C’è una casa di milleduecento metri quadri senza finestre, con il tetto rabberciato e i soffitti crollati, in un paese del Baltico che conta centonovanta abitanti. È lì, tra calcinacci e champagne scadente versato in bicchieri di plastica, che Vincenzo Latronico ambienta il suo nuovo romanzo. Una splendida rovina non è soltanto la storia di due trentenni che comprano un rudere per rifondarvi la propria vita: è un romanzo che smonta, pezzo per pezzo, l’illusione stessa del ricominciare. E lo fa con una scrittura vibratile, chirurgica, capace di tenere insieme tenerezza e spietatezza nella stessa frase.
La trama: un sogno di campagna raccontato in due versioni opposte
Il narratore incontra Elsa in un monastero secolarizzato nel Nord-Est della Francia, uno di quei luoghi comunitari popolati da nomadi digitali, freelance e anime in fuga da affitti impossibili. Da lì la coppia insegue un’idea di vita diversa fino alle coste del Baltico, dove acquista e ristruttura una casa fatiscente vicino a un paese chiamato semplicemente S. Ma Latronico non racconta una sola storia: ne racconta due, sovrapposte e inconciliabili. Nella prima, due innamorati si gettano l’uno nell’altro con l’ottimismo di chi crede ancora nei propri slanci. Nella seconda, due persone alla deriva, stanche di lavori senza più passione, costruiscono una fantasia campestre nata da ore passate sui social e sui siti di annunci immobiliari, vagheggiando casolari in pietra che forse non li salveranno da nulla. Il libro non scioglie mai questa ambiguità: chiede al lettore, pagina dopo pagina, se ciò che sta leggendo sia una cronaca d’amore o la sua parodia più amara.
Lo stile di Latronico: ironia, autoinganno e la voce di un narratore inaffidabile
Fin dalle prime righe l’autore dichiara le regole del gioco: “è quasi tutto quasi vero”, scrive il narratore, ammettendo la propria tendenza ad abbellire e discolparsi. È una mossa spiazzante, che trasforma il romanzo in un esercizio di autofiction consapevole di sé, dove ogni fatto raccontato porta già in sé la propria versione alternativa. Latronico osserva i suoi personaggi con lo stesso sguardo freddo e quasi entomologico che aveva reso celebre Le perfezioni: descrive abitudini, oggetti, piccole vanità sociali, e in quella precisione clinica fa emergere il ridicolo e la fragilità di un’intera generazione. Non c’è compiacimento nella satira: c’è piuttosto una malinconia trattenuta, che affiora nei momenti in cui il narratore si accorge di mentire a se stesso prima ancora che al lettore.
Dal successo internazionale di Le perfezioni a una nuova prova di maturità
Questo romanzo arriva dopo un momento decisivo nella carriera di Latronico, nato a Roma nel 1984 e oggi tra Berlino e l’Italia. Le perfezioni, pubblicato da Bompiani nel 2022, aveva vinto il Premio Mondello, era entrato nella dozzina del Premio Strega ed era poi approdato, tradotto in inglese da Sophie Hughes per Fitzcarraldo, nella shortlist dell’International Booker Prize 2025, guadagnandosi anche un posto tra i cento migliori libri dell’anno secondo il New York Times. Con Una splendida rovina, già in corso di traduzione in trenta paesi, Latronico non cerca di ripetere quella formula: allarga lo sguardo, introduce l’elemento della memoria fallace e costruisce una struttura narrativa più stratificata, in cui il lettore è chiamato a distinguere, senza mai riuscirci del tutto, i fatti dalle loro interpretazioni.
Perché leggere questo romanzo: la domanda che resta dopo l’ultima pagina
Alla fine, ciò che rimane non è la casa, né il suo restauro, ma una domanda che Latronico lascia volutamente sospesa: si può davvero distinguere tra l’inseguire un sogno e lo scappare da qualcosa? Il Washington Post ha scritto che l’autore è “tagliente e implacabile” nel cogliere le ansie di ogni generazione, e questo romanzo conferma quel giudizio senza bisogno di alzare la voce. Una splendida rovina funziona perché non offre consolazioni facili: mostra come ogni ricostruzione, quella di una casa o di una coppia, porti con sé il rischio di rivelarsi un’altra rovina, forse più splendida, ma non meno rovina.

Una splendida rovina
di Vincenzo Latronico
Einaudi, 2026 (248 pag.)






























