Tele stratificate tra segni visibili e testi nascosti: il giovane artista bresciano porta al Museo Lechi una ricerca che fa del tempo e della memoria il suo materiale principale.
Quando la parola entra nel quadro senza chiedere permesso
C’è un’opera, nel percorso della mostra, che si intitola Un sogno a colazione. Il gesto pittorico è diretto, quasi urgente, mentre la frase che lo attraversa introduce uno scarto inatteso che impedisce ogni lettura univoca. È qui, in questa tensione tra immagine e parola, che si trova il punto più vivo del lavoro di Cristian Bragaglio, artista bresciano nato nel 1996, la cui mostra personale “Passato, presente, futuro” è visitabile al Museo Lechi di Montichiari fino al 10 maggio 2026.
Bragaglio costruisce le sue tele per accumulo e sottrazione: campiture materiche, segni lasciati affiorare e altri volutamente ricoperti, parole che non spiegano l’immagine ma la attraversano, la interrompono, la spostano. Il testo non didascalizza: fa parte del gesto, ne è inseparabile.
“Provo a dare forma a qualcosa, forse all’invisibile, a ciò che si muove nel tempo, nella memoria o nelle emozioni. Cerco di raccontare ciò che spesso non si dice: le assenze, le attese, la bellezza fragile delle cose non dette.”
Tre nuclei per un unico spazio: passato, presente e futuro convivono senza gerarchie
La mostra, a cura di Carlotta Paolucci, è organizzata in tre sezioni tematiche — passato, presente, futuro — che non si susseguono cronologicamente ma coesistono nello stesso ambiente. Il passato si manifesta come un archivio emotivo ancora attivo, fatto di relazioni e stratificazioni che continuano a incidere sul presente. Il presente è trattato come una condizione fragile, qualcosa da abitare più che da comprendere. Il futuro, infine, resta deliberatamente aperto: nessuna direzione imposta, nessuna risposta, solo la proiezione di chi guarda.
Non è una progressione, è una convivenza. E in questo il lavoro di Bragaglio mantiene una coerenza precisa: non rassicurare, non risolvere, ma tenere aperto il margine di ambiguità che rende l’arte necessaria.
Un artista a tutto campo: pittore, scrittore, voce pubblica
Bragaglio non è soltanto pittore. Nel 2023 ha pubblicato con Sperling & Kupfer il romanzo d’esordio “Ho parlato di te alla luna e lei mi ha regalato le stelle”, racconto autobiografico che ripercorre la ricerca di una propria voce tra adolescenza, relazioni e creatività. Parallelamente, la sua presenza sui social — in particolare su TikTok, dove conta oltre 250.000 follower — non è un elemento accessorio ma parte integrante della sua pratica: costruire un linguaggio che resti coerente anche fuori dallo spazio espositivo, su temi come introspezione, relazioni e fragilità.
Dopo i primi anni da grafico pubblicitario, dal 2021 ha esposto i suoi dipinti in mostre personali e collettive, realizzando collezioni private in Italia — tra Milano, Brescia, Roma, Bologna, Parma — e all’estero, in Spagna, Germania e Regno Unito.
Il Museo Lechi come palcoscenico inatteso per l’arte contemporanea
La scelta della sede non è casuale né scontata. Il Museo Lechi, inaugurato nel 2012 all’interno del Palazzo De Tabaris di Montichiari, custodisce la quadreria dei conti Luigi e Piero Lechi — discendenti di una famiglia di generali napoleonici — con circa 370 opere tra dipinti, disegni, stampe e porcellane dal Quattrocento all’Ottocento, incluse importanti tele di Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto. Portare qui una ricerca come quella di Bragaglio significa mettere in dialogo generazioni, linguaggi e pubblici lontani, senza semplificare né l’uno né l’altro.
Il progetto è sostenuto da BCC Garda nell’ambito del programma “Futuri Emergenti Italiani” del Gruppo bancario BCC ICCREA, un’iniziativa dedicata agli artisti under 35 su scala nazionale.
Informazioni pratiche
“Passato, presente, futuro” di Cristian Bragaglio · Museo Lechi, Corso Martiri della Libertà 33, Montichiari (BS) · Fino al 10 maggio 2026 · Orari: mercoledì–sabato 10:00–13:00 e 14:30–18:00, domenica 15:00–19:00 · www.montichiarimusei.it

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