Era il 8 luglio 1989 quando un giovane di nome Kurt Cobain salì sul palco del Dreamerz, un club anonimo di Chicago, e con voce cortese introdusse la prima canzone del set. In sala non c’erano più di qualche decina di persone. Nessuna di loro sapeva che stava assistendo a uno dei primissimi concerti dei Nirvana fuori dallo stato di Washington. Nessuna, tranne Aadam Jacobs, che aveva in tasca un registratore Sony e le cuffie infilate nelle orecchie — come sempre.
Quella sera, quel nastro, quella voce giovane e ancora ignota: tutto è sopravvissuto. E oggi chiunque può ascoltarla, gratuitamente, su Internet.
L’uomo con il registratore in tasca
Aadam Jacobs ha 59 anni, vive a Chicago, e da oltre quattro decenni fa una cosa sola con ostinazione maniacale: registra concerti di nascosto. Ha iniziato nel 1984 da adolescente, con un apparecchio a dettatura preso in prestito dalla nonna, poi si è evoluto, ha affinato la tecnica, cambiato i dispositivi, imparato a posizionarsi nel modo giusto, a indossare le cuffie per monitorare la qualità dell’audio in tempo reale. “Non credereste quante persone registrano concerti senza cuffie,” ha detto Jacobs. “Ma devi farlo, se vuoi capire se stai registrando bene.”
Il risultato di questa dedizione silenziosa e quasi ossessiva è un archivio che ha pochi paragoni al mondo: oltre 10.000 nastri che coprono più di quarant’anni di musica dal vivo, registrati soprattutto nei club di Chicago ma anche in venue di tutta l’America. Un catalogo privato di storia della musica che nessuna etichetta discografica, nessun museo, nessuna istituzione ha mai costruito con questa pazienza e questa coerenza.
Una galleria del tempo: Nirvana, Sonic Youth e i dimenticati
La collezione custodisce il suono grezzo e incandescente di un Kurt Cobain di 22 anni che si presenta educatamente al pubblico di un piccolo club di Chicago nel luglio del 1989, oltre due anni prima che Nevermind sconvolgesse la cultura pop mondiale. Ma accanto ai grandi nomi — R.E.M., The Cure, Depeche Mode, Sonic Youth, Tracy Chapman, Phish, Pavement — si trovano centinaia di band che non sono mai diventate famose, gruppi che hanno suonato in scantinati e localini, che hanno inciso poco o nulla, e che senza questi nastri sarebbero scomparsi dalla memoria collettiva per sempre.
“Tutti questi grandi gruppi locali: Motorhome, Lava Sutra, i Defoliants, Joe for a Night — band che hanno prodotto pochissimo materiale nel corso della loro vita. Penso che sia magnifico che questi nastri esistano. Altrimenti la storia andrebbe perduta del tutto,” ha detto Jacobs.
Non è retorica. È la descrizione precisa di ciò che accade quando nessuno registra, quando nessuno conserva, quando la memoria si affida soltanto alla fragilità dell’esperienza vissuta.
La corsa contro il tempo: i nastri si sgretolano
A convincere Jacobs a cedere i suoi nastri è stato un documentario girato nel 2023 dalla filmmaker Katlin Schneider, intitolato Melomaniac — termine che designa chi è afflitto da una vera e propria mania musicale. Dopo l’uscita del film, un volontario dell’Internet Archive lo ha contattato. E Jacobs, che per anni aveva rimandato, ha finalmente detto sì.
La ragione è semplice e inesorabile: i nastri stanno morendo. Le cassette magnetiche si degradano, l’ossido si stacca, il segnale si deteriora. Ogni anno che passa, qualcosa si perde per sempre. “Prima che i nastri iniziassero a non funzionare, a disintegrarsi, ho detto finalmente sì,” ha spiegato Jacobs.
Un’impresa collettiva e globale
Da quel momento, ha preso forma uno dei progetti di archiviazione musicale più ambiziosi e commoventi degli ultimi anni. Brian Emerick si reca a casa di Jacobs ogni mese, carica in macchina da 10 a 20 scatole contenenti fino a 100 nastri ciascuna. Nel suo studio nella periferia di Chicago, dieci lettori di cassette e DAT lavorano in parallelo, convertendo il suono analogico in file digitali attraverso la riproduzione in tempo reale. Da lì, i file passano nelle mani di altri volontari sparsi in tutto il mondo.
Neil deMause a Brooklyn si occupa del mastering, mentre tecnici del suono nel Regno Unito e in Germania verificano le scalette, a volte consultando direttamente i membri originali delle band per identificare i pezzi suonati. Il risultato finale viene caricato gratuitamente sull’Aadam Jacobs Collection, ospitata nella Live Music Archive dell’Internet Archive.
La raccolta online conteneva 171 registrazioni audio nel gennaio 2025 ed è cresciuta fino a oltre 2.300 nell’aprile 2026. Ma si tratta ancora di una piccola frazione: il progetto completo richiederà ancora anni di lavoro.
Qualità sorprendente, copyright ambiguo
Uno degli aspetti più inattesi di questa storia è la qualità audio dei nastri. Ingegneri del suono come Neil deMause sono rimasti stupiti dal livello delle registrazioni, considerando che Jacobs non usava attrezzatura professionale. “Specialmente dopo i primi anni, ha raggiunto un tale livello di precisione che alcune di queste registrazioni, su piccole cassette degli anni ’90, suonano in modo incredibile,” ha detto deMause.
La questione del copyright rimane in sospeso, anche se nessuno sembra particolarmente interessato a sollevarla. Secondo il professor David Nimmer, avvocato specializzato in diritto d’autore e docente all’UCLA, gli artisti sono tecnicamente proprietari delle loro esecuzioni dal vivo ai sensi delle leggi anti-bootlegging, ma cause legali sembrano improbabili, dal momento che né Jacobs né l’archivio traggono profitto dalle registrazioni. Diversi artisti, anzi, hanno accolto con favore il progetto: i Replacements erano così soddisfatti della registrazione di un loro concerto del 1986 da integrarla in un cofanetto live ufficiale pubblicato nel 2023.
Una memoria sonora per il futuro
C’è qualcosa di profondamente umano in tutto questo. Aadam Jacobs non ha agito per denaro, né per fama. Ha registrato perché amava la musica e non riusciva a smettere. Ha conservato perché era convinto — giustamente — che quei momenti meritassero di sopravvivere. E ora, grazie alla sua ostinazione e al lavoro di decine di volontari anonimi, chiunque può sentire come suonavano i Nirvana prima di diventare i Nirvana, come cantava Tracy Chapman prima che il mondo la conoscesse, come suonavano band scomparse che non troverete su nessun’altra piattaforma streaming.
“Sono praticamente in contatto regolare con loro — più spesso che con la mia famiglia,” ha detto Jacobs a proposito del gruppo di volontari che lavora ai suoi nastri. Una battuta che nasconde qualcosa di vero: questo archivio è diventato la sua eredità, il modo in cui un uomo con un registratore in tasca ha lasciato il segno nella storia della musica.

Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.






























