C’è un posto nel Western New York dove la realtà sembra sospesa tra leggenda e scienza, dove l’acqua e il fuoco non si combattono ma convivono in un abbraccio impossibile. Nel Chestnut Ridge Park di Orchard Park, a circa 29 chilometri a sud di Buffalo, una piccola cascata di circa nove metri cela al suo interno un segreto straordinario: una fiamma tremolante che arde senza sosta, alimentata da un lento respiro di gas naturale che sale dal ventre della Terra. Non è un trucco scenografico, non è un impianto artificiale. È un fenomeno geologico reale, raro e ancora in parte misterioso, che attira ogni anno migliaia di visitatori da tutto il mondo.

Una grotta, una fiamma, un equilibrio impossibile

Dietro il velo d’acqua della cascata si apre una piccola grotta — una nicchia naturale scavata nella roccia — dove una fiamma alta una ventina di centimetri brucia quasi ininterrottamente, alimentata da gas naturale che filtra attraverso le fratture dello scisto. L’effetto visivo è ipnotico: il fuoco guizza nell’ombra umida, appena protetto dalla cortina d’acqua che scende tutt’intorno. Ed è proprio la cascata, paradossalmente, ad aiutare la fiamma a sopravvivere, creando una sorta di camera riparata dove il gas può accumularsi e bruciare senza essere spazzato via dal vento.

Chi si avvicina al luogo percepisce prima l’odore — i visitatori descrivono un caratteristico odore di uova marce man mano che si avvicinano alle cascate, causato dal gas naturale che filtra attraverso la roccia porosa. Poi, girato l’ultimo tornante del sentiero, appare lei: piccola, tenace, quasi pudica nella sua bellezza.

La geologia racconta una storia vecchia di milioni di anni

La spiegazione scientifica di questo prodigio affonda le radici in un passato remotissimo. Il gas naturale che alimenta la fiamma ha origine nella decomposizione di materia organica sepolta in strati di roccia scistosa. Più precisamente, proviene da una formazione geologica chiamata Hanover Shale, risalente al periodo Devoniano, tra 419 e 359 milioni di anni fa.

I gas migrano verso l’alto attraverso fratture e faglie nello scisto, emergendo nella grotta dove si mescolano con l’ossigeno e si accendono — talvolta spontaneamente, talvolta richiedendo di essere riaccesi dopo che la cascata li ha spenti. È un meccanismo antico e fragile al tempo stesso, un equilibrio che la natura ha costruito nel corso di ere geologiche.

La scoperta che ha spiazzato i geologi

Nel 2013, un team di ricercatori dell’Indiana University guidato dal geochimico Arndt Schimmelmann, insieme a Giuseppe Etiope dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia italiano — massimo esperto mondiale di fiamme eterne — ha analizzato in profondità il fenomeno. I risultati, pubblicati sulla rivista Marine and Petroleum Geology, hanno sorpreso la comunità scientifica.

I ricercatori hanno scoperto che il gas della fiamma eterna contiene concentrazioni di etano e propano molto più elevate (circa il 35%) rispetto ad altri noti affioramenti di gas naturale nel mondo, che tipicamente contengono una maggiore proporzione di metano. Ancor più sconcertante: lo scisto da cui proviene il gas è molto più freddo della temperatura normalmente necessaria per produrre gas naturale — circa 100 gradi Celsius — ed è anche più giovane e meno profondo rispetto ai tipici strati di scisto produttori di gas. Questo suggerisce l’esistenza di un meccanismo geologico ancora sconosciuto, forse legato alla presenza di catalizzatori naturali nella roccia.

Etiope stesso aveva definito la fiamma di Chestnut Ridge «la più bella del mondo». Un giudizio che, per chi la vede di persona, risulta difficile da contestare.

Leggende native e memoria della terra

La scienza non è l’unica chiave di lettura di questo luogo. Attorno alla fiamma sono nate nei secoli storie e tradizioni orali legate alle popolazioni native americane che abitavano queste terre prima dell’arrivo degli europei. Secondo la leggenda più diffusa, la fiamma rappresenterebbe lo spirito degli ultimi abitanti indigeni di questa terra, accesa come testimonianza indelebile della loro presenza prima che venissero spazzati via dalla colonizzazione. Una storia che, vera o no, aggiunge uno strato di significato ancestrale a un luogo già intrinsecamente potente.

Un tesoro fragile da proteggere

Uno studio del 2013 pubblicato su Marine and Petroleum Geology ha stimato che questa fiamma «potrebbe aver bruciato naturalmente per molte centinaia o addirittura migliaia di anni». Eppure la sua sopravvivenza non è garantita. L’aumento della popolarità del sito ha portato con sé impatti negativi: aumento dei rifiuti, atti vandalici, inquinamento e deterioramento del terreno circostante.

Per questo motivo le autorità locali hanno investito risorse significative nella tutela del percorso. Nell’agosto del 2023 il sentiero principale è stato riaperto dopo importanti lavori, tra cui l’installazione di 139 gradini in legno che bypassano il tratto più impervio, e circa 35 metri di ringhiere lungo il tragitto verso il letto del torrente.

La fiamma eterna di Chestnut Ridge non è una cartolina. È un promemoria vivente che sotto i nostri piedi respira un pianeta ancora pieno di segreti, capace di sorprenderci con la bellezza assoluta dell’improbabile.