’è qualcosa di paradossale nel diventare genitori in una grande città. Si è circondati da milioni di persone eppure ci si sente completamente soli. Secondo una recente ricerca, il 60% dei neogenitori gradirebbe un supporto psicologico per affrontare le sfide della genitorialità e più della metà degli intervistati dichiara che è difficile essere genitore, nonostante l’84% rifarebbe comunque un figlio se tornasse indietro.

A Milano il fenomeno è amplificato dalla mobilità. Molti genitori sono lontani dalle famiglie di origine, senza quella rete informale di nonni, zie e vicine di casa che storicamente ha ammortizzato il primo periodo con un bambino. Il costo emotivo di questa solitudine non è solo personale: ricade sui bambini, sulle coppie, sulla tenuta stessa del tessuto sociale.

Tra i fattori che contribuiscono alla complessità della genitorialità moderna vi sono l’erosione delle reti di supporto tradizionali, l’influenza pervasiva del perfezionismo e l’ambiguità attorno al normale sviluppo del bambino. Un genitore di oggi, iperconnesso e sovra-informato, si trova a navigare una quantità di dati e consigli contraddittori che possono generare più ansia di quanta ne risolvano.

Un modello da esportare in tutta Italia

Famille è stata presentata ufficialmente a Milano, presso la Sala delle Colonne di Banco BPM, con il patrocinio del Comune di Milano, riunendo istituzioni, mondo accademico, sistema dei servizi e imprese in un confronto sul ruolo della genitorialità nelle trasformazioni sociali e demografiche. All’evento ha partecipato, tra gli altri, il Rettore dell’Università Bocconi Francesco Billari, che ha sottolineato come il futuro del Paese passi dalle città, dove oggi vive l’83% della popolazione italiana.

Il progetto ha ricevuto il sostegno di Fondazione BPM, Fondazione Marazzina e Generas Foundation, oltre al supporto di Fondazione Vodafone nel 2024. La piattaforma è già disponibile in italiano, francese, spagnolo e inglese — e presto aggiungerà l’arabo, riflettendo la realtà multiculturale di una città come Milano. L’obiettivo dichiarato è espandersi in tutta la Lombardia e poi in tutta Italia, portando il modello milanese come laboratorio replicabile.

Il modello milanese è pensato per contribuire ad affrontare temi più ampi come le disuguaglianze nell’accesso ai servizi, la fragilità delle famiglie urbane e la sostenibilità demografica.

Fare figli non è un fatto privato

C’è una frase che Letizia Cirillo ripete con convinzione: la cura dei bambini nei primi anni di vita non è un fatto privato. È una questione collettiva, politica, di civiltà. Come una società si prende cura dei suoi più piccoli dice molto di come immagina il proprio futuro.

In un’Italia dove il tasso di natalità è sceso a 6,3 per mille residenti, con oltre 200mila nati in meno rispetto al 2008, quando erano 576mila, la risposta non può essere solo economica — bonus bebè, assegni unici, detrazioni fiscali. Deve essere anche relazionale, informativa, territoriale. Deve rispondere alla domanda silenziosa che ogni neogenitore si porta dentro nei primi giorni a casa: e adesso, a chi mi rivolgo?

Famille prova a essere quella risposta. Non un supereroe digitale, ma qualcosa di più semplice e potente: una mappa, una guida, una voce amica che dice: i servizi esistono, eccoli, non sei solo.