Una macchina del tempo che catapulta i suoi ospiti direttamente nella tipica casa milanese degli anni ’60.
Varcare la soglia significa entrare in un mondo dove ogni dettaglio sussurra storie del passato. Le sale intime si susseguono come stanze di una vera abitazione, arredate con mobili d’epoca che sembrano custodire segreti di famiglia. Fotografie in bianco e nero decorano le pareti, mentre una vecchia radio diffonde melodie nostalgiche. Un divano invitante, un telefono a rotella, suppellettili vintage: tutto concorre a creare un’atmosfera che sa di casa, di calore domestico, di tradizioni genuine.
La cucina di Risoelatte è un omaggio appassionato alla tradizione italiana e milanese, dove ogni piatto racconta una storia di sapori autentici e ricette tramandate. Il menù celebra la genuinità con specialità irresistibili: i classici mondeghili fragranti, il risotto alla milanese dorato e cremoso, la costoletta preparata secondo l’antica tradizione, la pasta fatta in casa accompagnata da sughi semplici ma ricchi di gusto. Non mancano i fritti croccanti come i fiori di zucca ripieni e il tiramisù goloso che conclude perfettamente ogni pasto.
CONTATTI
Via Manfredo Camperio, 6
02 39831040
www.risoelatte.com
ORARI
Lunedì: 12.00-15.30 | 19.00-23.30
Martedì: 12.00-15.30 | 19.00-23.30
Mercoledì: 12.00-15.30 | 19.00-23.30
Giovedì: 12.00-15.30 | 19.00-23.30
Venerdì: 12.00-15.30 | 19.00-23.30
Sabato: 12.00-15.30 | 19.00-23.30
Domenica: 12.00-15.30 | 19.00-23.30
ALTERNATIVE IN ZONA

Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.






























