Immaginate di mettere in bocca una caramella e non sentire assolutamente nulla. Niente dolce, niente acidulo, niente di mentolato. Solo una forma rotonda che si scioglie lentamente sul palato, in un silenzio sensoriale quasi meditativo. Non è un esperimento d’avanguardia né un paradosso filosofico: è un prodotto reale, sugli scaffali reali di una delle catene di minimarket più diffuse del Giappone. E, sorprendentemente, il pubblico lo ha accolto con entusiasmo.

La caramella che non sa di niente: nasce “Aji no Shinai? Ame”

Nell’ottobre del 2022, la catena di convenience store Lawson — con oltre 14.600 punti vendita in tutto il Giappone — ha lanciato in via sperimentale un prodotto destinato a fare discutere: Aji no Shinai? Ame, traducibile liberamente come “Caramella senza sapore?”. Il punto interrogativo nel nome non è casuale: persino i suoi creatori, l’azienda dolciaria Kanro, sembravano incerti sull’effettiva possibilità di eliminare completamente ogni percezione gustativa da un prodotto alimentare.

La confezione — anonima, quasi volutamente anti-commerciale — contiene sette caramelle dure vendute al prezzo di 189 yen, poco più di un euro. Gli ingredienti sono appena due: il polidestrosio, un sostituto sintetico dello zucchero, e l’eritritolo, un dolcificante naturale di origine fermentativa. Nessun aroma, nessun colorante, nessun additivo superfluo. La filosofia del prodotto si potrebbe riassumere in una parola: sottrazione.

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Il paradosso scientifico di un cibo “neutro”

Ma è davvero possibile creare un alimento privo di sapore? La scienza del gusto suggerisce di procedere con cautela prima di rispondere affermativamente. Il sistema gustativo umano è straordinariamente sensibile: persino sostanze inorganiche come certi metalli, teoricamente insapori, tendono ad acquisire percezioni gustative residue a causa delle molecole che vi aderiscono. Lo stesso vale per l’aria che respiriamo, che in condizioni particolari può sembrare “sapida”.

Chi ha assaggiato Aji no Shinai? Ame ha riferito di percepire una leggerissima dolcezza, paragonabile a quella del riso bianco cotto o di un’acqua sportiva molto diluita — nulla di più. Un risultato che, nel mondo delle caramelle convenzionali, equivale quasi all’azzeramento sensoriale. La sfida tecnologica portata avanti da Kanro si è rivelata, nei fatti, una delle più riuscite nel settore della formulazione dolciaria a basso impatto gustativo.

Il contesto: mascherine, nausee mattutine e la ricerca del comfort neutro

Il successo di questa caramella “vuota” non è nato dal nulla. Affonda le radici in un cambiamento culturale e sanitario preciso: la pandemia di Covid-19 e la prolungata abitudine al mascheramento facciale. Milioni di giapponesi, costretti a indossare mascherine per ore ogni giorno, cercavano un modo per mantenere la gola idratata senza dover poi fare i conti con l’alito alla menta che saturava il tessuto, o con la dolcezza persistente delle pastiglie tradizionali.

Ma non erano solo i lavoratori in ufficio a desiderare una soluzione neutra. I dati di marketing di Lawson hanno rivelato che Aji no Shinai? Ame ha riscosso un successo particolare tra gli adolescenti, le donne nella fascia 20-30 anni e soprattutto le donne in gravidanza alle prese con la nausea mattutina — un pubblico che difficilmente tollera sapori intensi, ma che ha comunque bisogno di qualcosa da tenere in bocca per alleviare il disagio.

Dal prodotto di prova al bestseller: il voto dei consumatori

Lawson, nel suo approccio innovativo al retail alimentare, ha sottoposto sette prodotti sperimentali a una vera e propria votazione pubblica tra ottobre e novembre del 2022. I tre più votati sarebbero entrati nel catalogo permanente della catena. Aji no Shinai? Ame ha conquistato il primo posto assoluto, battendo concorrenti ben più stravaganti — tra cui un alcopop al gusto di bevanda sportiva e dei ramen istantanei al sapore di pane all’aglio in stile coreano.

Il risultato ha sorpreso persino gli analisti del settore. Una caramella che non promette alcun piacere gustativo immediato aveva vinto su prodotti costruiti attorno all’eccesso aromatico, tipico della cultura del konbini — il minimarket giapponese — sempre alla ricerca del colpo di scena sensoriale.

Minimalismo del gusto: un fenomeno tutto giapponese

C’è qualcosa di profondamente giapponese in questo prodotto. Il Giappone ha una tradizione consolidata nell’apprezzamento del ma — il concetto estetico di “spazio vuoto” — e del wabi-sabi, la filosofia dell’essenzialità e dell’imperfezione. Tradurre questi principi nell’industria alimentare non è un salto così inatteso per una cultura che ha elevato la semplicità a forma d’arte, dal dashi alla cerimonia del tè.

Il successo di Aji no Shinai? Ame ha aperto la strada a un’intera nuova categoria di prodotti. Lawson ha successivamente collaborato con il colosso dolciario Lotte per sviluppare una versione in chewing gum — battezzata “No Taste? Gum” — rilasciata nel novembre del 2023, dopo sei mesi di ricerca e sviluppo. Anche la gomma, nei test, ha dimostrato un’assenza di sapore ancora più marcata rispetto alla caramella originale.

Cosa ci dice sul futuro del cibo una caramella senza gusto

La parabola di Aji no Shinai? Ame pone domande affascinanti sul futuro dell’industria alimentare. In un’epoca in cui la pressione verso la riduzione di zuccheri, coloranti e additivi è sempre più intensa — spinta da regolamentazioni sanitarie e da consumatori sempre più consapevoli — un prodotto che costruisce la sua identità sull’assenza piuttosto che sull’abbondanza rappresenta una direzione inedita e coraggiosa.

Non si tratta di un prodotto “salutista” nel senso tradizionale del termine: non promette dimagrimento, non è arricchito di vitamine, non porta con sé alcuna pretesa funzionale elaborata. È, semplicemente, una presenza neutra. Un piccolo atto di cura verso la gola secca, privo di effetti collaterali aromatici. Eppure, proprio questa neutralità assoluta si è rivelata una proposta di valore potentissima per una fetta di consumatori stanchi dell’iperstimolazione sensoriale che caratterizza buona parte dell’offerta dolciaria contemporanea.

Il mondo del cibo guarda al Giappone da decenni come a un laboratorio di idee. Questa volta, però, l’idea più dirompente non è un sapore nuovo. È il coraggio di non averne nessuno.