Ai margini della zona pedonale di Brera, in posizione dove non si è costretti gomito a gomito a un desinare rumoroso e caotico, Veramente accoglie i suoi ospiti in un ambiente confortevole e famigliare appena varcata la soglia.
Un’atmosfera che invita a restare
Legno, ottone e una palette che alterna rosso rubino, bianco panna e verde bottiglia accompagnano fotografie in bianco e nero di un’Italia d’altri tempi. Scendendo al piano interrato si scopre la sala vinili, dedicata alle note di Mina e Sinatra, dove il tempo rallenta davvero.
Il servizio è cortese e disponibile, senza mai essere invadente. Le porzioni sono adeguate e la brigata in cucina, osservabile attraverso la parete di vetro, lavora alacremente perché i piatti arrivino in tavola con celerità; le pietanze di più lunga cottura sono, ovviamente, preparate in anticipo, senza per questo alterarsi di gusto, ma anzi acquistando sapore nell’attesa. Una corposa scelta di etichette di vino tutte italiane e una cocktail list curata, completano un’esperienza che sa semplicemente di casa.
Piatti che sanno di memoria
La cucina di non insegue tendenze né si perde in tecnicismi: punta tutto sulla verità di un piatto fatto con pochi ingredienti scelti bene e tanta esperienza. È un’idea di italianità intesa come sapore ma anche come racconto, storia, accoglienza. Le ricette arrivano da ogni angolo della penisola e restano fedeli alla loro tradizione, tramandate senza stravolgimenti da una generazione all’altra. C’è un’eleganza sobria in questa semplicità dichiarata, quella di chi sa che il gusto autentico non ha bisogno di artifici per sorprendere. E alla fine resta la sensazione più preziosa: la felicità di stare bene a tavola, in un momento in cui la cucina italiana, spesso reinventata all’estero fino a perdere i suoi tratti originari, qui ritrova invece la propria essenza più genuina.
Arriva l’arancina alla milanese, ripiena di ossobuco e gremolada: un ponte goloso fra Nord e Sud. Gli spaghettoni alla Nerano con provolone del Monaco e i pici al ragù, mantecati direttamente al tavolo, profumano la sala intera. Non mancano la parmigiana di melanzane, il coniglio alla cacciatora, le linguine alle vongole, la fiorentina e i saltimbocca alla romana. A chiudere, il gelato al fior di latte prodotto ogni giorno con la Carpigiani e il salame di cioccolato, affettato al momento con pan brioche e panna montata.
Un ristorante di buona qualità in una zona turistica. Un conto onesto, per una cucina che non insegue mode ma restituisce verità. Milano ha bisogno proprio di questo: mangiare, veramente.
Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.
