Il nome è quello di una bibita argentina molto amata dalla famiglia fondatrice: un omaggio domestico, non una trovata di marketing. Un lungo bancone in legno scuro, pareti color ocra, locandine vintage e oggetti che rimandano alla pampa: l’atmosfera è calda, frizzante e dichiaratamente informale. Il locale non vuole mettere in soggezione nessuno, e ci riesce: è uno dei posti dove si entra da soli o in comitiva e ci si sente ugualmente a proprio agio. La sera, soprattutto, il rumore cresce e il tempo rallenta.
La cucina non delude la scenografia. Le empanadas sono proposte in sette varianti, sia fritte che al forno — compresa quella al roquefort, golosa e autorevole — e rappresentano il modo più onesto di avvicinarsi alla cucina argentina. Poi viene la carne: lomito, entraña, asado, bife de chorizo, tutti provenienti dai migliori allevamenti di Angus selezionati in Argentina da fornitori specializzati. La provoleta arriva grigliata e fumante a sette euro, il bife de ancho a ventisette — prezzi onesti per una materia prima che non delude. Il flan casero con dulce de leche chiude il pasto come si deve: con dolcezza e nostalgia. I vini sono argentini, il Malbec fa il suo dovere. Si esce soddisfatti e senza rimpianti.
CONTATTI
Via Lazzaro Palazzi, 7
02 2049870
www.elpasodelostoros.it
ORARI
Lunedì: 12:00-15:00 | 18:00-22:00
Martedì: 12:00-15:00 | 18:00-22:00
Mercoledì: 12:00-15:00 | 18:00-22:00
Giovedì: 12:00-15:00 | 18:00-22:00
Venerdì: 12:00-15:00 | 18:00-22:00
Sabato: 12:00-15:00 | 18:00-22:00
Domenica: 12:00-15:00 | 18:00-22:00
ALTERNATIVE IN ZONA

Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.


































