C’è un punto, sulla costa calabrese sotto Palmi, dove la terra smette di essere accogliente e diventa soglia. Un filo di roccia sospeso sullo strapiombo, che pochi osano percorrere e che i bambini, per legge non scritta, non dovrebbero mai attraversare.
Si chiama Malopasso, ed è anche il titolo del nuovo romanzo di Marta Lamalfa, pubblicato da Neri Pozza nella collana Bloom l’8 settembre 2026. Centosettantasei pagine bastano all’autrice calabrese per costruire un romanzo di formazione che non ha bisogno di scorciatoie: cammina lento, come chi sa che la fatica del passo è parte del racconto.
Il verdetto: perché vale la pena affrontare questo cammino
Chi cerca una lettura che non conceda nulla alla fretta troverà in Malopasso un romanzo compatto, fisico, capace di restituire un’epoca attraverso gli occhi di un bambino senza mai scivolare nel sentimentalismo facile. La forza del libro sta nella misura: Lamalfa non racconta la Storia con la maiuscola, racconta un microcosmo — la borgata di pescatori della Tonnara — e lo fa con una prosa che unisce il respiro del dialetto calabrese a una costruzione narrativa sorvegliata. È un romanzo che si legge in poche sere ma che lascia addosso, come la salsedine, qualcosa che non se ne va subito.
Palmi, 1953: una borgata sospesa tra due epoche
Siamo nel 1953, mentre l’Italia comincia a intravedere il boom economico. Alla Tonnara, invece, il tempo sembra essersi fermato una generazione prima: case addossate, mani segnate dal lavoro, un’economia di pesca che non conosce altro orizzonte. Sopra la borgata, il Paese rappresenta un altrove fatto di scuole, cinema e macchine con i sedili in pelle. Tra i due mondi non c’è una strada vera, ma solo il Malopasso: un sentiero proibito ai bambini, che diventa nel romanzo la metafora perfetta del passaggio dall’infanzia a un futuro ancora tutto da immaginare. Quando alla Tonnara si comincia a sussurrare di una strada carrabile in costruzione, l’intero equilibrio della comunità viene messo in discussione.
Meluzzo, lo sguardo che trasforma il poco in meraviglia
Al centro della storia c’è Meluzzo, dieci anni, mani ancora piccole come quelle di una femmina, escluso dalla barca dei pescatori perché il nonno, dopo la scomparsa del padre in mare, non lo ritiene pronto. È uno sguardo laterale, quello di Meluzzo, che trasforma oggetti poveri — una bambola rotta, un brandello di carta stagnola — in tesori. Accanto a lui cresce Nunziatella, e nel loro rapporto Lamalfa mette in scena con delicatezza il momento esatto in cui l’infanzia comincia a incrinarsi, senza mai forzare i toni né anticipare ciò che i due personaggi non sono ancora pronti a capire di se stessi.
Una scrittura che porta addosso il sale e il dialetto
Fin dalle prime righe — “I gabbiani dormono di notte” — la lingua di Lamalfa si mostra per quello che è: essenziale, ritmata, capace di restituire la fatica dei pescatori attraverso il suono più che attraverso la descrizione. La scrittrice innesta espressioni e cadenze del dialetto calabrese dentro una sintassi italiana sorvegliata, senza mai scivolare nel folklore di maniera. Il risultato è una prosa che sembra scolpita nella pietra del Malopasso stesso: dura, essenziale, ma capace di aprirsi improvvisamente su immagini di grande tenerezza.
Marta Lamalfa, dalla Calabria a un secondo romanzo necessario
Nata a Palmi nel 1990, laureata in lingue mediorientali e specializzata in editoria, Marta Lamalfa vive oggi a Roma, dove lavora nell’ufficio stampa di un’organizzazione umanitaria. Ha frequentato la Bottega di Narrazione, la scuola di scrittura creativa diretta da Giulio Mozzi e Giorgia Tribuiani. Il suo esordio, L’isola dove volano le femmine (Neri Pozza, 2024), ambientato ad Alicudi agli inizi del Novecento, è stato accolto con grande attenzione dalla critica ed è arrivato tra i finalisti della trentaseiesima edizione del Premio Italo Calvino. Con Malopasso, Lamalfa torna alla propria terra d’origine e sceglie un formato più breve e concentrato, confermando un interesse costante per i luoghi ai margini e per le soglie, fisiche e simboliche, che separano chi resta da chi parte.
A chi consigliare Malopasso
Questo romanzo parla a chi ama la narrativa italiana contemporanea capace di intrecciare memoria collettiva e crescita individuale, e a chi ha apprezzato autrici come Lamalfa già nel suo esordio isolano. È una lettura che chiede pazienza ma restituisce, capitolo dopo capitolo, la sensazione fisica di aver attraversato davvero quel sentiero stretto tra le rocce, insieme a Meluzzo, con il fiato corto e lo sguardo già rivolto a ciò che sta oltre il monte.

Malopasso
di Marta Lamalfa
Neri Pozza, 2026 (176 pag.)






























