Non regge in mano nessuno, eppure resta sempre lì, sospeso sopra la testa, qualunque direzione si prenda. Non è un trucco di scena né un effetto digitale: è un prototipo funzionante, nato in un garage canadese e cresciuto attraverso anni di tentativi falliti, prima di diventare uno degli oggetti più discussi dell’estate tecnologica.
Il volo come punto d’arrivo, non di partenza
A immaginarlo è stato John Tse, ingegnere e filmmaker canadese conosciuto online come I Build Stuff, un nome che negli anni è diventato sinonimo di invenzioni tanto assurde quanto sorprendentemente concrete. Il progetto risale al 2024, quando Tse presentò una prima versione dell’ombrello volante comandata a distanza tramite un radiocomando: funzionava, ma restava scomoda, perché richiedeva comunque l’uso delle mani per guidarla, vanificando in parte l’idea di libertà che l’oggetto avrebbe dovuto garantire.
Il salto di qualità è arrivato solo in seguito, spinto in parte dai suggerimenti del suo pubblico. Migliaia di persone, seguendo gli aggiornamenti del canale, gli hanno chiesto la stessa cosa: perché non renderlo autonomo? Perché non farlo seguire da solo? Da lì è partita la fase più difficile del lavoro, quella che avrebbe richiesto quasi un anno di sviluppo aggiuntivo.
La tecnologia nascosta sotto un ombrello qualunque
Osservato dall’esterno, l’oggetto non tradisce nulla: sembra un normale ombrello, di quelli che si comprano in qualunque negozio. In realtà è stato tagliato dal proprio manico originale e innestato su un telaio interno costruito da zero, dove un drone quadricottero fornisce la spinta necessaria a tenerlo in volo. I bracci del telaio si piegano per il trasporto, riducendosi alle dimensioni di un treppiede compatto, e si bloccano saldamente durante il volo per limitare vibrazioni e oscillazioni.
La parte più delicata dell’intero sistema, però, non riguarda il volo in sé, quanto la capacità dell’ombrello di inseguire una persona in movimento senza mai perderla. Tse ha sperimentato diverse soluzioni prima di trovare quella giusta: telecamere tradizionali, sensori GPS, persino il controllo manuale a distanza da parte di un operatore umano. Alla fine la scelta è ricaduta su una telecamera a tempo di volo, capace di emettere un fascio di luce e misurarne il tempo di ritorno per costruire un’immagine tridimensionale dell’ambiente, efficace anche in condizioni di scarsa illuminazione.
Un piccolo computer che decide dove volare
I dati raccolti dalla telecamera vengono elaborati da un Raspberry Pi, il minuscolo computer che identifica la posizione della testa dell’utente nello spazio e trasmette le istruzioni al controllore di volo, incaricato di mantenere l’ombrello sempre centrato sopra la persona, indipendentemente da quanto velocemente questa cammini o cambi direzione. A completare il sistema interviene un modulo GPS, utile soprattutto negli spazi aperti, dove il dispositivo deve orientarsi su distanze maggiori.
Buona parte della struttura è stata realizzata con la stampa 3D, utilizzando materiali resistenti come il nylon rinforzato con fibra di carbonio, scelto per garantire robustezza senza appesantire eccessivamente il telaio. Un equilibrio tutt’altro che scontato, considerando che ogni grammo aggiuntivo si traduce in un consumo maggiore di batteria e in una minore autonomia di volo.
Mesi di errori prima del risultato
Il percorso non è stato lineare. Tse racconta di essere passato attraverso numerosi malfunzionamenti, tra rotazioni imprevedibili, anomalie di volo e problemi legati alla resistenza al vento, prima di arrivare a una versione stabile del progetto. Per limitare i rischi, ha scelto inizialmente di testare i sistemi di tracciamento su un drone di dimensioni ridotte, evitando di mettere subito a rischio la struttura più grande e costosa dell’ombrello vero e proprio.
Il prototipo, diventato virale sui social media internazionali, non è ancora un prodotto commerciale: resta, per ora, una dimostrazione di quanto la robotica amatoriale e la tecnologia dei droni consumer possano spingersi lontano quando incontrano ostinazione e tempo a disposizione. Ma la sua diffusione online racconta già qualcosa di più ampio, ovvero il crescente interesse verso oggetti quotidiani reinventati attraverso l’automazione, capaci di trasformare un gesto banale come proteggersi dalla pioggia in un piccolo esercizio di ingegneria.

Curioso per natura, vivo la vita come se non ci fosse un domani.
Appassionato di enogastronomia e viaggi, racconto storie di sapori, tradizioni e culture attraverso itinerari culinari e destinazioni autentiche. Esploro territori, scopro vini, piatti e prodotti locali, condividendo esperienze sensoriali e consigli pratici per viaggiatori enogastronomici. Amo immergermi nelle tradizioni di ogni luogo, catturando l’essenza di culture diverse e facendo emergere il legame tra territorio e gastronomia. Con uno stile vivace e coinvolgente, trasformo ogni racconto in un’esperienza da gustare e vivere, ispirando chi desidera scoprire il mondo attraverso i suoi sapori autentici. Per me, viaggio e cucina sono strumenti di conoscenza e confronto, capaci di unire le persone e arricchire l’anima.


























