Basta tagliarne una a metà per credere di conoscerla tutta: rossa, tonda, striata, dissetante. Eppure sotto quella buccia familiare si nasconde una biodiversità sorprendente, fatta di polpe gialle, nere, bianche e arancioni, di frutti da record e di antiche coltivazioni salvate per un pelo dall’oblio. Dal Giappone all’Emilia-Romagna, passando per la Sardegna e la Sicilia, l’anguria — o cocomero, secondo l’accento — racconta una storia agricola lunga quattromila anni, che parte dall’Africa e arriva fino alle nostre tavole d’estate con una varietà di forme e colori che pochi immaginano.
L’anguria gialla nata in Giappone e coltivata anche in Italia
Non è un frutto modificato né una novità da laboratorio: l’anguria gialla è il risultato di un innesto messo a punto in Giappone e oggi coltivato anche in Italia. La polpa color oro custodisce un sapore delicato che ricorda l’ananas, il limone e il mango, tanto da aver guadagnato il soprannome di coco-ananas. La buccia è scura e sottile, la forma tondeggiante: una piccola sorpresa cromatica che rovescia l’idea più diffusa di cosa debba essere un cocomero.
Il cocomero bianco di Faenza, la varietà romagnola da marmellata
In Romagna, tra le campagne di Faenza e i dintorni di Lugo, sopravvive un’antica varietà locale conosciuta anche come Zucca Melona. A differenza dei cocomeri classici, la sua polpa non è rossa ma bianca, soda e poco zuccherina, con semi chiari che ricordano quelli della zucca. Proprio per questa scarsa dolcezza viene impiegato soprattutto per mostarde e confetture, capaci di accompagnare i bolliti o farcire dolci tradizionali come i ravioli fritti all’alchermes. Una volta raccolto, resiste a lungo: si conserva fino all’inverno.
L’anguria di Gonnosfanadiga, l’ecotipo sardo coltivato ai piedi del Monte Linas
Chiamata in lingua sarda Su Cocomeraiu, questa varietà è documentata fin dal Settecento e cresce tradizionalmente con pochissima acqua, ai piedi del Monte Linas. La buccia liscia e verde scuro racchiude una polpa rosso intenso, croccante e dall’elevato grado zuccherino. Oggi è tutelata come patrimonio della biodiversità locale, testimonianza di un legame secolare fra il territorio e questo frutto.
L’anguria Reggiana Igp, l’unica varietà europea certificata
Coltivata nella pianura tra Gualtieri, Novellara e Poviglio, l’Anguria Reggiana ha ottenuto nel 2016 la certificazione europea Igp, unica nel suo genere fra le angurie del continente. Il disciplinare di produzione ammette tre tipologie — la tonda Asahi Miyako, l’ovale Crimson e l’allungata Sentinel — tutte caratterizzate da una polpa rosso vivo, soda e croccante, con un tenore zuccherino che supera gli 11-12 gradi Brix. La raccolta avviene ancora a mano, grazie all’esperienza dello spicador, il contadino che riconosce il grado di maturazione dal suono sordo prodotto battendo la buccia con una roncola.
Il Gigante di Fontarronco, il colosso della Valdichiana aretina
Anche la Toscana custodisce il proprio cocomero da record, inserito tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionali della regione. Il Gigante di Fontarronco è una varietà tardiva, raccolta solo tra metà agosto e settembre, con frutti che superano spesso i 15 chilogrammi. La buccia scura e spessa racchiude una polpa fibrosa, ricchissima di semi — fino a 1500 per esemplare. La pianta è rustica ma esigente in acqua, e ha rischiato l’estinzione: è sopravvissuta solo grazie agli anziani ortolani locali che ne hanno tramandato i semi di generazione in generazione.
L’anguria di Siracusa, dissetante al 95% d’acqua
Nota localmente come Zuccherino o Muluni ri acqua, questa varietà precoce cresce bene sui terreni sabbiosi del siracusano ed è inserita fra i prodotti tradizionali siciliani. La forma ovale allungata e la buccia spessa e striata custodiscono una polpa rosso vivo con un contenuto d’acqua che supera il 95%, che la rende uno dei frutti più dissetanti in circolazione. È proprio questa varietà la scelta prediletta per preparare il tradizionale gelo di mellone.
L’anguria Perla nera, la varietà senza semi del mantovano
Nata da un lungo lavoro di incroci e selezione genetica a partire da un’antica varietà nera del territorio mantovano, la cultivar registrata come Perla nera si distingue per la buccia scurissima, quasi nera, e per la polpa rossa priva — o quasi — di semi. Tra i suoi pregi nutrizionali spicca un buon contenuto di licopene, l’antiossidante che dona il colore rosso a molti frutti e verdure e che è oggetto di numerosi studi scientifici sui suoi possibili effetti benefici.
L’anguria Densuke, il frutto pregiato dell’isola di Hokkaido
Dal Giappone arriva anche la Densuke, coltivata quasi esclusivamente sull’isola di Hokkaido. La buccia è di un verde così scuro da apparire nera, mentre la polpa interna è rossa, dolcissima e croccante. La produzione, molto limitata, ne fa un prodotto estremamente pregiato, venduto in confezioni speciali e capace di raggiungere, nelle aste giapponesi più esclusive, prezzi che hanno toccato migliaia di dollari per singolo esemplare.
L’anguria Gavina, la varietà sarda dai pochi semi
Coltivata in Sardegna, la Gavina è un’anguria di piccola taglia, con buccia verde chiara leggermente striata. Raggiunge al massimo 2,5 chilogrammi, più spesso restando sotto i 2 kg, e si distingue per la polpa dolce e per il pregio, non comune, di contenere pochi semi.
Le varietà americane e giapponesi più curiose: dalla Moon and Stars alla Carolina Cross
Fuori dai confini italiani il catalogo si allarga ancora. Negli Stati Uniti la Moon and Stars, un’anguria che si credeva perduta e fu recuperata solo negli anni Ottanta, mostra una buccia verde punteggiata da macchie gialle irregolari e una polpa rosata e aromatica. Dal Canada, ma di origine russa, arriva la Cream of Saskatchewan, riconoscibile per la polpa completamente bianca. Le angurie a polpa gialla, come la Yellow Crimson o la più chiara Desert King, non sono frutto di manipolazioni genetiche: discendono anzi da alcune delle varietà più antiche del continente africano, precedenti alle moderne cultivar rosse. Per chi cerca i record assoluti, infine, la Carolina Cross può superare i 100 chilogrammi di peso, con una forma allungata simile a un enorme cetriolo, ed è la protagonista delle gare di pesatura più spettacolari.
L’anguria Romagnola di Bagnacavallo, tornata a casa dal Canada
Chiude questo viaggio tra i cocomeri una storia quasi da romanzo: la Romagnola, o di Bagnacavallo, varietà a rischio scomparsa con buccia verde chiaro striata di scuro e polpa rossa, venne portata in Canada da un emigrante italiano nel secolo scorso. Solo pochi decenni fa i suoi semi hanno fatto ritorno nel paese d’origine, permettendo di recuperare una coltivazione che sembrava destinata a perdersi per sempre.
Direttore editoriale di nonewsmagazine.com | Il magazine dell’ozio e della serendipità.
Direttore responsabile di No News | La free press dell’ozio milanese.
Viaggiatore iperattivo, tenta sempre di confondersi con la popolazione indigena.
Amante della lettura, legge un po’ di tutto. Dai cupi autori russi, passando per i libertini francesi, attraverso i pessimisti tedeschi, per arrivare agli amori sofferti tra le campagne inglesi. Tra gli scrittori moderni tra i preferiti spiccano Roddy Doyle, Nick Hornby e Francesco Muzzopappa.
Melomane vecchio stampo, c’è chi lo chiama “il fondamentalista del Loggione”. Ama il dramma verdiano così come le atmosfere oniriche di Wagner. L’opera preferita, tuttavia, rimane la Tosca.
