Ogni anno, oltre 1,3 milioni di viaggiatori provenienti da 154 Paesi si esprimono sulle mete europee dei loro sogni. Il risultato è la classifica European Best Destinations, un barometro del desiderio collettivo che nel 2026 racconta una storia precisa: il viaggiatore contemporaneo non vuole solo visitare un luogo, vuole abitarlo, sentirlo, capirlo. Vuole sedersi al tavolo giusto, camminare per vicoli che non compaiono nelle guide, ascoltare lingue antiche in piazze che il tempo sembra aver risparmiato. La classifica 2026 riflette questa trasformazione profonda: sette destinazioni italiane nella top 20, un ritorno in forze dopo un anno di assenza, insieme a capitali riconfermate, borghi nascosti, isole fuori dai radar del turismo di massa e paesaggi che sembrano usciti da un romanzo. Ecco il racconto di ciascuna delle venti mete più ambite d’Europa.

1. Madrid: la capitale spagnola che non smette di reinventarsi

C’è una luce particolare a Madrid, soprattutto nelle ore del tramonto, quando il sole rasente illumina le facciate ocra e gli aperitivi si moltiplicano nei bar del quartiere di La Latina. La capitale spagnola conquista il titolo di European Best Destination 2026 con oltre 127.000 voti, un primato che non sorprende chi la conosce davvero. Madrid è una città che custodisce tre dei musei più importanti al mondo — il Prado, il Reina Sofía e il Thyssen-Bornemisza — eppure non si lascia ridurre a cartolina culturale. È una metropoli viva, rumorosa nel senso migliore, capace di trascinare il visitatore dalla pinacoteca alla taverna, dal mercato di San Miguel ai giardini del Retiro, senza soluzione di continuità. La sua scena gastronomica è oggi tra le più innovative d’Europa, con chef che reinterpretano la tradizione castigliana con audacia. Visitarla vuol dire lasciarsi travolgere.

2. Nicosia: l’unica capitale divisa del mondo, dove l’oriente incontra l’occidente

Pochi luoghi al mondo possono vantare una storia tanto stratificata quanto Nicosia, la capitale di Cipro. È l’unica capitale europea ancora divisa da una linea verde militare, il cosiddetto “Green Line” dell’ONU, che separa la parte greca da quella turca dal 1974. Eppure questa ferita geografica è diventata paradossalmente uno dei motivi per cui la città esercita un fascino unico. Passeggiare tra le mura veneziane del centro storico, varcare i checkpoint e ritrovarsi in un altro mondo in pochi passi, assaggiare il halloumi appena grigliato nei mercatini della città vecchia: Nicosia è un luogo dove la storia si respira nell’aria. Il suo posizionamento al secondo posto nella classifica 2026 segnala un interesse crescente per destinazioni che offrono complessità culturale, non soltanto spiagge.

3. La Stiria slovena: vigneti, castelli e una natura che sorprende

La regione di Štajerska, la Stiria slovena, è forse la destinazione più inaspettata dell’intera classifica. Poco frequentata dal turismo italiano, questa area del nord-est della Slovenia è un mosaico di colline coperte di vigneti, borghi medievali, castelli che sembrano usciti da una fiaba e terme dove rigenerarsi dopo camminate tra i boschi. I vini locali — in particolare il Sauvignon Blanc e la Sipon, vitigno autoctono — stanno guadagnando riconoscimento internazionale. Terza classificata nel 2026, la Stiria slovena è la prova che il viaggiatore contemporaneo cerca autenticità e paesaggi incontaminati, lontano dalle rotte battute. Un territorio che racconta la Slovenia meno conosciuta, quella rurale e profumata di resina.

4. Verona: romantica e universale, la città di Giulietta torna a primeggiare

È la prima italiana in classifica, al quarto posto, e per chiunque ci abbia passeggiato la sera, il risultato appare del tutto inevitabile. Verona è una di quelle città che non deludono mai. La sua Arena romana, costruita nel I secolo d.C. e oggi tra i teatri lirici all’aperto più famosi del mondo, domina Piazza Bra con un’autorevolezza silenziosa. Il centro storico, dichiarato Patrimonio UNESCO, racchiude ponti medievali, palazzi rinascimentali, chiese affrescate e quella casa con il balcone che milioni di turisti cercano ogni anno sperando di sentirsi Romeo o Giulietta. Ma Verona è anche una città viva, con una scena enogastronomica eccellente — il Soave e l’Amarone sono di casa qui — e la presenza ai Giochi Olimpici invernali del 2026 come sede della cerimonia di chiusura le ha regalato visibilità mondiale.

5. Parigi: l’eterna seduttrice che non ha bisogno di presentazioni

Quinta classificata, Parigi continua a esercitare una forza gravitazionale irresistibile su viaggiatori di ogni latitudine. Non è soltanto la Torre Eiffel o il Louvre: è l’atmosfera di un café alle otto del mattino, il profumo delle boulangeries, la luce grigia e romantica che filtra tra i tetti di zinco degli hausmanniani. La capitale francese ha vissuto una vera rinascita dopo i Giochi Olimpici del 2024, con nuovi spazi pubblici lungo la Senna, quartieri rigenerati come Saint-Denis e un’offerta gastronomica che si estende ben oltre le stelle Michelin, abbracciando mercati di quartiere, bistrot naturali e cucine del mondo. Parigi rimane la destinazione più fotografata del pianeta, eppure riesce ancora a sorprendere chi la cerca con occhi diversi.

6. Câmara de Lobos: il villaggio di pescatori che conquistò Winston Churchill

Sull’isola portoghese di Madeira, a pochi chilometri dalla capitale Funchal, Câmara de Lobos è uno di quei luoghi che sembrano fermi nel tempo. Le case colorate si specchiano nell’oceano, le barche dei pescatori dondolano pigre nel porto, e ovunque si respira il profumo salmastro dell’Atlantico. Non è un caso che Winston Churchill amasse dipingere proprio qui, attratto dai colori vividi e dalla calma contemplativa del borgo. Sesta classificata nel 2026, Câmara de Lobos incarna la tendenza verso destinazioni lente e autentiche, lontane dalla frenesia turistica. I locali servono il poncha, la grappa locale aromatizzata al miele e al limone, e la trota alla griglia con batatas doces. Un luogo da assaporare senza fretta.

7. Alaçatı: il borgo egeo dove il vento è protagonista

Settima classificata, Alaçatı è una delle destinazioni più sorprendenti della Turchia. Situata sulla penisola di Çeşme, affacciata sul Mar Egeo, questo antico borgo di case in pietra è diventato negli ultimi anni la capitale europea del windsurf, grazie ai venti costanti che spirano dalla baia per quasi tutto l’anno. Ma Alaçatı è molto più di una meta sportiva: le sue stradine acciottolate sono fiancheggiate da bouganvillee, i vecchi mulini a vento presidiano le colline, e i ristoranti propongono una cucina egea raffinata a base di erbe selvatiche, pesce fresco e meze vegetariani. La fusione tra cultura greca e turca è tangibile in ogni angolo, nei nomi delle strade, nelle architetture, nei sapori. Una destinazione che cresce ogni anno in popolarità senza perdere il suo carattere.

8. Burano: l’isola dei colori e del merletto che incanta il mondo

Nell’arcipelago lagunare veneziano, a circa 40 minuti di vaporetto da Venezia, Burano è uno spettacolo cromatico senza pari. Le sue case dipinte in tinte vivaci — rosso fiamma, giallo canarino, blu cobalto, verde smeraldo — si riflettono nei canali con una precisione quasi pittorica. La leggenda vuole che i pescatori colorassero le case per riconoscerle dalla laguna nelle giornate di nebbia. Ottava nella classifica 2026, Burano è anche il luogo dove sopravvive l’arte antica del merletto a tombolo, un patrimonio artigianale che il Museo del Merletto celebra e custodisce. Chi arriva all’alba, prima delle comitive, scopre un borgo di silenzi e bellezza pura, dove l’unico rumore è lo sciabordio dell’acqua. Un posto che rallenta il cuore nel modo migliore.

9. Lisbona: tra fado, miradouro e una modernità che non cancella il passato

Nona classificata, Lisbona è forse la capitale europea che ha saputo reinventarsi con maggior grazia nell’ultimo decennio. La città delle sette colline, dei tram gialli che arrancano su per l’Alfama, delle piastrelle di azulejos che raccontano storie sui muri delle chiese, è anche una metropoli che guarda al futuro con il quartiere creativo di LX Factory, i musei d’arte contemporanea e una scena culinaria che sta riscrivendo le regole della cucina portoghese. Il fado — dichiarato Patrimonio UNESCO dall’UNESCO nel 2011 — risuona ancora nelle casas típicas dell’Alfama, ma Lisbona è anche notti nei bar di Bairro Alto, mattine nei mercati di Campo de Ourique, tramonti dorati sull’estuario del Tago. Una città che seduce lentamente e non si dimentica.

10. Almería: la Spagna del sud dove il deserto incontra il mare

Decima classificata, Almería è la destinazione andalusa meno conosciuta, e proprio per questo la più affascinante. Capoluogo della provincia più secca di Spagna, custodisce il solo deserto d’Europa, il Desierto de Tabernas, che ha fatto da sfondo a decine di spaghetti western negli anni ’60 e ’70. Ma Almería è anche il Parco Naturale di Cabo de Gata, un tratto di costa vulcanica selvaggia con calette cristalline accessibili solo a piedi o in barca, dove l’acqua è tra le più trasparenti del Mediterraneo. La Alcazaba moresca che domina la città è uno dei castelli islamici meglio conservati di Spagna. Una destinazione per chi cerca la Spagna senza filtri, ancora autentica e lontana dal turismo di massa.

11. Stavanger: la porta norvegese ai fiordi e alla roccia del Pulpit

Undicesima in classifica, Stavanger è il punto di partenza ideale per chi vuole esplorare i fiordi norvegesi nella loro forma più spettacolare. Da questa città portuale del sud-ovest della Norvegia, dichiarata Capitale Europea della Cultura nel 2008, si raggiunge in poche ore il celebre Preikestolen, il Pulpit Rock, uno strapiombo di granito a 604 metri sul Lysefjord che è diventato uno dei panorami più fotografati d’Europa. Stavanger stessa è una città affascinante, con il quartiere antico di case bianche in legno, il porto vivace e una scena gastronomica che celebra i frutti dell’oceano. Il Norwegian Petroleum Museum racconta invece l’altra faccia del Paese, quella della ricchezza petrolifera che ha trasformato la Norvegia moderna. Una meta per chi ama i paesaggi che tolgono il fiato, letteralmente.

12. Costa Vicentina: l’oceano selvaggio del Portogallo che resiste alla modernità

Dodicesima classificata, la Costa Vicentina è una delle ultime coste selvagge d’Europa. Protetta all’interno del Parque Natural do Sudoeste Alentejano e Costa Vicentina, questa striscia di Alentejo e Algarve occidentale è caratterizzata da scogliere altissime, spiagge di sabbia fine battute da onde atlantiche possenti e un entroterra di macchia mediterranea profumata. Qui non troverete resort di lusso né villaggi turistici: troverete campeggi tra i pini, surfisti che inseguono le onde di Arrifana, pescatori che escono all’alba da Vila Nova de Milfontes. È una costa per chi cerca la natura non addomesticata, il silenzio dei tramonti sull’Atlantico, la semplicità radicale di un paesaggio che non ha ancora ceduto alla speculazione.

13. Ano Koufonissi: la piccola Cicladi che sussurra invece di urlare

Tredicesima classificata, Ano Koufonissi è la risposta silenziosa a Santorini e Mykonos. Questa piccola isola delle Cicladi minori, raggiungibile in traghetto da Naxos o Paros, misura appena 3,6 chilometri quadrati eppure offre alcune delle acque più azzurre del Mediterraneo, spiagge di sabbia bianca quasi deserte e un ritmo di vita che sembra ignorare il calendario. Gli unici rumori sono quelli delle barche nel porto e delle conversazioni nei taverne lungo la riva. Non ci sono auto sull’isola, ci si sposta a piedi o in bicicletta. Le tavernette servono polpo fresco, gamberi rossi e vino della casa. Koufonissi è la Grecia di chi ama la Grecia, non quella di chi cerca l’Instagram perfetto.

14. Begur: la Costa Brava autentica tra calette nascoste e borghi medievali

Quattordicesima classificata, Begur è un borgo medievale della Costa Brava catalana che domina dall’alto le calette della Costa Brava con un’eleganza discreta. Le sue cales — Aiguafreda, Sa Tuna, Fornells — sono insenature protette da pareti rocciose dove il mare raggiunge sfumature di turchese rarissime nel Mediterraneo. Il centro storico, arroccato intorno alle rovine del castello medievale del XI secolo, è un labirinto di vicoli in pietra, case color miele e ristoranti dove si serve il migliore suquet de peix, la tradizionale zuppa di pesce catalana. Begur è amata dagli spagnoli che la conoscono da generazioni e sta guadagnando attenzione internazionale senza snaturarsi. Una Costa Brava da vivere con calma.

15. Cefalù: la Sicilia normanna affacciata sul Tirreno

Sulla costa settentrionale della Sicilia, Cefalù si aggrappa alla roccia come se volesse resistere al tempo. Quindicesima in classifica, questa cittadina normanna di 14.000 abitanti è dominata da una rupe calcarea di 270 metri e da una cattedrale del XII secolo che è tra le più belle testimonianze dell’architettura arabo-normanna al mondo, dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Il centro storico è un dedalo di viuzze che scendono verso il mare e verso il lavatoio medievale, alimentato da sorgenti naturali ancora oggi attive. La spiaggia di Cefalù, lunga e sabbiosa, si distende ai piedi della roccia con un contrasto visivo mozzafiato. Non lontano, il Parco delle Madonie offre escursioni tra boschi di agrifogli e paesi dove il tempo scorre lento. La Sicilia più autentica, quella che non delude.

16. Avlemonas: il porto di Citera, isola greca dimenticata dagli dei

Sedicesima classificata, Avlemonas è il principale porto dell’isola di Citera, o Kythira, un luogo che la mitologia greca indica come luogo di nascita di Afrodite. Isolata tra il Peloponneso e Creta, Kythira è rimasta fuori dai circuiti del turismo di massa pur custodendo paesaggi di rara bellezza: canyon interni, spiagge di ciottoli bianchi, il castello veneziano di Chora e acque di un blu quasi irreale. Avlemonas, con le sue case basse di pietra e il piccolo castello veneziano che sorveglia il porto, è il punto d’accesso ideale a questo mondo sospeso. Chi la raggiunge trova una Grecia autentica e non performativa, dove la vita procede ai ritmi dei pescatori e delle stagioni.

17. Bosa: la città dai tetti colorati sul fiume Temo, in Sardegna

Diciassettesima classificata, Bosa è forse la città più fotogenica della Sardegna, eppure rimane sorprendentemente poco conosciuta. Situata sul versante occidentale dell’isola, alla foce del fiume Temo — l’unico fiume navigabile della Sardegna —, Bosa è un gioiello di case color pastello che si arrampicano su una collina dominata dal Castello Malaspina del XII secolo. Le tannerie sul fiume raccontano di un’antica industria della concia del cuoio, mentre nei vicoli del quartiere di Sa Costa si scoprono affreschi medievali nelle chiese. Il vino locale, il Malvasia di Bosa, è una delle etichette più pregiate e rare della Sardegna. Bosa è una città che si rivela lentamente, con la discrezione di chi sa di essere bella senza doverlo dimostrare.

18. Ravello: sospesa tra cielo e mare sulla Costiera Amalfitana

Diciottesima classificata, Ravello non si raggiunge per caso. Ci si arriva cercandola, salendo da Amalfi lungo una strada a tornanti che strappa il fiato, finché il paese non appare sospeso sulla roccia a 365 metri sul livello del mare, con la Costiera Amalfitana che si distende ai piedi in tutta la sua gloria. Richard Wagner compose qui parte del Parsifal, ispirato dal giardino di Villa Rufolo. I giardini di Villa Cimbrone, con la Terrazza dell’Infinito affacciata sul Tirreno, sono tra i più citati dalla letteratura romantica. Ogni estate il Ravello Festival porta musica classica e danza in questo scenario incomparabile. Ravello è il posto dove il paesaggio si trasforma in emozione pura.

19. Procida: l’isola che non si è venduta al turismo di massa

Diciannovesima classificata, Procida è la più piccola delle isole del Golfo di Napoli e forse la più autentica. Capitale Italiana della Cultura nel 2022, ha saputo usare quella vetrina senza stravolgere la propria identità. Le case color pastello della Marina Corricella — rosa cipria, giallo ocra, verde acqua — si riflettono nell’acqua del porto con una bellezza quasi surreale, resa celebre dalle riprese de “Il Postino” di Massimo Troisi. Non ci sono grandi alberghi né discoteche sull’isola: ci sono barche dei pescatori, limoni che profumano i vicoli, trattorie dove il linguine alle vongole viene preparato con le vongole del giorno. Procida è la prova che si può restare se stessi anche sotto i riflettori del mondo.

20. Taormina: il teatro greco con vista sull’Etna, tra le immagini più iconiche di Sicilia

Ventesima classificata, Taormina chiude la top 20 con la sua presenza maestosa. Aggrappata a una terrazza naturale a 200 metri sul livello del mare, con il Mar Ionio da un lato e l’Etna dall’altro, Taormina è uno dei panorami più iconici della Sicilia e dell’intera Italia. Il suo Teatro Antico, costruito dai Greci nel III secolo a.C. e rimaneggiato dai Romani, è oggi sede del Taormina Film Fest e di concerti internazionali che trasformano la storia in spettacolo. Il corso principale, Corso Umberto, è una passeggiata tra boutique, caffè e scorci sul mare che si apre improvvisa tra i vicoli. Taormina è stata eletta “Città dei Cento Fiori” per le sue terrazze fiorite che cascano verso il mare. Nessuna immagine le rende giustizia fino in fondo: bisogna vederla.

Un’Europa da vivere lentamente: il nuovo manifesto del viaggiatore 2026

Leggere questa classifica come semplice lista di mete sarebbe un errore. È in realtà un manifesto culturale: dice che il viaggiatore del 2026 vuole esperienze immersive, borghi autentici, paesaggi intatti. Vuole gastronomia radicata nel territorio, storia che si possa toccare, bellezza che non sia stata sterilizzata dal turismo di massa. La crescita di destinazioni come la Stiria slovena, la Costa Vicentina e Ano Koufonissi segnala uno spostamento profondo: dalle capitali alle periferie, dai resort ai borghi, dall’istantanea al ricordo. L’Italia, con sette destinazioni in classifica, conferma di avere un patrimonio inesauribile di luoghi in grado di rispondere a questo desiderio. La sfida ora è custodirli.